Banca Stato, la banca di proprietà dei cittadini ticinesi, è nella bufera. Mondo politico e opinione pubblica sono sconcertati dal comportamento di Fulvio Pelli, presidente del Consiglio di amministrazione dell'istituto, sull'allontanamento del direttore Donato Barbuscia. Fulvio Pelli, presidente nazionale del partito liberale radicale e membro del consiglio nazionale, è accusato di aver mentito all'opinione pubblica, alla commissione di sorveglianza del mandato pubblico di Banca Stato e al governo cantonale. «Non ho mentito. Ho solo commesso errori di comunicazione» si giustifica l'interessato.

Riepiloghiamo i fatti. Tutto inizia con l'interrogazione del deputato Matteo Pronzini su un possibile allontanamento del direttore Barbuscia. Pelli dichiara ai media che l'allontanamento di Barbuscia è una «speculazione giornalistica priva di fondamento». Secondo Pelli, il direttore sta usufruendo di un congedo di formazione di tre mesi. Pochi giorni dopo, Pelli mantiene la stessa versione davanti alla commissione parlamentare di controllo su Banca Stato. A precisa domanda, nega che Barbuscia sia stato esonerato dal suo incarico. Passano ventiquattro ore, e si scopre che Barbuscia non sarà più direttore di Banca Stato. Anche il governo cantonale si lamenta di avere avuto informazioni incomplete. Stando alla ricostruzione dei fatti data in parlamento dalla Consigliera di Stato Laura Sadis, Pelli l'avrebbe avvisata della partenza di Barbuscia, chiedendole però di non informare i colleghi di governo.
Sadis, poco convinta vista la polemica mediatica, nei giorni successivi avrebbe tentato di richiamare Pelli per chiedergli di comunicare urgentemente al governo in modo formale i cambiamenti alla direzione di Banca Stato. L'introvabile Pelli invia alla consigliera di stato un sms che rimarrà nella memoria dei ticinesi: «ho la batteria scarica, ti chiamo domani». Lo farà solo due giorni dopo, a frittata mediatica ormai fatta.
Aldilà della pur importante questione se Pelli abbia mentito o meno resta centrale la gestione della banca cantonale. Molti si chiedono quale sia il vero motivo dell'allontanamento di Barbuscia, da oltre una decina d'anni direttore dell'istituto. Le spiegazioni di Pelli convincono poco, anche in ragione dello scivolone mediatico e politico. Una volta ammessa la rimozione di Barbuscia, Pelli l'ha motivata con la cattiva gestione dell'implementazione del nuovo sistema informatico della banca. Una spiegazione che convince poco, visto che l'informatica non era di responsabilità diretta di Barbuscia, ma del direttore della logistica. Altra ipotesi sul siluramento di Barbuscia è l'onerosa acquisizione da parte di Banca Stato di Unicredit Suisse e della filiale ticinese della Banca cantonale di Lucerna. Acquisizioni a detta di alcuni non azzeccate e costate care alla banca cantonale. Ma poichè Pelli e il Cda hanno sostenuto e condiviso questi acquisti, difficile credere siano questi i motivi dell'allontanamento del direttore Barbuscia. Più credibile sembra la versione degli scarsi risultati di Banca Stato nel corso degli ultimi anni, in special modo se confrontate ai risultati delle altre banche cantonali. Risultati poco brillanti che potrebbero aver indotto il Cda a cambiare i vertici della direzione bancaria.
La verità dell'allontanamento di Barbuscia, come insegna il caso Pelli, non dovrebbe tardare a emergere. Dalla vicenda però sono diventati evidenti gli scarsi poteri, per non dire nulli, della Commissione di controllo del mandato pubblico di Banca Stato. I commissari parlamentari sono impossibilitati nell'esercitare un controllo perché devono accontentarsi delle informazioni che Banca Stato decide di fornire loro. Lo si sapeva da anni, ma il parlamento non ha mai fatto nulla per impedirlo. L'acquisizione di Unicredit Suisse ad esempio, fu comunicata solo a cose fatte alla commissione. E quest'ultima non ha potuto far altro che prenderne atto. Oggi tutte le forze politiche sembrano concordi nel rivendicare maggiori poteri alla commissione. Vedremo se passata la bufera mediatica, dalle parole si passerà ai fatti.
Nel frattempo, deputati della destra economica (Sergio Morisoli, Udc/Lega)hanno rilanciato l'idea di trasformare BancaStato in una società anonima. Pronta la replica dell'Associazione a difesa del servizio pubblico. Una trasformazione in società anonima «creerebbe un ineluttabile conflitto tra la parte pubblica (per l'attuazione del mandato) e la parte privata (per il maggior profitto)», dice l'associazione, non escludendo il referendum per opporvisi.

Gli scivoloni nella gestione Barbuscia

La frode ai danni dell'ereditario Tobler nella quale dei vertici di Banca Stato giocarono un ruolo importante benché poi assolti; i 21 milioni di franchi di buco causati dall'ex vicedirettore di Banca Stato Tuto Rossi e l'ex vice-direttore della succursale di Locarno Urs Betschart, sono solo alcuni degli scandali che hanno segnato la dirigenza di Donato Barbuscia. Particolarmente clamoroso fu il ruolo di dirigenti di Banca Stato nella vicenda del funzionario della Suva corrotto da un novello immobiliarista che era riuscito ad acquistare diversi stabili dell'assicurazione a prezzi "scontati". Per l'acquisto di quei palazzi, l'immobiliarista riceveva dei crediti da Banca Stato. Direttamente coinvolto era il presidente del Cda antecedente a Pelli. Il funzionario Suva corrotto fu condannato a scontare la pena in galera, il corruttore se la cavò con la condizionale, mentre Banca Stato in tribunale non ci arrivò mai. In un'inchiesta interna, l'istituto si autoassolse.
Poco chiara anche la linea di credito di 40 milioni di franchi di cui beneficerebbero i fratelli leghisti Bignasca. Nella vicenda Pelli-Barbuscia, i parlamentari leghisti, conosciuti per la propensione ad alzare i toni della polemica, sono rimasti singolarmente silenziosi, tanto da rifiutare la discussione parlamentare astenendosi al momento del voto in Gran Consiglio. Vi sono poi ambigue operazioni finanziarie di Banca Stato, detentrice ad esempio del 12 per cento di azioni (600mila franchi) dell'emittente privata Teleticino. Lecito domandarsi se rientra nel mandato pubblico della banca cantonale finanziare una televisione privata, diretta concorrente della Rsi, quella sì pubblica. Un'emittente privata dove si mescolano interessi economici e politici di alcuni dei suoi proprietari.





Pubblicato il 

07.10.11

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