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Pedrina lascia la guida di Unia

di

Michael Stoetzel
A fine anno Vasco Pedrina lascerà la copresidenza del sindacato Unia, carica alla quale era stato eletto al momento della costituzione del più grosso sindacato svizzero, due anni fa. Pedrina, che lascerà pure la direzione di Unia, ha così sciolto con un certo anticipo la riserva circa il suo futuro: una sua decisione era infatti attesa per l'autunno (cfr. area n. 8-9 del 24 febbraio 2006). Al suo posto nella direzione di Unia entra Andreas Rieger, secondo quanto già stabilito dal contratto di fusione fra i sindacati Sei, Flmo e Fcta che nel 2004 diedero vita ad Unia. In questo modo ad un quadro di provenienza Sei ne succede un altro della stessa origine sindacale, salvaguardando gli equilibri interni. Rieger inoltre dovrebbe essere eletto alla copresidenza, andando così ad affiancare l'altro copresidente, Renzo Ambrosetti (ex Flmo). Questa almeno è la proposta della direzione di Unia, che mercoledì ha preso atto delle dimissioni di Pedrina. Spetta ora al Comitato centrale del sindacato, che si riunirà il 15 settembre, sottoporre formalmente questa proposta all'Assemblea dei delegati di Unia, che deciderà in via definitiva il 2 dicembre. In questa intervista Vasco Pedrina spiega le ragioni delle sue dimissioni e quelle che hanno spinto la direzione di Unia a proporre Rieger per la sua successione.

Vasco Pedrina, lei lascerà la carica di copresidente del sindacato Unia alla fine dell'anno. Perché?
Perché è il momento giusto, per me ma anche per Unia. Il processo di fusione nell'ultimo anno e mezzo è proseguito positivamente. Ora per l'organizzazione inizia una fase di ulteriore sviluppo: è un buon momento per operare un avvicendamento ai vertici.
Un avvicendamento per il quale però lei ha anche motivazioni personali.
Sì, avverto il bisogno, dopo quindici anni passati alla testa di un grosso sindacato, di tornare nelle retrovie. In questi anni ho preteso molto dalla mia famiglia. Certo, siamo riusciti a restare uniti, ma adesso desidero avere un rapporto più intenso con la mia famiglia e lei con me. Ma fra le mie motivazioni personali c'è anche il desiderio di tornare agli inizi del mio lavoro sindacale. Ho cominciato nel lavoro di formazione sindacale, un'attività che mi procurava molto piacere. E ad essa voglio ritornare. Tanto più che ora ho accumulato un grosso know how sia nelle questioni di politica sindacale che in quelle che concernono la conduzione di un'organizzazione. Un sapere che ora vorrei trasmettere.
Non vuole dunque smettere del tutto ma continuare il lavoro nella formazione dei quadri sindacali, dunque ancora in una posizione centrale dell'organizzazione?
Passo dalla prima linea alla seconda.
E pensa che tutto andrà per il verso giusto? Non teme di trasformarsi da presidente a presidente-ombra?
Non credo che questo cambiamento mi procurerà dei problemi. In primo luogo perché il mio ritiro è un passo che è stato ben ponderato. Secondariamente perché sono ben cosciente che dovrò impormi un certo ritegno. Ed è una cosa che so fare. Non permetterò che mi si usi come muro del pianto per tutti coloro che hanno un problema nell'organizzazione. Infine perché ho già fatto l'esperienza di un ritorno in seconda linea. Nel 1998 ho lasciato la presidenza dell'Unione sindacale svizzera (Uss). Per quel che concerne la mia presenza mediatica fu un grosso passo indietro. Ma fu anche una situazione con la quale ho potuto convivere molto bene. E con il mio successore alla testa dell'Uss, Paul Rechsteiner, la collaborazione è eccellente. Se poi, contro ogni aspettativa, le cose non dovessero funzionare saprò trarne le debite conseguenze e lascerò del tutto l'organizzazione.
Alla fine dello scorso anno è stato eletto alla vicepresidenza dell'Internazionale dei lavoratori del legno e dell'edilizia (Ibb). Lascerà anche questa carica?
No, al contrario, questo sarà accanto al lavoro di formazione sindacale la mia seconda priorità. In futuro mi occuperò maggiormente della costruzione sindacale nell'Europa centrale e orientale.
Unia è confrontato a grossi problemi. Citiamone solo uno: la minaccia del padronato di non più sottoscrivere contratti collettivi con Unia. L'organizzazione può permettersi un cambio ai vertici proprio adesso?
Un sindacato che si espone come fa Unia sarà sempre sotto pressione. È una situazione che dobbiamo accettare. È anche chiaro che nel padronato la tendenza è sempre verso lo smantellamento sociale e la deregolamentazione dei contratti collettivi di lavoro. Per questo dobbiamo aumentare ancora di più la nostra capacità di mobilitazione e, in campo politico, dobbiamo ancora migliorare la nostra capacità di agire come forza in grado di imporre il suo veto. Ma per fare tutto questo non è necessario che ci sia un Pedrina ai vertici di Unia.
La direzione propone Andreas Rieger quale suo successore. Perché proprio lui?
Nella prossima fase della vita di Unia le questioni sostanziali avranno un peso maggiore. Per affrontarle bisogna puntare maggiormente su persone che dispongono di capacità concettuali e strategiche. E Andreas Rieger queste qualità le possiede in ampia misura. Inoltre è largamente accettato nell'organizzazione grazie alla sua capacità d'integrazione e alla sua vasta esperienza sindacale. È lui ad esempio il padre della campagna per salari minimi non inferiori a 3 mila franchi. Andreas Rieger è anche stato, con me e Michael von Felten, nel comitato che da parte del Sindacato edilizia e industria (Sei) ha guidato il processo di fusione. Anche questo è stato un argomento a suo favore. L'intera direzione unanime lo propone alla copresidenza. Ciò mi rallegra molto. Avere a disposizione un buon successore è stato per me un argomento in più per ritirarmi. Lui e Renzo Ambrosetti ai vertici di Unia costituiscono un'eccellente soluzione.
La costruzione sindacale nel settore terziario è il progetto centrale del sindacato Unia. Non è che ora questo lavoro viene indebolito con l'elezione di Rieger alla copresidenza?
Al contrario. Rieger manterrà la responsabilità per il terziario e con la copresidenza sarà ancor più autorevole, sia all'interno dell'organizzazione che nei rapporti con i datori di lavoro.
Il subingresso di Andreas Rieger nella direzione di Unia era già stato fissato nel contratto di fusione del 2004. Unia non è ancora in grado di eleggere da sola i suoi candidati?
La successione era già stata regolata all'epoca perché io prima della fusione avevo annunciato che, se le circostanze lo avessero permesso, non avrei portato a termine il mio mandato quadriennale di membro della direzione. Per i primi anni di vita di Unia abbiamo concordato di mantenere un certo equilibrio fra quelle che erano le organizzazioni che si sono fuse nel nuovo sindacato. In definitiva nel processo di fusione non si tratta soltanto di mettere assieme degli apparati, ma soprattutto di far incontrare delle persone e delle culture. Questa integrazione di persone e di culture può durare diversi anni. Il prossimo congresso di Unia potrà poi di nuovo decidere liberamente sulla direzione.
Ma in quel momento già solo per ragioni anagrafiche l'organizzazione dovrà fare un passo in più. Diversi membri dell'attuale direzione infatti saranno sulla soglia della pensione.
È vero. Il cambio generazionale ai vertici di Unia avverrà ai prossimi due congressi, quello del 2008 e quello del 2012. Di questo cambio generazionale i vertici di Unia devono essere ben coscienti quando pensano all'ulteriore sviluppo dell'organizzazione. Ma anche su questo punto sono fiducioso: abbiamo infatti diversi quadri giovani ma molto promettenti.

Il "delfino" come successore

Andreas Rieger, colui che con ogni probabilità verrà eletto il 2 dicembre al posto di Vasco Pedrina alla guida del sindacato Unia, è dal 1994 uno dei più stretti collaboratori dello stesso Pedrina, dapprima nel sindacato Sei, poi in Unia. Nato nel 1952, domiciliato a Thalwil (canton Zurigo), sposato e padre di due figli, Rieger dopo gli studi di pedagogia sociale ha lavorato alcuni anni in ambito sociale, prima di diventare nel 1986 segretario sindacale della Vpod zurighese. Nel 1991 è passato all'allora Sindacato edilizia e legno (poi Sei) quale responsabile nazionale della formazione. Dalla metà degli anni '90, quale collaboratore della presidenza del Sei, è stato responsabile per la costruzione del nuovo sindacato dei servizi Unia e ha concepito e condotto diverse campagne. Entrato nel 2000 nella direzione del Sei, è stato fra gli artefici della fusione con Flmo e Fcta. Nel nuovo sindacato Unia Rieger è stato finora responsabile del settore dei servizi, funzione che manterrà anche in caso di elezione alla copresidenza. È membro del Partito socialista.

Presidente da 15 anni

«Vasco Pedrina ha segnato il movimento sindacale svizzero come pochi altri negli ultimi decenni. Ha dato un contributo decisivo alla ristrutturazione e alla modernizzazione dei sindacati, che ora lavorano in maniera interprofessionale, sono nuovamente capaci di mobilitarsi e di sostenere campagne referendarie e anche in tempi duri sono in grado di ottenere significativi successi». Così in un comunicato stampa il sindacato Unia riassume i principali meriti del suo copresidente dimissionario Vasco Pedrina. Nato 55 anni fa, economista, Pedrina ha lavorato dal 1980 nella formazione sindacale. Segretario centrale del Sindacato edilizia e legno (Sel) dal 1988 e suo presidente dal '91, ha poi presieduto dalla sua nascita (1993) fino alla sua fusione in Unia (2004) il Sindacato edilizia e industria (Sei), guidando lo storico sciopero per il prepensionamento nell'edilizia del 2002. Dal '94 al '98 ha pure copresieduto con Christiane Brunner l'Unione sindacale svizzera (Uss). Dall'inizio del 2005 copresiede con Renzo Ambrosetti il nuovo sindacato Unia.

Pubblicato

Venerdì 25 Agosto 2006

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