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Pedrazzini: «Episodi difficili da decifrare»

di

Generoso Chiaradonna
Si parla sempre sottovoce di presunti abusi da parte di agenti di polizia nei confronti di cittadini stranieri sospettati di aver commesso reati. Comportamenti che a volta sfociano in atteggiamenti da parte di alcuni agenti poco ortodosssi e poco rispettosi delle regole di uno stato di diritto. Abbiamo rivolto alcune domande all’ex consigliere di Stato Alex Pedrazzini, già membro della Commissione federale contro il razzismo. Carica che ricopre anche all’interno della neocostituita (circa due settimane fa) Commissione cantonale contro il razzismo. Commissione presieduta da Michela Ferrari Testa. Avvocato Alex Pedrazzini, siamo venuti a conoscenza di una testimonianza diretta, relativa a un grave episodio d’intolleranza razziale da parte della polizia nei confronti di un ragazzo mulatto fermato a Bellinzona durante i recenti festeggiamenti di carnevale. Il giovane dice che è stato oggetto oltre che di percosse, anche di pesanti insulti a sfondo razziale da parte di alcuni poliziotti. Lei crede possibile che queste cose succedano all’interno del corpo di polizia? Quanto lei afferma, se vero, è qualcosa di estremamente grave. Io parto sempre dal presupposto che il diretto interessato abbia sporto denuncia, prima cosa da farsi in questi casi. Il che sicuramente è meno plateale di una denuncia pubblica ma che ha certamente più effetto se suffragata da prove certe. Se ciò che il ragazzo afferma è vero e i poliziotti hanno agito senza motivo, sappia che esistono, oltre a sanzioni penali, anche quelle di tipo amministrativo. Chi ha questo genere di approccio non ha sicuramente il suo posto in seno alla polizia cantonale. Io metto tutti i se e i ma di questo mondo. Ovviamente bisognerà provare tutto ciò che il ragazzo afferma. Una certa prudenza s’impone nell’affermare che lui sia vittima sacrificale a causa del colore della pelle. Non è escluso, ma neanche scontato. Molto spesso ciò che per dei ragazzi stranieri è normale e puro divertimento, per altri è disturbo della quiete pubblica. Ma ciò non giustifica nulla. Però sono sempre di più gli episodi di questo tipo denunciati dai media. L’ultimo, in ordine di tempo, è avvenuto in un centro asilanti del luganese. Io faccio parte della neocostituita Commissione cantonale contro il razzismo e mi chiedo e mi piacerebbe chiedere alla presidente della stessa, Michela Ferrari Testa, che atteggiamento deve avere la commissione di fronte a episodi che vengono riportati dai media e che fanno stato di un atteggiamento di sfondo razzista da parte delle forze dell’ordine, come è stato il caso che mi state citando o di quel signore algerino apparso in televisione. E allora: non fa nulla? Si limita a intervenire solo se direttamente sollecitata? O si fa parte attiva chiedendo, ad esempio, al consiglio di Stato di farle pervenire gli atti o i rapporti di polizia relativi a questi episodi? Mi spiego. Siamo semplicemente una commissione di gente tranquilla, che vuol cambiare il mondo dall’Australia al Polo Nord, o siamo persone che immediatamente reagiscono di fronte a fatti eclatanti che danno una pericolosa chiave di lettura sul territorio?

Pubblicato

Venerdì 15 Febbraio 2002

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