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Parliamo di noi: a colloquio con Guglielmo Grossi, presidente del Forum degli stranieri

di

Silvano De Pietro
Nel novembre dell’anno scorso veniva costituito a Berna, con il consenso del Dipartimento federale di giustizia e polizia, il Forum degli stranieri: una specie di parlamentino delle comunità immigrate che, nella forma di associazione privata, può costituire la «campionatura per sondaggio», se così si può dire, a disposizione della Commissione federale degli stranieri, organo ufficiale di consultazione delle autorità federali per tutte le questioni relative alla politica svizzera degli stranieri. Il ruolo del Forum è quello di un’istanza rappresentativa dell’immigrazione, che dia voce ai bisogni, ai desiseri, alle opinioni degli stranieri e, nello stesso tempo, di essere un interlocutore con autorità e società civile per sviluppare quel dialogo necessario a raggiungere l’integrazione. Le organizzazioni che vi partecipano sono le principali attive in Svizzera, che nel Forum dispongono complessivamente di 330 delegati, di cui 50 spettano alle associazioni svizzere e 280 alle associazioni di stranieri. Un’istanza con queste dimensioni non era mai esistita in Svizzera e non esiste in nessun’altra parte d’Europa. Che cosa ha fatto finora questo Forum? Come ha cominciato a muoversi, quali ostacoli ha incontrato e come intende procedere? Per rispondere a queste domande e fare il punto della situazione, abbiamo parlato con il suo presidente, l’italiano Guglielmo Grossi. Secondo Grossi, se lo scopo centrale del Forum degli stranieri è la promozione dell’integrazione, questa va però intesa in senso generale, cioè riferita alle condizioni sociali, professionali, alla parità di opportunità e ai diritti. Innanzitutto si sono però dovuti affrontare problemi organizzativi che hanno occupato molto di questi primi mesi d’attività. «Quando abbiamo costituito il Forum, sapevamo che ci sarebbe stata una lunga fase per costruirlo e stabilizzarlo», dice Grossi, «durante la quale il lavoro sarebbe stato soprattutto organizzativo. Su questo piano, si può dire che siamo parecchio avanti: ormai tutte le comunità importanti fanno parte del Forum, dai 15 mila tamil ai 320 mila italiani». Il problema più impegnativo che rimane da affrontare sul piano orgnizzativo, è quello di coinvolgere le associazioni di stranieri provenienti dall’Africa, dall’America Latina e da parte dall’Asia. Cosa non facile, vista la grande frammentazione associativa anche tra gli emigrati di una stessa nazionalità e la difficoltà di farne derivare una rappresentanza unitaria. La questione dei «sans papiers» Ma naturalmente, man mano che le questioni si presentavano, il Forum s’è mosso anche sul terreno politico. Così, ha preso posizione sulle proposte del Consiglio federale in materia di revisione della legge sulla cittadinanza, sui progetti «salute e immigrazione» dell’Ufficio federale della sanità, sulle recenti direttive della Conferenza dei direttori didattici cantonali riguardo alla scuola secondaria 2 (quella creata per favorire l’inserimento nella scuola dell’obbligo), sul problema dei «sans papiers» (vedi anche pag. 2, ndr) e sta preparando una manifestazione per chiedere l’abolizione del visto per gli stranieri extracomunitari. Proprio sui «sans papiers», Grossi ci tiene a sottolineare la differenza di vedute con la decisione governativa di non concedere una sanatoria generale, ma procedere caso per caso. «Si dice che per fare una politica d’integrazione bisogna coinvolgerere tutti, anche i più deboli. Ma è chiaro che i più deboli dei più deboli sono i “sans papiers”, che, è provato, vivono qui da 5 a 10 anni. La posizione del Consiglio federale, così come è stata formulata, non è condivisibile. Dal momento che si sa che stanno vivendo e lavorando in questa società, che rimanendovi illegalmente creano un grande danno sociale (dumping sociale, aspetto schiavista, ecc.), chiunque si occupi di politica dovrebbe avere il minimo di moralità per sapere che una situazione così va sanata. La soluzione ideale è non solo di dichiarare che tutti sono legali, ma anche di incoraggiare gli illegali ad annunciarsi per regolarizzare la loro posizione. L’esperienza italiana insegna che il semplice annuncio di una sanatoria non basta». Il problema centrale del Forum rimane tuttavia la politica d’integrazione, così come era stata delineata a novembre dell’anno scorso dalla Consigliera federale Ruth Metzler e basata soprattutto sulla naturalizzazione. Secondo tale politica, non può esservi integrazione se non in funzione della naturalizzazione, vale a dire che quest’ultima è vista come il coronamento del processo d’integrazione. Ma il presidente del Forum non se ne mostra particolarmente entusiasta. «È importante che la signora Metzler abbia affermato questa volontà di fare una politica d’integrazione, però è anche chiaro che è una politica assai unidirezionale, che si muove tuttavia su una sola gamba. Non si può dire, a mio giudizio, facciamo svizzeri solo quelli che si sono più o meno integrati, o in qualche modo conoscono un po’ la lingua e i costumi locali, e non prevedere niente per incoraggiare gli altri ad avere quegli interessi che si vorrebbe che avessero per poter essere integrati o naturalizzati». Le vie dell’integrazione Secondo il suo presidente, il Forum è per il riconoscimento dei diritti politici, oltre che per la massima agevolazione possibile della cittadinanza, che indiscutibilmente è una via efficace ai fini dell’integrazione. «Ma non si può per questo abbandonare l’idea che vi siano forme di partecipazione anche per coloro che non hanno i requisiti per diventare svizzeri o semplicemente non lo vogliono», afferma Grossi. D’altra parte – aggiunge – il Forum ha anche lo scopo di creare motivazione all’integrazione; e il fatto di avere attorno a un tavolo tutti i principali dirigenti delle organizzazioni di queste comunità, e constatare che fra di loro parlano nonostante le pesanti inimicizie tra diverse etnie, è già un grande passo avanti in questa direzione. In ogni caso, per dare impulso all’attuazione della sua politica d’integrazione, Berna ha deciso di promuovere, finanziandoli, progetti di attività ed iniziative puntuali, provenienti anche da privati. Ne sono stati presentati 400, di cui 200 (il Forum stesso è uno di questi progetti) hanno potuto accedere ai contributi federali. È la prima volta che la Confederazione decide d’intervenire direttamente e di finanziare attività volte all’integrazione degli stranieri. Ma come viene vista dal Forum questa iniziativa? E come ha risposto alle immancabili difficoltà concrete d’attuazione di questa politica? Anche qui, l’opinione del presidente del Forum è critica: «I progetti sono tanti. Però, gettando uno sguardo sulla tabella di ripartizione dei contributi, viene fuori che sovente ad essere scartate sono le organizzazzioni di stranieri. Questa faccenda va esaminata da vicino, sia perché i criteri adottati escludono certi tipi di attività (come quelle, per esempio, rivolte solo all’interno della comunità), sia perché molti progetti sono stati scartati in quanto fatti male, dal momento che in molte organizzazioni di immigrati manca l’esperienza nel fare progettazione. Il Forum, che ha tra i suoi scopi anche quello di offrire formazione a queste organizzazioni, vuole attivarsi anche in questo senso». Infine, l’ultima questione. Lo statuto del Forum pone al centro della sua azione la collaborazione con le istituzioni svizzere, pur mantenendo il principio della propria autonomia. Ma al di là della collaborazione, c’è anche un lavoro di lobby da fare verso i partiti ed i politici svizzeri. Grossi riconosce la necessità di questo lavoro, ma ammette anche che finora non è stato neppure avviato. Motivo? La debolezza strutturale dovuta alla mancanza di un segrertario generale. Ma qui le cose si sono bloccate, per una divergenza con la Commissione federale degli stranieri su uno dei candidati a questa carica. «È stato un contraccolpo che non ci aspettavamo», dice Grossi, che chiaramente difende l’autonomia del Forum, anche se questo potrebbe essere privato dei contributi federali se la collaborazione con la Commissione federale venisse interrotta. È un’ultima, dolorosa divergenza, dopo le tante che faticosamente sono state superate l’anno scorso, che dovrebbe essere risolta proprio in questi giorni.

Pubblicato

Venerdì 19 Ottobre 2001

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