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Parliamo così noi ticinesi

di

Cristina Foglia
Noi ticinesi parliamo per direzioni. È tutto un “qua e là, lì e su e giù”, con qualche aggiunta di “fuori e dentro”. Sarà per questo che siamo facilitati nell’apprendimento dell’inglese. Anche per gli anglofoni, soprattutto gli americani, è tutto un pick up, pull off, put on… push in, take away. A noi viene naturale. Traduzione spontanea dal dialetto: “prender su il giacchettino, tirarsi fuori gli stivali, far là due uova. E già che sei dietro, metti dentro un po’ più di pinoli nella torta, che poi guarda fuori meglio”. Parliamo così noi, un po’ per davvero e un po’ per ridere. E ci capiamo benissimo, ci mancherebbe. Parliamo così a casa e si parla così anche alla Tsi, quando si fanno i programmi “per la gente”. Certo non nel telegiornale. Immaginate il presentatore che esordisce: “La scorsa settimana il Milan le ha prese su dal Thun”…. (Magari succederà davvero, che faccia “farebbe su” Berlusconi?) No, in quei programmi dove è importanti star vicino agli spettatori anche con il linguaggio. Maestra è senza dubbio la Carlina Norgauer, ma anche Eugenio Jelmini non scherza. «E quanto tempo sta lì?», chiedeva la simpatica presentatrice al cuoco che aveva preparato davanti alle telecamere un bel pesce in carpione. «Oh, in frigo parecchi giorni», aveva risposto il cuoco senza dubbio di fraintendimento. Se fosse stato italiano magari avrebbe risposto: finché qualcuno non se lo mangia. Mi è anche capitato di vedere qualche faccia divertita, o nei casi più criptici di traslazione dal dialetto, qualche sguardo interrogativo da parte di amici italiani, pardon “della vicina penisola”. Specialmente quella volta, quando un notorio noioso ci aveva arringato per mezz’ora. Appena voltato l’angolo il commento è stato: “quello lì è uno specialista a inviar via cotelette!” A proposito, mi è venuta fame. Dai, fai là un salto al tekaway e porta qua qualcosa da mangiare. Macché tekaway. Venite su voi da me in montagna a mangiare la polenta. Ho fatto fuori una casetta in montagna che me la invidiano tutti. Ci ho messo dentro anche un bel caminetto, così quando fa brutto stiamo lì al caldo a giocare alle carte. Le carte, che bello! Ma le dai fuori tu o le do fuori io? Le do fuori io già! Tu metti là l’acqua che ci beviamo un bel terino. Scalda giù. E i biscotti? Ci sono anche quelli. Li ha portati su la Pina. È venuta su ieri con qua una spesa… le ho detto: guarda che non stiamo mica qui un mese. Piantala lì, mi ha risposto. Ormai fa quello che vuole. Pazienza! Tira qua i biscotti va’. E il Mario quest’anno non è venuto su? No, ormai studia in dentro. Ci tenevo, gli ho detto: dai che mi dai una mano a fare là un po’ di legna… Fra un po’ fa il diploma. Gli ho mandato una letterina con dentro un paio di cento franchi che quando la legge mi picchia via una caragnata dall’emozione. È un bravo ragazzo. Tira dietro al suo papà!

Pubblicato

Venerdì 9 Settembre 2005

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