Le imminenti elezioni federali mettono le ali alla destra borghese e militarista: i suoi fedeli rappresentanti in Parlamento hanno messo a segno nelle scorse settimane un colpo da manuale. Nonostante la grave crisi economica che investe il paese e sempre in attesa di trovare una missione per un esercito allo sbando, i Consiglieri delle due Camere hanno deciso che in futuro esso dovrà costare ancora di più degli attuali 4,1 miliardi di franchi all'anno e che a breve dovrà dotarsi di ventidue nuovi aerei da combattimento.

Il tutto in contraddizione (almeno apparente) con la volontà dello stesso Consiglio federale. E con il preciso obiettivo di impedire al popolo di esprimersi sull'ingente investimento (almeno cinque miliardi) per i nuovi velivoli. Dell'aspetto, non certo trascurabile, del finanziamento si occuperà il Parlamento che uscirà dalle elezioni del 23 ottobre, ma è evidente che l'operazione a favore del Dipartimento della difesa comporterà tagli altrove.
Il governo, per voce del ministro competente (il democentrista Ueli Maurer) proponeva una cura dimagrante piuttosto drastica. Nel rapporto sull'esercito 2010, l'esecutivo chiedeva una riduzione degli effettivi dagli attuali 188mila a 80 mila e un aumento del bilancio annuale a 4,4 miliardi. Un anno fa lo stesso governo aveva inoltre annunciato un rinvio al 2018-2020 dell'acquisto di nuovi velivoli. Acquisto «necessario, ma non urgente», disse il ministro della difesa.
In realtà, Ueli Maurer, che il giorno del suo insediamento aveva detto di voler fare dell'esercito elvetico «il migliore del mondo», voleva più uomini e più soldi. Ora è stato accontentato e la sua sconfitta in governo si è trasformata in una vittoria in Parlamento, dove ha ottenuto, oltre ai nuovi avioggetti, un'armata di 100 mila uomini e un bilancio annuale di 5 miliardi di franchi. Dettaglio interessante: la decisione sarebbe stata influenzata da un rapporto fatto avere ai parlamentari dallo stesso Maurer e allestito per il dipartimento da un gruppo di lavoro di cui facevano parte associazioni di ufficiali e sottufficiali, rappresentanti dell'industria dell'armamento e organizzazioni ultraconservatrici come Pro Tell e Pro Militia.
La strategia di Maurer di affermare una cosa e di lavorare per il suo contrario (molto in voga ai tempi in cui in governo c'era Christoph Blocher) si è pero ora rivelata un successo. L'annuncio fatto dal governo l'anno scorso indusse per esempio il Gruppo per una Svizzera senza esercito (Gsse) a ritirare la sua iniziativa popolare (depositata nel 2009) che chiedeva una moratoria di dieci anni sull'acquisto di aerei da combattimento.
Una decisione forse prematura? «No», risponde Tobia Schnebli del Gsse: «L'iniziativa sarebbe andata in votazione di questi tempi, in assenza di un progetto d'acquisto concreto. Si sarebbe tenuto un dibattito su una questione inesistente e dunque difficile da sostenere. Saremmo andati incontro ad una sconfitta sicura». «In ogni caso ci aspettavamo un ritorno alla carica e siamo pronti a lanciarne un'altra all'inizio dell'anno prossimo. Dunque -conclude Schnebli- anche se faranno in modo (con tutti i rischi del caso) di non prevedere il diritto di referendum, sarà il popolo in ogni caso a dire l'ultima parola».

Pubblicato il 

23.09.11

Edizione cartacea

 
Nessun articolo correlato