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Eurovisioni

Parità salariale solo nel 2104

di

Andreas Rieger

È un eterno scandalo: l’uguaglianza salariale avanza a passo di lumaca. Se si va avanti così, in Svizzera serviranno ancora più di 80 anni per raggiungerla. L’imponente sciopero femminista dello scorso anno era una risposta a questa politica dilatoria.


Non va meglio a livello di Unione europea (Ue), dove mediamente la retribuzione delle donne è del 15 per cento inferiore rispetto a quella degli uomini. In paesi come Germania e Austria si aggira attorno al 20 per cento. Da tempo l’Ue vorrebbe cambiare le cose, ma una raccomandazione all’uguaglianza salariale formulata sei anni fa è stata finora fatta propria da meno della metà dei paesi membri. Proprio per questo la presidente della Commissione Ursula von der Leyen aveva promesso nel suo programma di governo una direttiva europea vincolante e la relativa proposta di legge già entro quest’anno. Ma nel frattempo la questione ha perso posizioni nella lista delle priorità: evidentemente le organizzazioni padronali fanno di tutto per bloccare. «La grande impresa ritiene che si stiano già facendo buoni progressi e che le discriminazioni salariali si debbano ridurre con delle misure volontarie», afferma Esther Lynch, segretaria generale aggiunta della Confederazione europea dei sindacati (Ces).


I sindacati europei suonano dunque l’allarme. Hanno calcolato quello che succederebbe se in materia di parità salariale si avanzasse tanto lentamente come negli ultimi 8 anni: mediamente a livello di Ue i neonati di oggi potrebbero vederla realizzata, ma solo nel 2104. In Germania si dovrebbe attendere cent’anni, fino al 2121, mentre in nove paesi, soprattutto dell’Est Europa (dove negli ultimi anni c’è stato addirittura un arretramento) nemmeno i neonati avrebbero una chance. Ci sono però realtà dove le cose vanno diversamente: in Lussemburgo e Belgio la parità sarà raggiunta nel 2027 e 2028 se tutto prosegue come finora. Non sorprende che nei sindacati la pazienza sia esaurita: chiedono «uguaglianza salariale subito». Oppure, come afferma Esther Lynch: «Con la crisi del Covid è emerso chiaramente come i nostri salari vengano sottovalutati. Von der Leyen ha suscitato speranze e ora deve mantenere la sua promessa».

Pubblicato

Giovedì 22 Ottobre 2020

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