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Parità in vetta: intervista a Fabienne Blanc-Kühn

di

Françoise Gehring Amato
Una "Hit Parade" delle imprese aperte al discorso della parità tra i sessi. Un anno per premiare, ogni mese, le aziende sensibili alle pari opportunità. Aziende fatevi avanti, i posti disponibili per far parte delle " Top 12" sono limitati! Questo l’ambizioso progetto delle donne della Flmo e del Sei che hanno unito le loro forze per avviare un’ azione in favore della parità. Voluto per sottolineare i dieci anni dello sciopero delle donne, il progetto inizierà il prossimo autunno e si svilupperà sull’arco di un anno circa. Sostenuto dall’Ufficio federale per la parità tra donne e uomini, il programma d’azione si sviluppa lungo tre assi principali: presa di coscienza, identificazione delle fonti e dei meccanismi di disuguaglianza, misure possibili per porvi rimedio. Le azioni saranno adattate al tipo di azienda e prese di comune accordo con i partecipanti. Fondamentalmente si tratta di informare creando dibattiti, gruppi di lavoro all’interno delle imprese. Per le sindacaliste il lavoro sul terreno è importantissimo. "Prima di illuminare tutto il Paese — ha detto Franziska Teuscher del Sei in occasione della presentazione del progetto — la luce deve brillare in seno alle imprese". Perché "se si vuole che un programma di promozione della parità porti i suoi frutti, gli attori dell’azienda interessata devono dapprima conoscere le cause delle discriminazioni". Ricco di promesse, dunque, il progetto delle sindacaliste che intendono coinvolgere almeno sei aziende e al meglio dodici. È quanto ci ha spiegato Fabienne Blanc-Kühn membro del comitato direttivo della Flmo e tra le responsabili del programma di azione. Fabienne, con questa azione andate quindi nel cuore dell’economia. Le donne sono più consapevoli e i tempi sembrano più favorevoli. In dieci anni di lotte sul posto di lavoro le donne si sono appropriate del discorso sulla parità. Sono molto più consapevoli e dimostrano un’accresciuta presa di coscienza su tutto quanto ruota attorno a situazioni discriminatorie. Si tratta di una premessa molto importante, sulla base della quale ora possiamo costruire qualcosa di nuovo. Il problema che attualmente preoccupa sindacati e lavoratrici è quello di individuare gli strumenti di azione più adeguati per rispondere concretamente alle forme di discriminazioni sul posto di lavoro. Ci sono, naturalmente, diverse opzioni. Il sindacato dei servizi pubblici opta, per esempio, a favore della denuncia, utilizza molto spesso l’arma dell’azione giuridica perché le lavoratrici dei settori in cui è attivo il sindacato sono spesso confrontate con discriminazioni collettive indirette. Per i sindacati attivi nel privato il discorso è diverso. Noi della Flmo, per esempio, adottiamo un’altra strategia: in presenza di situazioni discriminatorie mettiamo i padroni di fronte alle loro responsabilità in nome della legge e delle convenzioni collettive. Il nostro intervento è volto poi a risolvere puntualmente le situazioni discriminatorie. Per sottolineare i dieci anni dello sciopero delle donne i due grandi sindacati svizzeri hanno lanciato il progetto "ogni mese un’azienda in primo piano per la parità". Come mai questa scelta? Riteniamo che sia il momento buono per avviare progetti concreti e spingere le direzioni delle aziende a correggere, nel senso della parità, le condizioni di lavoro delle donne all’interno delle rispettive imprese. In questo percorso ci torna molto utile la presa di posizione di Peter Hasler, presidente dell’Unione padronale svizzera. In un documento parla dell’importanza di non perdere la competenza delle donne, come spesso accade quando non riescono a conciliare vita familiare e vita professionale. E per venire incontro alle lavoratrici suggerisce una serie di misure quali il congredo maternità e parentale, la creazione di strutture di accoglienza per i bambini, l’incoraggiamento dello sviluppo professionale delle donna. E ti posso garantire che questo rapporto è stato letto con molta attenzione dalle donne della Flmo e del Sei. L’altro giorno, per esempio, io e Renzo Ambrosetti abbiamo avuto un incontro con i segretari del padronato attivi nel settore delle macchine. Ho detto loro di conoscere molto bene il rapporto del presidente Peter Hasler e di esserne soddisfatta. Ma dalle loro facce mi sono resa conto che loro erano piuttosto imbarazzati. Mi sono rivolta ancora a loro per sapere come intendono introdurre queste misure. E ancora una volta la riposta ha avuto il colore dell’imbarazzo. Per me è stato un segnale chiaro. Ho dunque deciso di presentare il nostro progetto di azione in un incontro che si terrà nel mese di settembre; il mio obiettivo è di individuare tre, quattro aziende pronte a partecipare attivamente alla nostra azione in favore della parità. Insomma bisogna costringere i padroni ad assumersi le loro responsabilità, metterli alle strette con dei progetti concreti e assolutamente realizzabili. Ma non sarà facile trovare delle aziende pronte a mettersi in gioco per entrare nelle "Top 12" della parità? No, ma non intendo evitare le difficoltà. Mi piacerebbe che il progetto potesse svilupparsi nel massimo numero di regioni possibili, tenendo conto delle diverse difficoltà economiche e della situazione aziendale. Mi piacerebbe, per esempio, avviare un progetto in Ticino e lavorare anche con imprese che non sono floride. Per le aziende ricche è infatti più facile, ma non automatico, avviare un progetto come il nostro. Il vostro progetto, che entra nel vivo dell’economia visto che mette in gioco direttamente le aziende, evidenzia, se mai ci ne fosse ancora bisogno, che la presa di coscienza delle disuguaglianze non è un tema privilegiato delle femministe, bensì un problema di società. Certo che è un problema di società. Chi detiene il potere ha tutto l’interesse nell’affermare che i diritti delle donne sono "roba da femministe". Ma non è così. Ho appena incontrato delle operaie che mi hanno illustrato le discriminazioni salariali all’interno dell’azienda in cui lavorano. Queste donne sono delle lavoratrici che lottano per i loro diritti. E per esserne consapevoli non occorre essere femministe. Le donne si sono proiettate nell’ottica dell’uguaglianza. E combattono con più sicurezza. E in questo percorso noi sindacaliste siamo al loro fianco.

Pubblicato

Venerdì 22 Giugno 2001

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