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Pantani esclusa dai lavori pubblici

Confermata l'esclusione dal Tram per subappalto illegale

di

Francesco Bonsaver

Esclusione dai lavori pubblici per tre mesi della ditta Costruzione pavimenti e asfalti (Cpa) di Lugano. Lo ha deciso il Tribunale amministrativo, bocciando il ricorso presentato dall’impresa Cpa. La sentenza vale almeno due notizie rilevanti. La prima: amministratrice unica della Cpa è la consigliera nazionale Roberta Pantani, nonché municipale a Chiasso. La seconda, è la prima volta che a un’impresa viene inflitta l’esclusione dagli appalti pubblici.

Con sentenza del 12 maggio, il Tribunale amministrativo cantonale ha dunque bocciato il ricorso
della Cpa contro la sanzione inflittale dal Consiglio di Stato un anno fa. Al momento di andare in stampa, cioè 5 giorni dopo la scadenza dei termini, non c’è traccia di un secondo ricorso al Tribunale federale sulla decisione del Tram. Interpellata da area, Roberta Pantani non ha voluto commentare la notizia. Sempre con discrezione, ha dato le dimmissioni da amministratice dalla Cpa in marzo. Questo vuol dire poco su chi sia il proprietario della ditta. Come sappiamo, le azioni al portatore impediscono di conoscere se la signora Pantani sia o no la proprietaria maggioritaria della Cpa.


Resta il fatto che, passata in giudicato, diventa effettiva l’esclusione dai lavori pubblici per tre mesi dell’impresa della consigliera nazionale per gravi violazioni della legge sulle commesse pubbliche. Una primizia, la decisione presa all’unanimità lo scorso anno dal governo cantonale.


A memoria di amministrazione, nessuno ricorda tale sanzione inflitta a una ditta cantonale. La norma infatti recita: «In caso di gravi violazioni della presente legge, il Consiglio di Stato infligge una congrua pena pecuniaria e/o può escludere il contravventore da ogni aggiudicazione per un periodo massimo di 5 anni». Può escludere, non deve. A discrezione dunque. Infatti, l’esclusione non fu mai inflitta neanche in presenza di fatti gravi, penalmente rilevanti. Fu il caso della più grande impresa del cantone, la Garzoni Sa, quando il suo titolare fu condannato in sede penale per aver manipolato a buste chiuse un’offerta per un appalto pubblico della città di Lugano.


Il Consiglio di Stato dunque ha voluto mandare un segnale forte lo scorso anno, applicando la sanzione nei confronti dell’impresa della consigliera nazionale Pantani.
La grave violazione consisteva nel subappalto non autorizzato dal committente in un lavoro pubblico, con l’aggravante di materiale di provenienza estera, invece del granito locale. Il fattaccio era avvenuto a Carasso, il committente era l’azienda municipalizzata di Bellinzona (Amb) per dei lavori all’acquedotto comunale in cui era previsto anche il rifacimento del selciato delle vie adiacenti. L’appalto valeva circa 350.000 franchi.
La consigliera nazionale leghista era stata colta con le classiche mani nella marmellata dagli ispettori dell’Associazione interprofessionale di controllo (Aic). Questi ultimi avevano verificato che l’opera era stata eseguita da una ditta italiana che aveva ricevuto il mandato da un’impresa di  Balerna a cui la Cpa aveva a sua volta affidato il lavoro vinto nel concorso d’appalto.


Non solo. È risultato che i cubetti  posati erano di misura e colore diversi da quelli del resto della stradina. Il granito impiegato arrivava infatti dal Portogallo via Italia. Piuttosto imbarazzante per una politica di primo piano della Lega dei ticinesi, un partito che ha costruito parte della successo elettorale scagliandosi contro gli “invasori italiani” nel nome della difesa dell’economia locale.
La signora Pantani ha reagito annunciando ricorsi e querele. Secondo la sua tesi difensiva, la Cpa avrebbe chiesto alla ditta balernitana solo un prestito di manodopera, non un subappalto dei lavori. Peccato che per il prestito di personale sia necessaria un’autorizzazione federale, di cui l’impresa di Balerna non disponeva.
Del subappalto «Non ne sapevamo nulla» aveva scritto la parlamentare sulla sua pagina Facebook. Una difesa azzardata. La Cpa aveva infatti siglato un contratto di subappalto con l’azienda balernitana per quei lavori.


Impassibile, la consigliera nazionale leghista non si è scomposta e ha cambiato tesi difensiva, invocando la nullità del contratto, perché firmato del direttore della sua ditta, sprovvisto del diritto di firma individuale. Ma la tesi non ha trovato maggior fortuna al Tram, dove è stata confermata l’esclusione della Cpa dai lavori pubblici.

Pubblicato

Giovedì 3 Luglio 2014

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