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«Paghiamo troppo per il Ticino»

di

Veronica Galster
Tra i collaboratori della Rsi c'è una certa preoccupazione per la politica del personale messa in atto dall'azienda negli ultimi tempi. Tra le misure per contenere i costi, la Ssr ha recentemente annunciato il congelamento dei salari per il 2010, misura che in Ticino potrebbe aggiungersi alla modifica  della curva salariale, una manovra che comporterebbe delle riduzioni fino al 10 per cento per i salari di riferimento più bassi.

«È un po' assurdo che un'azienda come la nostra si metta a diminuire i salari più bassi per aumentare quelli già alti», commenta con una certa amarezza un giornalista della radio. Nel 2005, la Rsi ha fatto fare uno studio comparativo sui suoi salari per 53 funzioni e ha scoperto di essere "troppo sociale" rispetto alla media regionale : salari troppo alti per le funzioni basse e troppo bassi per le funzioni alte. Da qui l'idea di "riequilibrare" la stratificazione sociale modificando l'inclinazione della curva salariale, aumentando così il divario tra i vertici e la base (i quadri dell'azienda sarebbero esclusi da questa misura che riguarderebbe solo coloro che sottostanno al Contratto collettivo di lavoro).
Gli stipendi percepiti attualmente dal personale non sarebbero toccati, ma ne verrebbe limitato il potenziale di aumento (per le funzioni più basse potrebbe significare una riduzione dello stipendio di riferimento di quasi 8'000 franchi all'anno). Per quelle funzioni che si trovano sopra i fatidici 253 punti decisi come "perno" (con una scala che va da 85 a 260 punti, non dovrebbero essere molti i fortunati sopra i 253), le prospettive salariali aumenterebbero invece fino a quasi 500 franchi all'anno. «Quando abbiamo saputo di questa idea della curva salariale siamo rimasti veramente delusi. A me personalmente non cambierebbe nulla perchè ho già raggiunto il salario di funzione, ma provo comunque una grande rabbia per questo modo d'agire», conclude il giornalista.
Il Sindacato svizzero dei media (Ssm) si oppone a questa decisione giudicandola altamente penalizzante e arbitraria, in quanto violerebbe il contratto collettivo di lavoro (Ccl). Nel 2000 infatti, le curve salariali regionali delle unità aziendali sono diventate parte integrante del Ccl, e non possono essere modificate unilateralmente dal datore di lavoro. Inoltre,  il potenziale di sviluppo dello stipendio fa parte del contratto individuale e una modifica come quella prevista ne implicherebbe una disdetta parziale. La diminuzione del salario di riferimento comporterebbe una diminuzione della rendita della cassa pensione e delle indennità di funzione. Inoltre, i collaboratori che hanno già raggiunto il 100 per cento del salario di riferimento diventerebbero dei "dépasseur" (salario superiore al 100 per cento) e riceverebbero quindi solo il 50 per cento della compensazione del rincaro. Senza contare le differenze salariali che si creerebbero a parità di funzione.

Se non convergi sei out

La convergenza dei media è uno dei progetti Ssr che sta facendo discutere a livello svizzero. In Ticino il processo è già iniziato da qualche mese con "visione '09" e lo spostamento, per ora solo parziale, del settore informazione della radio agli studi tv di Comano (oltre alla perdita della "T" nell'acronimo, che si è ridotto a Rsi unendo le parole "radio" e "televisione" in "radiotelevisione"). Le opinioni su questa convergenza multimediale sono contrastanti : c'è chi farebbe carte false per tornare indietro e chi invece ne ammete i vantaggi.
I membri del Gruppo informazione Rsi (Gir) si oppongono fermamente alla convergenza ritenendo che penalizzi il lavoro dei giornalisti, i quali sono chiamati a fare "un po' di tutto" occupandosi di radio, tv e online. Il loro timore è che i nuovi compiti dei redattori portino ad un'omogeneizzazione e un declino della qualità  dei prodotti informativi. Il Gir contesta anche la mancanza di trasparenza da parte della direzione che non ha coinvolto il personale in questo importante cambiamento editoriale, limitandosi ad informare a "cose fatte" e violando così un importante diritto degli interessati.
Di altro parere chi, con le Cronache della Svizzera italiana (Csi), è già a Comano da qualche mese (e vuol mantenere l'anonimato): «È stato difficile andare via da Besso, lì ci sentivamo a casa, era un'altra realtà. Personalmente credo però che abbiamo anche guadagnato qualcosa con questo spostamento», spiega. «All'inizio abbiamo fatto fatica, il fatto di essere staccati dal resto dell'informazione della radio non era evidente, ma i vertici ci hanno fatto capire che la priorità era diventata la collaborazione con il Quotidiano e ci siamo adattati. Devo dire che adesso la cosa funziona, a mio parere abbiamo un prodotto più completo grazie a questo scambio di opinioni con il Quotidiano». Ma una certa malinconia resta : «Un po' pesa andare a lavorare a Comano : prima potevamo muoverci molto con i mezzi pubblici, eravamo in città, avevamo il nostro giardinetto per le pause. Adesso invece bisogna per forza prendere l'auto e una volta che entri negli studi sei lì e ci resti fino a fine turno, un po' come le galline in batteria», continua sorridendo. E conclude «Anche a livello di spazi è cambiato, prima avevamo il nostro ufficio, adesso invece siamo in open space, e a volte è più difficile se si devono fare delle telefonate delicate o cose così. In compenso abbiamo gli studi di registrazione e di emissione tutti per noi: niente più sgomitate per prenotarsi uno studio di registrazione prima delle 17.30».

Gli obblighi del parastato
Il commento

La Rsi giustifica la necessità di modificare la curva salariale sulla base di un'inchiesta comparativa da lei voluta nel 2005. Da quest'inchiesta, infatti, le funzioni non qualificate sono risultate troppo retribuite rispetto alla media cantonale, ma è risaputo che in Ticino gli stipendi sono più bassi che nel resto della Svizzera e la scala salariale sulla quale si basa la Rsi è stata invece concepita in un'ottica nazionale. È quindi inevitabile che i salari previsti a livello svizzero siano superiori a quelli della media ticinese (cosa che la Rsi sapeva bene quando ha deciso di far fare l'inchiesta).
Inoltre, la Ssr è un'azienda parastatale, che sopravvive in gran parte grazie al canone che i cittadini sono chiamati a pagare.  Questo implica una serie di doveri e responsabilità da parte sua: un'azienda parastatale, che rappresenta uno dei maggiori datori di lavoro, non può fare dei calcoli puramente in termini di redditività economica, ha anche degli obblighi sociali (come l'attenzione alla qualità del lavoro e al livello dei salari) di cui deve tener conto. Obblighi ai quali la Rsi sta pian piano venendo meno, con una politica del personale che va sempre più verso un deterioramento delle condizioni di lavoro in nome del risparmio.


Pubblicato

Venerdì 3 Luglio 2009

Edizione cartacea

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