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Pagate 9 franchi all’ora. In Ticino

di

Can Tutumlu
La Diantus Watch del gruppo Swatch, con sede a Mendrisio, conta 600 dipendenti, perlopiù giovani frontaliere. È una delle imprese ticinesi dell’industria orologiera che non aderisce al contratto collettivo di lavoro (Ccl). Risultato: la paga oraria per le lavoratrici non qualificate oscilla fra i 9 e gli 11 franchi. Alle 14 le giovani lavoratrici della Diantus del turno mattutino staccano. Fra le auto saettanti nella zona industriale di Mendrisio un sindacalista della Flmo, venuto a conoscenza di dubbi casi di licenziamento alla Diantus, sta sul ciglio della strada: sul marciapiede non può, è proprietà della ditta. Sono una cinquantina le ragazze che escono al sole, il sindacalista le avvicina offrendo loro un opuscolo informativo sull’attività sindacale. Molte tirano dritto senza alzar testa, altre rifiutano gentili ma decise e solo una decina se ne impossessa. Il clima sembra teso. Fuori dallo stabilimento di Mendrisio la direzione della Diantus ci invita a chiedere il permesso se vogliamo fotografare l’edificio. Cercando di evitare gli sguardi dei piani alti avviciniamo alcune altre giovani lavoratrici. «Guarda andiamo avanti, non voglio fermarmi qui a parlare» - ci dice un’operaia. Pare che la Diantus abbia effettuato svariati licenziamenti e il clima non sembra dei più favorevoli. Alcune lavoratrici si dichiarano inquiete e temono il licenziamento, altre la prendono con più filosofia. Girano voci di licenziamenti in massa, «oltre cinquanta», ci dice una seconda operaia. Ma la direzione della Diantus, interpellata da area, smentisce: «solo un paio». L’Ufficio cantonale del lavoro non rilascia informazioni. «Lavoro qui da un anno e mezzo, prima mi pagavano 9 franchi all’ora; ora che sono maggiorenne ne ricevo 11. Ho cominciato a lavorare alla Diantus perché mi ha introdotto un’amica che già ci lavorava. Veniamo qui tutti i giorni da Porto Ceresio. Se mi licenziano? Certo sarebbe un brutto colpo per me, ma non voglio farne un dramma», sorride e confessa una terza operaia, oggi diciannovenne. Alla Diantus confermano di buon grado i positivi risultati economici degli ultimi anni. Anche se non si sa se e quanti licenziamenti la ditta di Mendrisio intenda operare, un dato è certo: il Ticino è il «far-west dell’orologeria» (per usare le parole di Rolando Lepori, segretario della Flmo Ticino, cfr. intervista sotto). Infatti le griffes di grido svizzere, prima fra tutte la Swatch cui la Diantus appartiene al 100 per cento, inviano le componenti dei loro orologi in Ticino dove la maggior parte delle industrie dell’orologeria non aderiscono al Ccl (a differenza degli altri cantoni). Qui vengono montati per diventare prodotti finiti o semi-lavorati e ripartono per conquistare i polsi del mondo intero. Una strategia, quella dello sfruttamento della manodopera frontaliera in Ticino, che al gruppo di Nicolas Hayek rende: nel 2002 la Swatch ha conseguito un utile netto di oltre 4 miliardi di franchi. È comunque avvilente vedere negli occhi di persone così giovani il timore di parlare del proprio lavoro, di essere licenziati e la paura di conoscere i propri diritti. La storia si ripete: da un lato il lavoratore ignaro, anche per suo demerito, dei propri diritti, dall’altro l’impresa, quella in cui le persone non ci sono più, che cerca spasmodicamente di remunerare il capitale per soddisfare i propri azionisti o la sede centrale. L’industria orologiera svizzera, che negli ultimi 10 anni ha accresciuto notevolmente la cifra d’affari, ha una zona franca in Ticino dove può far assemblare i propri orologi ad un costo del lavoro nettamente inferiore che negli altri cantoni. Diantus è solo un esempio fra molti. Nel soleggiato Ticino infatti i salari minimi ammessi dall’Ufficio cantonale del lavoro sono di 9 franchi all’ora per i minori di 18 anni e salgono a 11 franchi orari per i maggiorenni. In Svizzera il contratto collettivo di lavoro (Ccl) dell’industria orologiera si applica al 70 per cento delle imprese e all’83 per cento dei lavoratori. In Ticino solo 2 imprese su una quindicina ha aderito al Ccl: la Multitime Quartz di Losone e la Tanzarella di Riazzino. Sui problemi specifici che la presenza in Ticino di ditte come la Diantus pone ci siamo intrattenuti con il segretario cantonale del Flmo Rolando Lepori. Il sindacato è a conoscenza delle problematiche del settore ticinese dell’orologeria. Nel caso specifico della Diantus Watch di Mendrisio cosa è stato fatto? In passato abbiamo cercato di avvicinare a più riprese la direzione della Diantus, ma non abbiamo mai avuto un’accoglienza particolarmente aperta. Di fatto il sindacato non sa assolutamente nulla di quanto accade alla Diantus. Come è possibile che in Ticino si possa essere giunti a questa situazione? Il problema si pone nei seguenti termini: ditte rinomate del resto della Svizzera, in primo luogo il gruppo Swatch, danno lavoro ad aziende che hanno sede in Ticino, dove il costo della manodopera è più basso e i lavoratori non sono sottoposti al contratto collettivo di lavoro. Il meccanismo, il cuore dell’orologio, è completamente prodotto dall’Eta (impresa cappello e monopolista dell’orologeria svizzera che rifornisce di componenti le grandi marche) e in Ticino l’industria di orologi non è altro che un’industria di montaggio. Per le questioni salariali abbiamo interpellato l’associazione padronale, ci ha risposto che non sta a lei interferire nelle regole di mercato. Ci siamo allora rivolti all’Ufficio cantonale del lavoro per chiedere di valutare la situazione della manodopera estera in questo settore ma, di fatto, ci è stato detto che non possono fare nulla. Ci sono altri cantoni che presentano le medesime problematiche? Il Ticino è una realtà a se stante: mentre qui il salario minimo per i minorenni è di 1550 franchi mensili nel canton Giura ammonta a 2400 franchi. Questo comporta che in Ticino non è possibile collocare manodopera indigena in questa industria, nemmeno gli uffici regionali di collocamento osano piazzare ticinesi disoccupati o in cerca di lavoro in ditte che pagano 11 franchi all’ora. È una realtà che non riusciamo a scardinare, il Ticino è il far-west dell’orologeria. Come si prospetta il futuro per i lavoratori non qualificati del settore orologiero in Ticino? Immagino che con gli accordi bilaterali la situazione non potrà che peggiorare. Nulla potrà vietare alle imprese di giocare al ribasso sui salari ma paradossalmente questo potrebbe rappresentare anche l’unico grimaldello che il sindacato avrà a disposizione: in caso di ripetuti abusi potremo far intervenire la commissione tripartita e chiedere l’introduzione di salari minimi.

Pubblicato

Venerdì 14 Novembre 2003

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