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Pacifisti ad oltranza, senza se e senza ma

di

Loris Campetti
Ma i Social forum sono un movimento, una costellazione di movimenti oppure, più modestamente, uno stato d’animo “globale”, una sensibilità delle nuove generazioni che in tutto il mondo si fermano all’individuazione delle contraddizioni più odiose limitandosi a distinguere quel che è bene da quel che è male? Non sembri oziosa questa domanda, è la stessa che quotidianamente viene rivolta in un’altra, più ambigua formulazione dalle “cancellerie” della sinistra tradizionale a chi si batte contro la globalizzazione neo-liberista e le macroscopiche ingiustizie che dividono il mondo: ma fa politica “il movimento dei movimenti”? Si occupa dei risultati delle sue azioni? È capace di mediazioni? La risposta implicita è, neanche a dirlo, quasi sempre negativa. Facciamo un esempio. Chi si dichiara contro la guerra – “a prescindere”, diceva Totò – “senza se e senza ma” non fa i conti con la realtà oltre che con la politica. Perché la guerra potrebbe essere “giusta” oppure “necessaria”, magari “inevitabile”, oppure “umanitaria” se si vuole liberare un popolo dal suo tiranno o un’etnia amica dall’oppressione di un’etnia nemica. La guerra potrebbe essere addirittura “preventiva” se il nemico da battere è il terrorismo internazionale che tiene in scacco le nostre democrazie e il mondo intero. Va da sé che i sinceri democratici “realisti” la guerra preferiscono farla sotto la bandiera delle Nazioni Unite che non prestare i loro uomini come carne da macello sotto il comando dei generali dell’Impero Usa. Contro tutte le guerre Chi è contro la guerra senza se e senza ma; chi si chiede con troppa insistenza quali siano le cause, cioè le ingiustizie e le disuguaglianze, che destabilizzano il mondo rubando ai (paesi) poveri per dare ai (paesi) ricchi; chi rifiuta i soldi dei governi guerrafondai per offrire il proprio aiuto alle vittime delle guerre; chi denuncia l’embargo che uccide uomini, donne e bambini in Iraq; ebbene, chi ragiona e agisce in questo modo come minimo non fa politica, più probabilmente offre un sostegno “oggettivo” alla causa terrorista. Sarebbero questi pacifisti imbelli a ingrossare le fila del terrorismo, non la politica dei Bush e degli Sharon. In Italia, per denunciare questo atteggiamento “imbelle” che rifiuta la guerra anche se combattuta dietro le bandiere dell’Onu, il segretario dei Ds Piero Fassino ha trovato la formula giusta: “pacifisti alla Gino Strada”, dice un po’ con rabbia e un po’ con compassione. Gino Strada è il chirurgo che ha fondato Emergency e che da anni è schierato con le vittime della guerra, nel senso che da anni passa il tempo a ricucire i bambini fatti a pezzi dalle mine o gli sposi e gli invitati alle nozze bombardati per un “effetto collaterale”. Lo fa negli ospedali costruiti al fronte, nei tanti fronti di guerra, con i soldi raccolti tra gli imbelli che la pensano come lui e rifiuta i soldi di un governo che costruisce e, se serve, getta le bombe sopra popolazioni inermi a cui è toccata la sventura di nascere in un paese che i padroni del mondo e i loro cavalier serventi giudicano stati “canaglia”. Se non vogliamo parlare di guerra e pace possiamo parlare di lavoro e non lavoro, del fatto che lavora chi non dovrebbe (i bambini) e non lavora chi dovrebbe (i grandi). Possiamo parlare di acqua, chi la spreca e la ruba e chi non ne ha o gliela rubano. Possiamo parlare di petrolio e di materie prime o del Dio Mercato, di liberismo, di povertà o di salute o di Aids, possiamo parlare di buco nell’ozono e di modello di sviluppo, possiamo parlare di indios e foreste. Il ragionamento delle “cancellerie” sarebbe sempre lo stesso, uguali le critiche: ieri Seattle, Genova, Porto Alegre, Barcellona, domani Firenze, nient’altro che sogni, teatro, magari violenza, ma niente politica. Le vittorie del movimento Cerchiamo di ristabilire un po’ di verità , o almeno cerchiamo di ragionare. Non è vero che i Social forum non fanno politica, è vero che non si pongono, o non lo fanno con le categorie tradizionali, il problema del potere e della sua conquista. Politica la fanno, e come, e ottengono anche straordinari risultati di cui però si preferisce non parlare. Facciamo qualche esempio, dalle grandi vittorie globali alle piccole soddisfazioni locali. Dopo anni di contestazioni dei megavertici mondiali – i G8, per fare un nome – e dei grandi organismi finanziari e commerciali – Fondo monetario internazionale, Banca mondiale, Wto – che pretendono di imporre le loro ingiuste regole alla politica e ai cittadini del pianeta Terra, qualcosa di importante è cambiato. Intanto, si potrebbe dire, si vergognano e hanno paura al punto di cancellare gli appuntamenti o spostarli in luoghi inaccessibili, dalle Montagne rocciose agli staterelli mediorientali “governati” da dittatorelli amici. In secondo luogo, la mobilitazione internazionale collegata ai disastri provocati dal vangelo neo-liberista, in America latina così come in Asia o in Africa ha imposto una radicale modifica degli ordini del giorno, sia degli stati che degli organismi internazionali. Quell’ordine sognato a tavolino non regge più, anzi produce un disordine che rischia di seppellirci tutti quanti, gnomi di Zurigo e migranti, operatori di Wall Street e minatori rumeni, kurdi fuggiaschi e Bill Gates. Un nuovo ordine va ricostruito, si pensa nei piani alti del potere globale. Un altro mondo è possibile, anzi necessario dice il movimento dei movimenti. Vi sembra poco? Dal grande al piccolo, cioè da Manhattan a Roma, un altro esempio. Le giornate esaltanti e terribili di Genova 2002 hanno rotto il silenzio assordante dei governi di centro-sinistra e la disperazione per la vittoria elettorale di Berlusconi e delle destre imprenditoriali, fasciste e razziste. Nell’arco di due anni il più grande sindacato italiano, la Cgil, si è rimesso in movimento, ha cambiato pelle, è diventato un punto di riferimento per l’Italia democratica e al tempo stesso si è aperta una stagione nuova di movimenti, girotondi e diritti. Di questo cambiamento di clima bisogna dire grazie anche al movimento dei Social forum. Se sabato a Firenze manifesterà con il “movimento dei movimenti” gran parte della sinistra sociale e politica e una fetta importante del mondo cattolico italiano, e tanti intellettuali risvegliatisi dal letargo, forse vuol dire che i giovani che si battono contro la globalizzazione neoliberista non sono poi così sprovveduti. Forse, a modo loro, fanno politica. Forse con umiltà la “Politica” potrebbe imparare qualcosa da loro.

Pubblicato

Venerdì 25 Ottobre 2002

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