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Pacifismo difficile

di

Alberto Bondolfi
L’occasione per questo «pezzo» è data dalla prossima votazione sulle due iniziative a sfondo pacifista: quella per una politica di sicurezza credibile e una «Svizzera senza esercito» e quella «per un servizio civile volontario per la pace». Confesso di avere cattiva coscienza sugli oggetti in votazione, poiché in uno sfogo incontrollato alcune settimane fa alla Rsi avevo affermato che alla manifestazione tenutasi a Berna sui due oggetti «c’erano solo quattro gatti». Vari «compagni» mi hanno manifestato il loro disappunto ed ora cerco di spiegarmi meglio, anche se so che non potrò convincere tutti. Volevo, attraverso questa espressione, far capire a chi ascoltava la radio che gli iniziativisti avevano scelto un momento sbagliato per chiedere queste cose al popolo svizzero. Mi si dirà che i tempi di attesa per un’iniziativa popolare sono molto lunghi e quindi i «momenti sbagliati» al massimo li sceglie il Consiglio federale. Ciò in parte è vero, anche se le due iniziative non hanno dovuto aspettare troppo, visto che sono state depositate nel 1999. Già a quel tempo si profilavano nuovi orizzonti nella politica mondiale: degenerazione della situazione nel Medio oriente, aumento dell’influsso di movimenti fondamentalisti nel mondo islamico, egemonia degli Stati uniti come «gendarmi del mondo». In questo contesto gli eserciti della Nato diminuivano la loro ossessionata attenzione per l’Europa orientale e per la Russia e l’Ucraina in particolare, mentre dovevano prestare servizio alla comunità mondiale intervenendo accanto agli Stati uniti nei Balcani. La Svizzera ha cercato in questi ultimi anni il suo «posto al sole», mediante una politica estera alquanto zigzagante, tra trattati bilaterali a corta scadenza ed entrata nell’Unione europea come traguardo finale. È difficile per la sinistra formulare un piano pacifista per un’opinione pubblica come la nostra in piena crisi, poiché non ha più i punti di riferimento tradizionali né ancora meno quelli ad essi alternativi. Togliere dal cassetto proposte che avevano avuto un successo relativo ma reale (durante la prima votazione l’iniziativa per una Svizzera senza esercito aveva ottenuto più del 35 per cento dei voti espressi) significa pensare che la storia si possa ripetere. Ciò non vale purtroppo anche per le idee più generose. Qualora si vogliano riproporre ideali con cui a giusta ragione ci identifichiamo bisogna saperli riformulare in base alle condizioni nuove in cui ci troviamo. Lo sanno anche i verdi ed i socialisti tedeschi che pure faticano a formulare un pacifismo all’altezza delle sfide di oggi. Detto tutto questo, bisogna comunque non rimanere a casa ma andare a votare a favore di entrambe le iniziative. Se dovesse mancare l’entusiasmo, si pensi almeno a limitare il danno.

Pubblicato

Venerdì 30 Novembre 2001

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