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Ottobre rosso in Ticino

di

Maria Pirisi
Anna Biscossa è stata profeta in patria. La presidente del Partito socialista ticinese aveva detto che andavamo incontro ad un appuntamento elettorale “epocale” e i fatti le stanno dando ragione. L’ultimo, clamoroso, il dietrofront dei quattro consiglieri di Stato che hanno dovuto restituire il maltolto alla collega Patrizia Pesenti. Fatto che sta a dimostrare come la mobilitazione e la vigilanza possono fermare chi tenta d’imporre con la forza e antidemocraticamente una politica antisociale a danno della maggioranza dei cittadini. Tutti segnali a conferma della volontà dell’elettorato di cambiare pagina. Fra questi, l’avanzata dei socialisti in Ticino – passato dal 18,2 per cento del 1999 all’attuale 24,4 per cento – che ha superato qualsiasi aspettativa. Ora il Ps è la seconda forza politica del Cantone. Grazie ad un risultato comunque inscindibile dalla grande manifestazione di domenica. Anna Biscossa, grazie alla grande mobilitazione dei cittadini e al voto che suona come una condanna alla politica dei tagli alla socialità, il Consiglio di Stato ha dovuto restituire il maltolto. Come presidente del Ps sono molto soddisfatta dell’esito di questo ripensamento che riporta la situazione del Consiglio di Stato in un quadro di legalità, di correttezza e di rispetto politico. Credo ci siano le premesse per ricominciare a lavorare nell’esclusivo interesse del Paese. Ora mi sembra doveroso dire un grazie caloroso anche a tutte quelle persone che, pur non riconoscendosi nel Ps, hanno espresso la loro solidarietà ai socialisti in questi difficili giorni. Persone che hanno fatto sentire la propria voce di protesta sulla stampa, con la loro presenza in piazza a Bellinzona, con le loro lettere, e-mail, bigliettini, dimostrando che questo Cantone è ancora capace d’indignarsi, di reagire e di compattarsi, al di là degli steccati partitici, per le battaglie di giustizia. Il Ps sta vivendo, soprattutto a livello cantonale, una stagione straordinaria e il voto di domenica sembra esserne una conferma. Che indicazioni trarne? Credo che il ribaltone pazzesco debba far cambiare politica alla maggioranza di questo Cantone. Si è capito che il tempo degli sgravi fiscali a go go, in cui si diceva che la socialità aveva comunque le necessarie coperture, è finito. Le finanze in rosso e le casse vuote impongono delle scelte che comunque devono salvaguardare la capacità di risposta dello Stato ai bisogni fondamentali dei cittadini. Questa è l’indicazione che la popolazione ha dato alle elezioni e di cui il governo e il parlamento non potranno non tenerne conto. Si ritiene che una parte dei voti affluiti nella lista dei socialisti siano di provenienza leghista. Cosa ne pensa? Non sono affatto convinta che ci sia stato questo tipo di travaso di voti dalla Lega a sinistra. Credo piuttosto che l’emorragia dei voti leghisti sia andata a favore di tutti i partiti storici, all’Udc sicuramente, e in parte anche della sinistra. Inoltre ho l’impressione che una parte dei voti raccolti dal Ps provengano anche dal Ppd e dal Plrt. E affermo questo sulla scorta delle riflessioni maturate nel corso della manifestazione, quando più persone venivano a dirmi: “Sa, io sono stato liberale fino a ieri, ma adesso mi sento di essere qui con voi”. Sono tutti segnali del rimescolamento verificatosi a livello politico, tradottosi poi nel voto di domenica. Di motivi per rincuorarsi i socialisti ne hanno più di uno: un voto che li premia e una manifestazione che ha pochi precedenti. È stata una bellissima manifestazione che ha sorpreso per dimensioni e caratteristiche del tutto nuove. Avevamo lanciato un semplice appello e la risposta è stata al di sopra di ogni aspettativa. Erano anni che non vedevo una mobilitazione simile e mi ha colpito l’eterogeneità delle persone accorse: giovani, anziani, famiglie, molti volti nuovi che non ruotano attorno al partito. Erano tutti lì a testimoniare una chiara volontà di sostegno alla presenza socialista nel settore della socialità. Una manifestazione popolare che ci ha rinfrancato e che ci dà una grande spinta per il futuro. Un voto e una manifestazione che saranno ricordati. Per la sinistra si tratta ora di capitalizzare queste importanti risorse… Sono due elementi che non vanno disgiunti, che si sono sovrapposti e intrecciati a tal punto che è difficile dire dove cominci l’uno e dove finisca l’altro. Certo, il 25 per cento guadagnato domenica, segna una grande svolta. Sono segnali forti che stanno a significare come il Paese, e il Ticino in particolare quale regione periferica, in un momento di smarrimento economico e sociale, non hanno nessuna intenzione di permettere che vengano messe in discussione alcune fondamentali garanzie sociali e la presenza di uno Stato che risponda ai bisogni dei cittadini. Non credo alla casualità delle cose e ritengo che il voler mandare a Berna rappresentanze sensibili a queste istanze e l’aver contemporaneamente tolto la socialità ai socialisti a livello cantonale abbiano coinciso. Si è insomma voluti privare i socialisti di uno strumento atto a difendere i diritti delle classi più deboli, sottovalutandone le conseguenze. La manifestazione e il risultato straordinario all’elezioni sono la risposta alla coerenza che i socialisti hanno dimostrato con i fatti e non con le declamazioni. A distanza di giorni, quali sono le sue considerazioni riguardo all’esautorazione di Patrizia Pesenti? È stato un grosso errore politico da parte dei quattro Consiglieri di stato e che dimostra, da una parte, la loro incapacità di lettura della situazione politica e, dall’altra, la loro incapacità di mantenere saldi i nervi. Dai rappresentanti di governo ci si sarebbe aspettato fermezza, capacità di controllo e pacatezza nell’affrontare le difficoltà, ma non così è stato. Ebbene, ora che per il nostro Cantone si prospettano difficoltà economico-finanziarie ancora più importanti, preoccupa il constatare che ad affrontarli ci siano governanti dimostratisi instabili in un frangente politico così delicato.

Pubblicato

Venerdì 24 Ottobre 2003

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