La prossima settimana il parlamento ticinese discuterà — senza però esprimere un voto vincolante — il rapporto del Consiglio di Stato relativo alla pianificazione ospedaliera ticinese. Senza dubbio questo cantiere aperto, la cui prima parte dovrebbe finalmente concludersi entro il 30 giugno 2001, rappresenta un tassello determinante per la politica sanitaria ticinese e ha ripercussioni dirette e immediate per la popolazione. Siamo tutti consapevoli — non fosse per i premi malattia che mensilmente riducono il contenuto del nostro borsellino — che i costi sanitari incidono in maniera determinante sul reddito familiare, siano essi prelevati tramite le imposte per coprire i costi generati dagli ospedali pubblici o sussidiati, sia pagati tramite i premi dell’assicurazione malattia. Evidentemente un equo sistema sanitario necessita di un contenimento dei costi sanitari che, direttamente o indirettamente, il cittadino deve sobbarcarsi. Oltre alla necessità di rivedere l’attuale sistema assicurativo per introdurre un finanziamento più sociale dei premi per l’assicurazione malattia (in modo da renderli proporzionali al reddito così come proposto dall’iniziativa del Pss), tra le misure finalizzate alla riduzione di questi costi va annoverata anche la pianificazione delle strutture sanitarie. La Lamal prevede infatti che i cantoni allestiscano una pianificazione ospedaliera relativa al settore stazionario. Gli istituti inclusi in questa lista sono quindi riconosciuti nell’ambito dell’assicurazione di base secondo la Lamal. Come è noto il Consiglio Federale ha parzialmente accolto il ricorso presentato dallaFederazione ticinese assicuratori malattia (Ftam) contro la lista ospedaliera ticinese approvata nel 1997, riconoscendo che non si era inciso in maniera determinante sulla densità di posti letto, che già allora risultava ben al di sopra della media svizzera. Come gruppo socialista, già nel 1997 avevamo criticato l’assenza di misure incisive che avrebbero permesso di contenere e ridurre il settore ospedaliero privato, largamente rappresentato nel nostro cantone. Siamo infatti consapevoli che, non solo l’alta densità di posti letto incide sui costi sanitari, e quindi direttamente anche sui premi pagati dai cittadini e dalle cittadine ticinesi, ma anche la salvaguardia di un’offerta pubblica nel settore ospedaliero — che offra servizi di qualità accessibili a tutta la popolazione — passa attraverso la messa a disposizione di adeguate risorse finanziarie. La proposta di pianificazione prevede di ridurre il numero di posti letto (letti somatici acuti, di psichiatria e di riabilitazione) dagli attuali 8,4 al 6,9 posti letto ogni mille abitanti. La riduzione prevista è di 454 posti letto. Tra queste misure, quella che più ha fatto discutere è stata la proposta di chiusura dell’ospedale di Cevio, alla quale ha poi fatto seguito la proposta di riconversione in Centro sociosanitario. Quest’ultima attualmente in fase di affinamento e tiene presente anche le legittime richieste della Valle sia in termini di posti di lavoro sia di offerta sanitaria. Forse inevitabile, la prospettata chiusura dell’Ospedale di Vallemaggia, giustamente ha mobilitato. E soprattutto ha reso evidenti due importanti concetti tra loro direttamente correlati: da un alto la necessità di strutture sanitarie adeguate ai bisogni anche in zone periferiche, dall’altro il dovere per l’ente pubblico di intervenire in zone decentrate. Oggi quanto si sta muovendo sembra comunque andare in questa direzione. Il progetto di pianificazione è sicuramente un passo in avanti che ha tenuto conto dei grossi sacrifici (si legga tagli) operati finora soprattutto dal settore ospedaliero ma che non potrà fermarsi qui. È prevista una seconda fase pianificatoria con la riduzione ancora di 300-400 posti letto, la quale si inserirà però verosimilmente in un contesto differente. La proposta di una seconda revisione della Lamal prevede infatti che i Cantoni contribuiscano al sussidio anche dei reparti comuni delle cliniche private riconosciute nella lista ospedaliera. Ciò significa che non solo lo strumento dei mandati di prestazione che verranno attribuiti ai singoli istituti ospedalieri diverrà determinante, ma che andrà chiarito e difeso fino in fondo il ruolo del settore ospedaliero pubblico. Mi spiego: molto probabilmente in un prossimo futuro, a differenza di quanto avviene oggi, l’attribuzione di un mandato specifico a un ospedale o a una clinica significherà anche il suo sussidio da parte dell’ente pubblico. Senza un aumento dei mezzi finanziari a disposizione questo potrà anche significare una riduzione dei contributi a disposizione dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc). Ci si può infatti immaginare una gara, se non una pressione ad ottenere mandati nell’ambito della pianificazione ospedaliera e dunque contributi pubblici. Mandati che però a mio parere devono essere legati alla funzione pubblica che viene riconosciuta e che non possono tener conto solo della singola specialità attribuita. A differenza delle cliniche private infatti l’Eoc oggi svolge la sua missione pubblica, non solo garantendo tutti i servizi di base alla popolazione, ma fornendo servizi anche d’urgenza 24 ore al giorno e assicurando possibilità di formazione del personale sanitario. Nell’attribuzione dei mandati di prestazione all’Eoc, questa specificità che in Ticino troviamo solo nel settore pubblico andrà dunque riconosciuta e garantita! Nell’ambito del dibattito sul progetto di pianificazione ospedaliera non si può non parlare della situazione venutasi a creare con il Cardiocentro. Una struttura totalmente privata, riconosciuta nell’ambito della pianificazione ospedaliera, la quale garantisce sì un servizio pubblico, ma sulla cui gestione continua a pesare quanto accaduto lo scorso anno con la vicenda dell’eredità Zwick. A questo punto c’è seriamente da chiedersi se nell’interesse dei pazienti ticinesi non si debba finalmente valutare l’assunzione del Cardiocentro ticino da parte dell’Ente ospedaliero cantonale. La stessa storia del Cardiocentro insegna: una gestione pubblica dell’istituto ospedaliero permetterebbe più chiarezza e trasparenza sia sui conti, entrate (compresi lasciti e donazioni) ma anche costi, sia sugli interventi operatori alla luce dei dati allarmanti sui tassi operatori emersi dalla perizia Gutzwiller effettuata lo scorso anno. Il tutto nell’interesse dei pazienti e delle pazienti ticinesi, cui poco importa il carattere giuridico del Cardiocentro, ma ai quali risulta evidente come la tanto declamata gestione privata non sia sempre la soluzione migliore!

Pubblicato il 

01.06.01..

Edizione cartacea

..
..
..
..
 
..
Nessun articolo correlato
..
..
.. ..