Un uomo amputato ad entrambe le gambe sotto il ginocchio può vincere i Giochi Olimpici correndo con due protesi di carbonio? E salirà sul podio con le "gambe" artificiali che usa nella vita quotidiana o, su ordine dello sponsor, si presenterà con i suoi attrezzi agonistici, le sofisticate "Cheetah" (pantere…) che gli permettono di battere molti atleti normali?
Il 22enne sudafricano Oscar Pistorius, nato con una grave malformazione al perone, amputato all'età di 11 mesi, ha un percorso umano ammirevole, anche grazie a una stupenda famiglia che non l'ha mai fatto sentire "diverso".
Nello sport ha vinto l'oro ad Atene nella categoria amputati ad entrambi gli arti inferiori. È stato vice campione sudafricano agli assoluti: un'impresa straordinaria. Il suo tempo, 46 e 56 è di valore assoluto: in Svizzera solo Lavanchy è sicuro (quasi…) di batterlo. A Pechino però Pistorius non potrà esserci, nemmeno se dovesse realizzare il tempo di qualifica (è possibile). A meno che il Tribunale di Losanna  a cui ha fatto ricorso, annulli la sentenza della Federazione internazionale di atletica che lo considera illecitamente avvantaggiato rispetto a chi è nato con due gambe.
Com'è possibile, si è chiesta la vasta folla?  E qualche giornale rosa ha prontamente cavalcato l'onda demagogica e falsamente pietista facendo finta di non sapere che lo sport ha giudicato il caso secondo le sue regole e non da un punto di vista etico, filosofico o biologico. Lo sport ha preso una decisione legata alla sua regola-base, alla pietra angolare che ne sostiene l'edificio: le condizioni di partenza sono uguali?
La risposta è stata demandata all'autorevole Scuola superiore dello sport di Colonia: 10 scienziati diretti da Gert-Peter Brueggmann hanno stabilito che Pistorius ha almeno due vantaggi netti: il piede umano a contatto con il suolo restituisce il 60 per cento dell'energia impressa, i piedi artificiali di Pistorius il 90 per cento. Sono nettamente più elastici, più reattivi. Ma il dato più impressionante (e inquietante) è che Pistorius, senza gambe, non accumula (evidentemente) acido lattico: pertanto, negli ultimi 100 metri dei 400 con 2 secondi e 90, è secondo solo al grande Jeremy Wariner, olimpionico e campione del mondo dei normodotati!
A questo punto ci si può porre una domanda per assurdo: per andar più forte bisogna tagliarsi le gambe al ginocchio? E per vivere più a lungo magari togliere il cuore e metterne uno meccanico? Ma già una semplice pasticca rappresenta una modifica del nostro organismo umano, per non dire dei possibili interventi di ingegneria genetica. Lo sport se vogliamo, non ha affrontato il problema, nel senso che si è sottratto a un compito peraltro arduo: lo sport ha risposto solo a sé stesso. Altri dovranno rispondere agli inquietanti quesiti riguardo al nostro corpo: come sarà? Un po' come al tempo degli statuari greci, sofferente e contorto ma sempre e solo umano come in seguito, oppure "misto"? Un corpo umano con modifiche chimiche, genetiche e meccaniche? E con il paradosso di Pistorius portato forse al limite estremo: il corpo che abbiamo avuto dalla natura rischia di essere inferiore a quello che ci darà la scienza? 

Pubblicato il 

07.03.08

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