Sindacato

Orologeria, è ora del nuovo CCL!

Siglato il nuovo Contratto collettivo di lavoro per l'industria orologiera. Importanti le conquiste ottenute

 

Il nuovo Contratto collettivo di lavoro per l’industria orologiera è arrivato l’indomani del 1° maggio. Non certo un caso in un paese dove l’orologio si identifica storicamente con il lavoro, o, meglio conquistato. Non, dunque, come l’acqua ad agosto, ma come frutto raccolto: "Dicono che c’è un tempo per seminare. E uno più lungo per aspettare. Io dico che c’era un tempo sognato, che bisognava sognare" canta Ivano Fossati.

 

E così, oggi, 3 maggio 2024, il nuovo CCL per le industrie dell’orologeria e microtecnica è stato siglato a Neuchâtel (e dove altrimenti?) fra i rappresentanti del sindacato Unia e quelli della Convenzione padronale dell’industria orologiera svizzera (CP).

Un accordo che giunge al termine di negoziati fitti avvenuti fra il marzo 2023 e lo scorso febbraio: entrerà in vigore il prossimo 1° luglio e sarà applicato a quasi 55mila collaboratrici e collaboratori e a 500 aziende. “Il sindacato e il padronato hanno elaborato un testo moderno, nato da un compromesso equilibrato tra progresso sociale e mantenimento della competitività delle aziende” si legge in un comunicato congiunto.

 

Ma quali saranno le principali novità del testo che ha richiesto nel corso di un anno dieci tornate negoziali e durante il quale sono state discusse 28 rivendicazioni, di cui 15 accolte?
«Sicuramente fra i risultati degni di nota si registra la crescita della durata dei congedi maternità (da 17 a 19 settimane) e di paternità (tre settimane), incrementando la partecipazione del datore di lavoro alla cassa malati, che passa da 175 a 195 franchi al mese. Accogliamo molto positivamente anche l’aumento della rendita ponte AVS a 30mila franchi come soluzione di fronte a un prepensionamento» commenta Matteo Poretti, membro della delegazione Unia per le trattative.

 

Poretti evidenzia come sia stata finalmente presa in considerazione anche la delicata questione dei licenziamenti a una certa età e del lavoro su chiamata. «Questioni molto sensibili che si è potuto iniziare a sollevare con il padronato. Non si sono trovate soluzioni miracolose, ma dei primi passi sono stati compiuti, non fosse solo per il fatto che sono state riconosciute come potenziali problemi. Il nuovo CCL contempla il punto per il quale una persona di 55 anni e con un’anzianità di servizio nelle aziende di almeno dieci anni non possa essere licenziata di sana pianta. Il datore di lavoro deve impegnarsi a trovarle un’altra attività all’interno della ditta: se così non avvenisse, il sindacato potrebbe aprire una vertenza per licenziamento abusivo. Una protezione che rafforza maggiormente la posizione dei lavoratori e delle lavoratrici».

 

Altro punto a favore di Unia: «Ha vinto il principio del partenariato sociale, accordando un congedo più generoso (due giorni contro l’uno voluto dalle ditte) per la partecipazione del personale alle assemblee sindacali» continua il sindacalista ticinese. Tuttavia, sottolinea ancora Poretti rimangono aperte alcune questioni importanti che richiederanno un impegno sindacale determinato nei prossimi anni: «Si è fatto un primo passo per regolamentare il lavoro interinale, mettendo nero su bianco che se un lavoratore presta servizio, attraverso un’agenzia, per 24 mesi sull’arco di 30 mesi ha diritto a un contratto a tempo indeterminato. Principi che dovranno essere garantiti maggiormente».

 

Le firme che decretano il sedicesimo CCL del ramo sono state poste all’Hôtel DuPeyrou a Neuchâtel, proprio laddove 87 anni fa fu firmato il primo contratto collettivo e dell’orologeria.

Anche il sindacato Unia si è dichiarato soddisfatto. Yves Defferrard, responsabile del settore Industria, spiega che «la delegazione di Unia ha presentato il risultato dei negoziati al centinaio di delegate e delegati della conferenza professionale del ramo professionale il 6 marzo, il quale lo ha approvato all’unanimità. Ciò dimostra quanto questo CCL sia sostenuto dai sindacati e incontri il loro entusiasmo».


Il nuovo CCL resterà in vigore per cinque anni e mezzo, instaurando un regime di piena pace del lavoro nel ramo professionale fino al 31 dicembre 2029.

 

Pubblicato il

03.05.2024 17:23
Raffaella Brignoni e Federica Bassi
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