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Oro, un confronto a sinistra

di

Can Tutumlu
Can Tutumlu Sono anni che in Svizzera si discute, si fanno proposte e si litiga sull’oro in esubero della Banca nazionale svizzera (Bns). Si cominciò a parlarne già nel 1999 quando la parità aurea del franco venne definitivamente abrogata dalla costituzione anche se era già chiaro da molto tempo che l’oro non poteva più essere considerato l’unità di misura dell’economia. La moneta si era infine smaterializzata perdendo definitivamente il suo tallone aureo. Il metallo giallo perdeva la sua natura di metro invariabile del sistema economico mondiale. È caduto un velo e presso la Bns sono rimasti depositati nei caveaux 1’300 tonnellate d’oro che non poteva più essere utilizzato per la politica monetaria. È da allora che si è votato e fatto battaglia sulla destinazione di questo patrimonio. L’oro è stato nel frattempo venduto smaterializzandosi a sua volta in 21 miliardi di franchi. Una parte di questi, 14 miliardi di franchi, sono stati infine distribuiti ai Cantoni. Al Ticino ne sono toccati 557 milioni. Sono almeno una ventina le diverse proposte “indigene” fatte sin qui per l’uso di questo utile straordinario di cui può godere il Ticino. Il governo e la maggioranza parlamentare hanno però deciso di destinare l’importo al risanamento delle finanze pubbliche. 277 dei 557 milioni di franchi sono infatti già andati a coprire il disavanzo d’esercizio dei conti del 2005 mentre l’ammontare restante di 280 milioni lo si vorrebbe registrare sotto la voce di bilancio “ammortamenti straordinari”. Ammortamenti che vanno però di fatto a diminuire ancora una volta la voce “debito” senza concretizzarsi in un progetto di più ampio respiro per il cantone. Il prossimo 21 maggio i ticinesi sono però chiamati alle urne per pronunciarsi sul referendum lanciato da Lega, il sindacato Ocst e il Movimento per il socialismo. Il comitato referendario si oppone infatti al decreto legislativo che vuole registrare i 280 milioni di franchi sotto la voce “ammortamenti straordinari”. Nelle ultime settimane anche il sindacato Unia si è pronunciato per il “no” all’ammortamento straordinario, mentre il Partito socialista ticinese è per il “sì” alla decisione di governo e parlamento. Saverio Lurati, segretario cantonale di Unia Ticino, e Manuele Bertoli, presidente del Ps, si confrontano in questa pagina di area sull’argomento. Ma cosa cambierà dopo il voto del 21 maggio per i ticinesi? Cosa succederà ai 280 milioni di franchi se passerà il “no”? E ancora: sarà davvero possibile usare parte di questi proventi per un investimento di lungo periodo? Oltre la dimensione contabile Saverio Lurati perché Unia si oppone all’ammortamento straordinario dei 280 milioni di franchi dell’oro della Banca nazionale svizzera? Lurati: La prima considerazione che bisogna fare è legata al tipo di approccio che viene dato al problema delle finanze cantonali. Con le scelte del governo e della maggioranza del parlamento di fatto si è deciso di dare una priorità al risanamento delle finanze. Noi invece crediamo che nella situazione attuale sia prioritario dare una soluzione ai problemi sociali. Da questo punto di vista secondo noi i 280 milioni devono essere usati in un altro modo da quello che è stato in definitiva deciso: cioè ridurre il debito pubblico. Manuele Bertoli lei invece è favorevole alla linea del Consiglio di Stato che vuole contabilizzare i 280 milioni come ammortamento straordinario. Non condivide le preoccupazioni espresse da Lurati? Bertoli: Certo che le condivido, ma non è questo l’oggetto sul quale si vota il prossimo 21 maggio. Proprio come lei ha detto io sono favorevole alla scelta di contabilizzazione dell’oro alla voce ammortamenti straordinari. È di questo che stiamo parlando ed è su questo che siamo chiamati alle urne. Dobbiamo decidere se i soldi che sono già di fatto entrati nelle casse cantonali vanno per il momento posteggiati su un ipotetico conto corrente postale in attesa di deciderne in seguito il destino o se vanno usati per diminuire i debiti che abbiamo contratto liberando così risorse che potranno poi servire per fare progetti. Credo che sia io che Lurati siamo d’accordo sul fatto che questi soldi vanno usati per i bisogni della popolazione. Quello che ci differenzia è l’idea di come vada contabilizzato questo importo. I referendisti stanno dando a mio avviso una lettura fuorviante del significato politico della votazione del prossimo 21 maggio. Ma lei non teme che questo uso dell’utile straordinario – che col “sì” va di fatto ad appianare il debito del cantone – finirà anche per chiudere lo spazio a qualsiasi discussione politica che va al di là del risanamento finanziario? Non ci sarà più nessun conto con 280 milioni al quale si potrà attingere per investimenti di ampio respiro… Bertoli: Non è che votando “no” ci sarà un conto con 280 milioni di franchi su cui poi si potrà discutere. Semplicemente ci sarà un avanzo d’esercizio che andrà a capitale proprio che poi si prosciugherà col disavanzo del 2006. Comunque la si voglia vedere il 21 maggio non si discute sul destino di questa somma, ma semplicemente in quale cassetto dei conti pubblici metterla. La trovo una votazione “strana” perché sarà in ogni caso difficile dare un significato politico al risultato che ne scaturirà. Lurati: Credo che proprio questo è il nodo centrale della questione. Dobbiamo tener conto del voto del 12 marzo che ha dato un’indicazione molto chiara della volontà dei ticinesi di non procedere con ulteriori tagli sulle necessità sociali di questo paese. Il “no” del 21 maggio sarà un ulteriore segnale di sfiducia verso le politiche volute dalla maggioranza del governo e del parlamento. Bertoli ha ragione nel dire che questa votazione non porta a risultati concreti e immediati, ma il “no” vorrà dire che le cittadine e i cittadini di questo cantone non vogliono usare i proventi dell’oro della Bns solo per appianare il debito pubblico, ma per fare degli investimenti produttivi per la società. Lurati che fine faranno questi 280 milioni se passa il “no”? Lurati: Saranno rimessi a disposizione per fare dei progetti che finora questa classe politica non è riuscita a concretizzare. Con questi soldi che sono “straordinari” non si devono fare operazioni di gestione corrente. Ci vogliono investimenti produttivi che vadano a creare occupazione, che diano maggiori chances alla formazione. Tutti problemi che finora non si è voluto affrontare con la scusa dei problemi di gestione corrente. Bertoli non è una sconfitta della classe politica ticinese quella di non essere riuscita a produrre nessuna idea che vada al di là dell’appianamento del debito pubblico? Era risaputo da anni che sarebbe arrivato questo oro. Dopo tanto tempo si è infine deciso di non decidere. Bertoli: È vero. C’è una sconfitta della politica che non è riuscita a trovare una maggioranza per decidere cosa fare almeno di una parte di questo utile straordinario. Una maggioranza che noi socialisti abbiamo cercato. Gli unici partner che abbiamo trovato in parlamento sono stati la Lega e il Ppd. Dei partner che le raccomando dal profilo della concretezza e della coerenza... Sono mesi che noi abbiamo chiesto a pipidini e leghisti di mettere sul piatto i loro progetti per arrivare ad una soluzione condivisa. Il risultato è, come dice lei quello, di aver deciso di non decidere. Dalla gestione ora c’è questa proposta da 57 milioni, troppo tardi mi dirà lei, ma la convergenza è arrivata ora per i motivi che le ho spiegato. Un’altra cosa sul significato di questa votazione: condivido ciò che ha detto Lurati sulla linea di politica finanziaria adottata dal Dfe, sul voto del 12 marzo, ecc. Ma non credo che tutto quello che viene dal governo debba sempre essere attaccato in blocco. Si devono fare dei distinguo fra le cose che vanno combattute e le cose che sono unicamente amministrative come in questo caso. Il 21 maggio non risolverà nessun problema. Ma proprio vista questa incapacità della classe politica cantonale non era meglio mettere da parte questi soldi per poi tornare a discuterne veramente? Bertoli: Le ripeto che l’unica alternativa è metterli a capitale proprio. Spariranno in ogni caso col consuntivo 2006. Non si fa altro che traslare la sparizione: il problema finanziario dello Stato resta comunque. Le dirò di più, se non si fa l’ammortamento straordinario resterà la pressione sulla gestione corrente con la richiesta di nuovi tagli che noi evidentemente combatteremmo. Ma una cosa è prepararsi ad una battaglia, un’altra è tirarsela addosso. Così abbiamo perlomeno una tregua. I posti di lavoro sono anche quelli che già ci sono e che possono essere tagliati, e non solo quelli che vanno creati. Lurati: Bertoli ha ragione sul fatto che con questo parlamento non si riescono a trovare soluzioni. Ma proprio per questo motivo il “no” potrebbe aiutare a trovare dei nuovi equilibri e infine obbligare gli indecisi a prendere posizione. La decisione di Unia di andare nella direzione di un’opposizione al decreto legislativo è legata a questo aspetto della questione. Nella commissione della gestione i socialisti hanno fatto un enorme lavoro per andare oltre il pacchetto di questi miseri 57 milioni su 557. Si poteva e si doveva fare di più. Noi vogliamo forzare la mano dicendo “no” il prossimo 21 maggio. Una domanda per tutti e due. Cosa cambierà concretamente per il cittadino ticinese dopo l’esito della votazione? Lurati: Il “no” sarà l’ennesimo cartellino rosso alle politiche del dipartimento della signora Masoni e di questo governo. Da questo punto di vista per il popolo ticinese potrebbe anche cambiare molto perché a furia di battute d’arresto e di sconfessioni anche questa politica di redistribuzione fiscale alla quale abbiamo assistito potrebbe finalmente veder la fine. Bertoli: Io credo che il “sì” o il “no” non cambieranno nulla in concreto. Quello che io mi auguro è che comunque almeno il pacchetto dei 57 milioni vada avanti, dico almeno perché si devono trovare delle maggioranze per portare fuori qualcosa in più. Il nostro “sì” non è un “sì” contabile. Va bene l’ammortamento, ma l’oro va utilizzato non solo per le finanze pubbliche. È su questo che i cittadini devono aspettare al varco i loro partiti politici. Ma se non si è riusciti ad arrivare finora a nulla i socialisti hanno fiducia nel fatto che dopo il 21 maggio si riuscirà a fare qualcosa in più? Bertoli: Io prendo le persone e le loro dichiarazioni in buona fede altrimenti saremmo condannati ad un’eterna litigiosità pregiudiziale che reputo dannosissima. Evidentemente ognuno si assume le proprie responsabilità. Comunque vada dopo il 21 maggio chi ha detto che sosterrà il pacchetto da 57 milioni non potrà tirarsi indietro. Se lo farà saranno i suoi elettori che lo puniranno alle votazioni dell’anno prossimo.

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Venerdì 5 Maggio 2006

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