A volte qualcuno deve sbattere la porta affinché gli altri si sveglino. Magari bello forte. È quello che ha fatto Laurent Moreillon con l’annuncio delle sue dimissioni. Professore di diritto e presidente della Commissione federale del consumo, Moreillon ha deciso di non andarsene in sordina. Ad area (vedi pagina 5) il giurista esprime la sua profonda delusione per le forti tensioni che si sono instaurate all’interno di una commissione consultiva che riunisce sia esperti del campo del consumo che rappresentanti dell’economia e delle associazioni a difesa dei consumatori. Se ne va – ci ha detto – perché non sopporta il clima da «commediola» che accompagna regolarmente i lavori di una commissione che dovrebbe invece servire da “zona franca” per uno scambio aperto di opinioni. Il presidente dimissionario punta il dito contro i rappresentanti dell’economia, in particolare contro Economiesuisse, rei di «boicottare i lavori». Non si presentano alle sedute, non partecipano attivamente ai lavori in corso e quando ci sono annunciano semplicemente che faranno di tutto per affossare il progetto allo studio una volta arrivato in Parlamento. A questo punto la soluzione ovvia, per Economiesuisse, è la soppressione della Commissione del consumo. Lo chiede a gran voce, è «inutile», ci ha detto un suo rappresentante. Ma non solo inutile, non sarebbe neppure «democratica» perché le raccomandazioni che formula all’indirizzo del Consiglio federale – che ne nomina i 16 membri – non riportano la loro posizione, di minoranza. «Chieda a questi signori cosa è per loro la democrazia», ci ha detto Moreillon. Già, perché il modello di ricerca del consenso elvetico prevede l’uso di queste commissioni extraparlamentari, come appunto quella del consumo, per trovare punti comuni fra gruppi di interesse contrapposti che possono avere differenti obiettivi e opinioni. Questo per far sì che, una volta arrivati alle Camere, le divergenze siano state almeno smussate e che la politica possa produrre dei risultati. Cosa propone invece Economiesuisse? Di tagliare la testa al toro e di nasconderla ben bene. Lontano dagli occhi e dal cuore. Niente più commissione, niente più voci scomode e ufficiali che potrebbero intaccare la volontà della potente lobby della Federazione delle imprese svizzere. Un concetto di democrazia tanto caro anche all’Udc che vuole a sua volta la pelle della Commissione federale contro il razzismo. Si tratta di una deriva politica preoccupante, di un modo miope di vedere la democrazia fatta da chi ci vuole vendere l’immagine dell’uomo tutto d’un pezzo, alla Blocher per intenderci. Il maschio con la mascella volitiva e le opinioni forti. Ma che – aggiungiamo noi – sa bene cosa sono le orecchie da mercante.

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28.10.05

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