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"Ora non si tagli di nascosto"

di

Stefano Guerra
«A preoccuparsi dovrebbe essere proprio chi avrà la responsabilità delle finanze nel 2007. La situazione sarà disastrata e le casse ancora più vuote. Ecco perché non mi sembra che i socialisti abbiano perso l’8 maggio, anzi…». All’indomani dell’8 maggio, Patrizia Pesenti – che pure nelle ultime settimane aveva fatto capire che sarebbe stato tutt’altro che sbagliato votare l’iniziativa “I soldi ci sono” – guarda oltre la chiara bocciatura della proposta dell’Mps (sostenuta anche dal suo partito) e il risicato successo del preventivo 2005 con i suoi modesti aggravi fiscali. La direttrice del Dipartimento sanità e socialità nell’intervista concessa ad area richiama alcune verità relegate in secondo piano durante la campagna, oppure sommerse dalle dichiarazioni che hanno seguito il voto di domenica e da allora non ancora del tutto tornate a galla. Innanzi tutto, dalle urne è pur sempre uscito un sì (seppur di misura) a degli aumenti fiscali (seppur minimi e transitori) che è un segnale di stop alla «defiscalizzazione selvaggia» degli ultimi anni. In seguito, nel 2007 le casse dello Stato saranno lungi dall’essere risanate e pertanto – checché ne dica ora Marina Masoni – a quel punto per il/la (nuova) ministro/a delle finanze non sarà facile giustificare l’abbandono degli aggravi decisi domenica dal popolo. In terzo luogo, i cittadini hanno detto che non vogliono aumenti massicci delle imposte, ma neppure (come dimostrò il voto del 16 maggio 2004) tagli pesanti a una spesa pubblica sulla quale per altro il governo cantonale ha un margine di manovra limitato essendo questa vincolata in buona parte a leggi federali. Infine il debito pubblico (del quale in fondo implicitamente i cittadini ticinesi dimostrano di non essere eccessivamente preoccupati avendo respinto sia pesanti tagli alla spesa nel 2004 sia aumenti consistenti delle imposte alle Sa qualche giorno fa): «non mi stanco di precisare, anche se inascoltata, che il debito pubblico pro capite in Ticino è tra i più bassi della Svizzera, per non parlare dei paesi europei o degli Usa. Perché dovremmo strozzare cittadini e economia?», si chiede Patrizia Pesenti. Patrizia Pesenti,* che lettura dà del voto di domenica? Se lo aspettava? E condivide la profonda delusione che regna a sinistra? Capisco la delusione a sinistra. Ma chiedere ai cittadini di alzare le imposte è altrettanto difficile che tagliare la spesa, soprattutto in quell’ordine di grandezza. Invece, non capisco il giubilo della destra: in fondo è stato votato un aumento di imposte, sia pur transitorio e minimo, ma comunque di aumento si tratta. Con il voto dell’anno scorso, che ha respinto chiaramente il pacchetto di sgravi federali, la tendenza mi sembra confermata. Stop alla defiscalizzazione selvaggia e ok ad un aumento equilibrato. Questi sono gli obiettivi della sinistra. Da quando in qua la destra festeggia l’aumento delle tasse? Dopo l’8 maggio sarà più difficile per lei lavorare in questo governo? Dall’inizio della legislatura lavorare in questo governo è stato difficile. Non ho la vita facile, ma la sfida e il confronto non mi fanno paura. Non sono in governo per piacere mio, ma per difendere gli interessi e le aspettative di chi mi ha votato e di chi ha bisogno di solidarietà e di sicurezza. Si sente indebolita come ministra dopo questo voto che conferma la linea finanziaria del Consiglio di Stato? Ero favorevole ad un aumento delle imposte, sia pur minimo. E le urne mi hanno dato ragione. Per un quinto sul referendum dell’Udc hanno vinto anche il Ps e la sua rappresentante in Consiglio di Stato. Certo, resto del parere che un aumento transitorio non risolve il problema e che nel 2007 saremo ai piedi della scala. Ma questo lo vedremo a tempo e debito. Per il momento l’aumento è stato votato dalla maggioranza dei cittadini. Perché dovrei sentirmi indebolita? Tanto più che questo voto ha rafforzato e unito la sinistra. Noi sappiamo per chi e per quali valori ci stiamo impegnando. Cosa si può fare adesso per risanare le casse del Cantone? Esistono delle opzioni che non siano quella che lei ha già definito un «rincorrere la spesa pubblica con l’accetta» [il sindacato Vpod intanto ha già indetto per martedì 17 maggio alle 20.30 alla ex caserma-Commercio a Bellinzona un’assemblea di protesta «contro i nuovi progetti peggiorativi del Consiglio di Stato»]? Intanto il preventivo 2005 è stato accettato. Significa che la maggioranza dei cittadini invita il governo a procedere al risanamento in modo equilibrato, agendo sia sulla spesa che sulle entrate. Sappiamo che i cittadini non vogliono massicci aumenti delle imposte, ma neppure tagli dolorosi alla spesa (per esempio nel settore sociale o della scuola) non vengono approvati in votazione popolare. La strada per un governo responsabile mi sembra tracciata. Occorre proseguire facendo attenzione a controllare la spesa in modo da non mettere in ginocchio i cittadini che hanno bisogno di solidarietà, senza aumentare le imposte più del necessario. Tra l’altro, non mi stanco di precisare, anche se inascoltata, che il debito pubblico pro capite in Ticino è tra i più bassi della Svizzera, per non parlare dei paesi europei o degli Usa. Perché dovremmo strozzare cittadini e economia? Il risparmismo fine a se stesso, quello che usa l’accetta e l’arroganza, porterà solo più impoverimento. Mi auguro in ogni caso che il Governo non decida di tagliare contributi o servizi ai cittadini alla chetichella, senza consultare il Parlamento o la popolazione. Il consenso lo si costruisce solo se si ha il coraggio di discutere apertamente e pubblicamente le scelte politiche. Per il presidente del Partito socialista Manuele Bertoli la revisione dei compiti dello Stato sarebbe essenzialmente un’operazione di contenimento della spesa sotto altre spoglie e si sta rivelando «un fallimento annunciato». È d’accordo? Certo la revisione dei compiti è un eufemismo per non dire chiaramente che si taglia la spesa. Ma appena i comuni e i cittadini verranno a conoscenza di quali misure sono state decise, potranno farsi loro direttamente un’idea se sono revisioni di compiti, semplici trasferimenti sui comuni o veri tagli. La difficoltà di cui non si vuole parlare è che di fatto il cantone non ha completa autonomia nel gestire la propria spesa pubblica. I compiti più importanti e costosi derivano da leggi federali. Lo spazio di manovra è limitato. Per esempio, come cantone non possiamo decidere di toccare la spesa per l’Avs o l’assicurazione invalidità o entro certi limiti la spesa per la scuola o quella ospedaliera. Ma ripeto, importante è avere il coraggio di sottoporre le scelte, chiamandole revisione o con il loro nome, ai diretti interessati, ai cittadini di questo cantone. Marina Masoni adesso esclude nuovi aggravi oltre il 2007. La preoccupa questa prospettiva? Significa che ha capito il segnale della popolazione: «esclude nuovi aggravi». Mentre prima passava il tempo a preparare «nuovi sgravi». Comunque a preoccuparsi dovrebbe essere proprio chi avrà la responsabilità delle finanze nel 2007. La situazione sarà disastrata e le casse ancora più vuote. Ecco perché non mi sembra che i socialisti abbiano perso l’8 maggio, anzi…

Pubblicato

Venerdì 13 Maggio 2005

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