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Ora Leuthard può

di

Anna Luisa Ferro Mäder
Il 14 di giugno è una data storica per il movimento femminile e femminista svizzero: ricorre il 15esimo anniversario dello sciopero delle donne. Per ricordare quel giorno, il mondo sindacale si mobiliterà per chiedere la parità salariale, mentre a Palazzo federale sarà eletto un nuovo membro del governo. Salvo sorprese dell'ultima ora, Doris Leuthard, attuale presidente del Partito democratico cristiano, sarà la quinta donna ad entrare in governo: difficile immaginarsi un'elezione meno combattuta e così diversa da quella che visse la socialista Lilian Uchtenhagen nel dicembre del 1983.

Signora Uchtenhagen, seguirà questa elezione?
Certo, lo faccio sempre. Se la televisione trasmetterà l'elezione in diretta, molto probabilmente la guarderò. Continuo sempre a seguire gli avvenimenti e le questioni politiche.
Cosa le ritorna alla mente in queste occasioni?
Certo ripenso alla mia non elezione in Consiglio federale. Allora la mia era quasi una candidatura d'obbligo, ma l'obiettivo della mia vita non era di diventare Consigliere federale. Certo, mi avrebbe fatto piacere entrare in governo per mostrare che ero all'altezza del compito. Ho comunque superato facilmente la non elezione e poi ho continuato a fare quello che facevo prima. Adesso trovo importante che donne siano elette in governo. Rispetto ai miei tempi, oggi ci sono più possibilità. È evidente che per le donne è diventato più facile.
Lei ha rotto il ghiaccio. Dopo la sua sconfitta era più difficile per il parlamento non eleggere una donna.
Sì, lo penso anch'io. Molti sono stati sorpresi che non fossi eletta, perché non c'erano ragioni obiettive contro la mia candidatura. Era una manovra politica, in particolare contro il partito socialista. La maggioranza del parlamento non voleva una socialista. Per questo le donne si sono indignate e ciò ha rafforzato la loro posizione. Ancora oggi constato che quella esperienza non è stata facilmente dimenticata e questo mi fa piacere.
Pensa che oggi potrebbe di nuovo succedere la stessa cosa?
Sì, penso di sì. Forse non proprio come allora, ma la situazione è sempre difficile per le donne. Una candidata  forte e contestata sicuramente incontrerebbe anche oggi l'opposizione maschile. Noi donne dobbiamo fare attenzione che certe cose non avvengano più e dobbiamo sostenere le donne che si candidano. Comunque, credo che oggi si sia più propensi ad eleggere una donna.
Le donne fanno meno paura?
Sì, penso di sì.
Dopo la sua sconfitta, 4 donne sono entrate in governo. Quale elezione ricorda con più piacere?
Sicuramente quella di Ruth Dreifuss. Lei non solo mi è vicina politicamente, ma è anche una donna forte.
Cosa l'ha delusa di più in questa breve storia delle donne in governo?
Ho trovato triste che Ruth Metzler dovesse andarsene. Non se lo era meritato. In politica certe cose succedono e questo vale per le donne come per gli uomini.
Non ha l'impressione che succeda più spesso alle donne?
Certo le probabilità sono maggiori. Noi donne non abbiamo lobby così forti, che si schierano dalla nostra parte. È più facile silurare una donna di un uomo.
Tra pochi giorni una donna si candida per entrare in governo. I democristiani propongono al parlamento solo la signora Leuthard. Pensa anche lei che sarà eletta?
Penso proprio di sì. Era una bravissima presidente del Partito democristiano. È una donna avveduta e accettata. Penso che è una buona candidata e che sarà eletta.
Vedendo come è accettata questa candidatura si ha l'impressione che le donne siano diventate politicamente più mature. Cosa ne pensa?
Sicuramente. Certo continuiamo ad imparare, ma sicuramente abbiamo imparato molto.
Che cosa ha imparato personalmente?
Ho imparato che bisogna fare parte di una lobby. Bisogna integrarsi nelle reti esistenti e non restare da soli perché queste reti servono.
Lei ha fatto parte del piccolo plotone di donne che nel 1971 è arrivato in parlamento. Che consigli dà alle nuove generazioni che vogliono entrare in politica?
Alle giovani dico di avere il coraggio di difendere le proprie idee e di sapere che in politica non ci sono solo vittorie, ma che bisogna accettare anche le sconfitte. Io ho cominciato a 20 anni a lottare per ottenere il diritto di voto. Allora non pensavamo di spuntarla. Invece ce l'abbiamo fatta. Candidarsi per il governo era una conseguenza logica di questa esperienza. Oggi nessuno contesta più la partecipazione della donna in governo.

Pubblicato

Venerdì 9 Giugno 2006

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