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Omertà mafiosa

di

Libano Zanolari
Se lo sport, come vorrebbero molti “executives”, è lo specchio della nostra società libera, democratica e di leale concorrenza, siamo messi male. L’autogoal è clamoroso: quasi quanto quello famoso del marito che si evira per punire la moglie che lo ha tradito. Sullo sport aumenta sempre più la cappa di una pesante aria mafiosa. La stessa che grava su ogni azienda in cui il dogma non scritto ma in atto è quello fascista; credere, obbedire marciare; e chi dice mezza parola “suscita conflitti”. Oppure, come diceva un famoso direttore di una famosa ditta che negli anni ’70 stavano costituendo un sindacato “sputate nel piatto dove mangiate”. Altro concetto fascista perché chi lavora ha qualche diritto e si guadagna la paga. Ora, per ritornare allo sport, l’ex allenatore della Juventus Lippi trova sleale che uno vissuto a lungo all’interno di un sistema, e da questo nutrito, ne porti alla ribalta le magagne e le storture, tipo doping per esempio. Certo, l’allenatore di una squadra che aveva più di 200 prodotti farmaceutici nell’armadio era lui, e deve pur cercare di difendersi. Dando un pessimo esempio. Lo stesso dato da qualche grande corridore ciclista che prende a schiaffi o schernisce pubblicamente qualche Tafi o qualche Simeoni che ha osato (ancora una volta) dire che c’è puzzo di marcio. Lo sport applica esattamente il metodo mafioso dell’intimidazione e della minaccia preventiva (a cui farà seguito l’incendio del negozio e dell’uccisione). L’unica differenza per il momento è che l’eliminazione fisica è sostituita nello sport dall’eliminazione materiale e morale dalla squadra. E nelle aziende, dal mobbing delle piccole cosche che gestiscono il potere nei confronti di chi ha qualcosa da dire. Chi ha il potere ha mille modi di ridurre tutti al silenzio. Vedasi il calciatore Zola che pure ha la fama di un uomo integro e leale. Si è fatto stimare in ogni squadra e a Londra si è meritato un’onorificenza dalla Monarchia. Quando la Juventus dalla farmacia ridondante di pillole vinceva tutto lui giocava nel Parma. Ha chiamato la “Rosea” di Milano e ha espresso il suo parere riassumibile in poche parole: «io andavo a motore normale, gli altri lo truccavano: che sport è? Che competizione è?» La Juventus ha fatto risuonare i suoi tromboni, i giornalisti di corte, ha gridato alla calunnia. Il giorno dopo Zola dichiara che le sue accuse erano generiche e che è stato frainteso. I colleghi della “Gazzetta dello Sport” in casi del genere registrano l’intervista e non possono che esprimere pubblicamente la delusione per la marcia indietro di Zola e la sua mancanza di coraggio. Brecht vedendo l’orribile faccia dei “samurai” giapponesi diceva: «quanto deve essere difficile essere così crudeli». Qui possiamo dire: quanto deve essere costato all’onesto Zola ritrattare, e quanta potenza e quali tentacoli deve avere la moderna mafia democratica e liberale.

Pubblicato

Venerdì 10 Dicembre 2004

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