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Oltre la polemica

di

Fabio Magri
“Patrizia Pesenti vuole entrare a tutti i costi in Consiglio federale”. Così titolava il Blick di sabato scorso, commentando la dichiarata disponibilità della consigliera di Stato ticinese ad accettare l’elezione anche senza il sostegno del suo partito. Inevitabilmente, la questione è diventata oggetto di dibattito a margine del congresso socialista, che si è tenuto durante il weekend a Zurigo. Un congresso convocato per elaborare la piattaforma elettorale in vista delle elezioni del 2003, ma che ha assunto anche il carattere di “assemblea generale” per preparare la successione di Ruth Dreifuss in consiglio federale. Alle “candidate alla candidatura” si è dunque presentata l’occasione per confrontarsi con i compagni di partito, per farsi conoscere, per rilasciare interviste, per rispondere alle critiche mosse dai giornali e dai militanti socialisti. In questo contesto, ad aver giocato meglio le proprie carte è stata a nostro avviso proprio Patrizia Pesenti, che non si è lasciata influenzare dalle polemiche che l’hanno investita, ma che ha approfittato delle circostanze per ribadire la sua fedeltà al Partito socialista (di cui è membro da circa vent’anni) e il desiderio di ottenerne la fiducia. Pesenti era richiestissima dai media (molto di più delle “concorrenti”), ma ha trovato il tempo anche per intrattenersi con diversi rappresentanti del Ps. In particolare con i parlamentari federali, che a metà novembre dovranno designare i candidati ufficiali alla successione di Ruth Dreifuss. Pur non essendo in grado di riferire i contenuti di questi colloqui, ci è parso di capire che la candidata ticinese ha lasciato buone impressioni a chi non la conosceva. In generale, si può affermare che il resto del partito non ha preso troppo male le dichiarazioni che le vengono contestate, anche se una parte di delegati non ha nascosto la propria insofferenza: «se Pesenti dovesse accettare l’elezione in governo contro la volontà del gruppo parlamentare socialista, si autoescluderebbe dal partito», ci ha dichiarato un influente deputato del Ps ed esponente dell’ala moderata, dunque teoricamente piuttosto vicino a Patrizia Pesenti (per quello che valgono le definizioni naturalmente). Altri non hanno invece voluto anticipare alcun giudizio: «non possiamo basarci sulle dichiarazioni che leggiamo sui giornali – ha detto ad area un dirigente del Pss – Attendiamo almeno di sentirle dalla diretta interessata in una sede ufficiale» (l’audizione del comitato direttore è prevista per l’8 novembre, ndr). Non sembra esserci insomma la disponibilità a farsi influenzare da certe polemiche, in parte reali e in parte montate ad arte per sbarrare la strada ad una candidata che (almeno per ora) gode del sostegno (indispensabile) dei partiti borghesi. Nel frattempo però si è materializzato un nuovo ostacolo per la ticinese: la candidatura del consigliere agli Stati neocastellano Jean Studer. Anche se la presidente socialista Christiane Brunner e la capogruppo alle Camere Hildegard Fässler hanno già più volte escluso la disponibilità ad eleggere un uomo, non si può dimenticare che Studer (in politica da venticinque anni) a Berna gode di grande stima. Pur essendo un antimilitarista, è ben visto anche da molti rappresentanti borghesi, che lo considerano un politico competente e con alle spalle una solida esperienza politica. Studer insiste molto sul suo essere “romando” e sulla sua capacità di rappresentare una corrente di pensiero che ha guadagnato peso in seno al partito socialista. Come dire: in questo senso sono meglio di Patrizia Pesenti. A Studer non si potrà nemmeno rimproverare di operare contro la presenza femminile in governo, visto che nel suo cantone ha già rinunciato per ben due volte a candidarsi al consiglio di Stato per fare spazio a pretendenti donne. Difficile credere che lo faccia una terza volta. La sfida a Patrizia Pesenti è lanciata!

Pubblicato

Venerdì 25 Ottobre 2002

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