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Oltre al danno anche la beffa

di

Michele De Lauretis
Il rapporto dare-avere regola l'esistenza umana. Non solo di singoli e famiglie, ma anche degli Stati che da un lato percepiscono imposte e contributi mentre dall'altro erogano prestazioni e ridistribuiscono la ricchezza.
È quindi del tutto normale che in politica tenga banco il dibattito, mai concluso, su fisco e spesa.
Ad inizio maggio la direttrice del Dss Patrizia Pesenti ha pubblicato sul Corriere del Ticino un articolo in cui, per restare all'osso, affermava che prima di dirigersi verso aumenti di imposta era imprescindibile operare affinché tutti pagassero il giusto. Con buona pace per i furbetti del quartierino.
Un assunto che sarebbe dovuto piacere a tutto l'arco politico, anche quello corrierista, di centrodestra. Invece no, apriti cielo! Il solito Carlo Danzi (richiama alla mente quel bel cagnolone stampato sui 78 giri: "la voce del padrone"), Tullio Righinetti, Giovanni Galli e poi il suo direttore giù a recriminare con arrampicate sui vetri giunte fino ad inneggiare all'evasione fiscale. Smentite di lì a poco.
In particolare due arrampicatissime. Prima: la convinzione che l'accertamento tributario in Ticino sia al top della Confederazione (tant'è che si è deciso di... potenziarlo in maniera robusta e sono spuntati autorevoli ed allarmati rapporti inascoltati da anni che ne segnalavano l'insufficienza).
Seconda: che il gettito in Ticino sarebbe aumentato nonostante la sfilza di sgravi operata dalla seconda metà degli anni Novanta sino al 2003. Cifre alla mano sui dati di competenza e per soggetto fiscale, Manuele Bertoli ha dimostrato che è accaduto invece l'esatto contrario. Operando successivamente un altro paragone – che parla da sé – sulla radicale differenza fra l'evoluzione in Ticino di imposte federali e cantonali.
Passa mezzo anno e l'11 novembre scorso Patrizia Pesenti pubblica un secondo intervento (stavolta su Corriere del Ticino e Regione) dal titolo "L'equità fiscale perduta".
È interessante abbozzare ora alcune considerazioni.
Una è che il fuoco di fila originato dal primo intervento non si è ripetuto.
Anzi. Sull'unico intervento in replica apparso sul Corriere Giovanni Galli in sostanza concorda con quella che è l'importantissima premessa dell'articolo, vale a dire che la politica fiscale operata a cavallo del millennio ha reso inaffidabile il termometro del reddito imponibile, che può condurre redditi lordi per centinaia di migliaia franchi a comprimersi sotto i trentamila. Come dire: oltre al danno (costoro non pagano imposte) anche la beffa (e hanno pure la faccia di bronzo di chiedere, con diritto d'accesso, sussidi allo Stato!).
La critica mossa da Galli (un buon analista il cui difetto è che tutto quanto origina da sinistra per lui va combattuto) è che il commento si limiterebbe alla sola segnalazione del "difetto che sta nel manico" (titolo di un commento del radicale Franco Celio da cui ha tratto spunto la direttrice Dss), ma senza proporre soluzioni.
Ebbene, questo non è vero.
Sia il dipartimento, sia l'area politica della sinistra di soluzioni ne hanno proposte parecchie. Come è noto il Dipartimento sanità e socialità sta mettendo a punto il passaggio dal criterio di reddito imponibile a quello di reddito disponibile per l'erogazione degli aiuti alla popolazione nel pagamento dell'oneroso premio di cassa malati. Passaggio condiviso da ogni fronte politico e segno inequivocabile dell'avvenuta inaffidabilità del parametro "reddito imponibile cantonale", andato drogandosi nel tempo. Si tratta tuttavia di mettere in piedi quasi un sistema parallelo di accertamento finanziario.
Non solo. Il partito socialista ha lanciato nel 2005, con successo, un'iniziativa popolare che chiede di passare al reddito disponibile per i sussidi, senza usare tale riforma per ridurre gli aiuti ai cittadini. Casualmente Galli la dimentica; e cita invece un'iniziativa parlamentare di sei anni fa, ormai superata (se non altro dal pacchetto fiscale introdotto successivamente, nel 2003), con la quale si chiedevano tetti più elevati di reddito per la concessione degli aiuti. Né dice alcunché sulla possibile violazione della legge sulla gestione finanziaria dello Stato (principio della parsimonia) ipotizzata da Pesenti a proposito delle varie riforme tributarie.
E qui serve una parentesi sul quarto pacchetto di sgravi. Messaggio licenziato dal governo nella primavera 2001 poche settimane dopo un consuntivo 2000 che invece di 156 milioni di buco ne presenta 81 di avanzo di cassa; rapporto votato dal parlamento nel 2002 poco dopo aver ricevuto il consuntivo 2001 che invece di 147 milioni di buco sventola 19 milioni di avanzo, sempre di cassa. Logica conclusione di tutti: pioggia di milioni, grande ricchezza, restituiamo ai cittadini. Malauguratamente le cose stavano ben diversamente e invano i socialisti reclamavano i dati sui gettiti per competenza e non per cassa, dati che saranno consegnati solo alcuni anni più tardi, a cose fatte. Dimostrando che si stava ballando sul Titanic. Fine della parentesi.
Tornando all'unica critica, quella di non fare proposte, va segnalato che sul Paese, organo Udc, Carlo Danzi (17 novembre) fa ancora una volta affermazioni fasulle, che sono sue mere deduzioni. La prima è che l'intento radicosocialista, dice, sarebbe quello di  togliere deduzioni fiscali ed inasprire la pressione. Non capisce che fisco più equo non vuol dire più fisco, ma miglior fisco. E sì che non ci vuol tanto, ma non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. Un esempio per tutti. I socialisti hanno proposto da tempo di trasformare la deduzione per figli a carico. Invece di lasciar dedurre 10 mila 500 franchi a qualsiasi reddito, si passi ad uno sconto di imposta. Ogni famiglia con tre figli deduce 31 mila 500 dal proprio imponibile, ma il "guadagno" è nettamente superiore per una famiglia con 200 mila franchi di lordo rispetto alla famiglia con 80 mila franchi di lordo. Visto che i figli hanno lo stesso costo, molto più giusto sarebbe lo sconto finale di imposta, sulla tassazione; ad esempio 500 franchi per ciascuno.
Altra cosa che Danzi non capisce (o finge di non capire) è che il discorso sul rapporto ormai taroccato lordo/imponibile non viene fatto, come egli scrive, per «la ricetta radical-socialista: aumentare le imposte». Viene fatto per ricreare giustizia, per evitare di dare a chi non ha bisogno.
E sì che proprio l'Udc fa ora della trasparenza (pilastro della democrazia) il proprio motto elettorale. Ebbene, mentre da sinistra si opera trasparenza, da destra si punta ancora sulla mancata/distorta informazione.
Dopo, tutti capiscono che va operato un distinguo fra due famiglie con 150 mila franchi di incasso annuo lordo ciascuna, delle quali la prima senza figli e la seconda con prole.

Pubblicato

Venerdì 24 Novembre 2006

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