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Oh when the Saints go marching in...

di

Libano Zanolari
Quando i Santi, i Giusti si metteranno in marcia, let me in that number, fa che sia uno di loro; ma dove vanno i Santi? A Saint Moritz. Come se il sito engadinese che in lingua autoctona (o ex autoctona?) si chiama San Murézzan fosse nel Derbyshire o nel Lancastershire o nella contea di Robin Hood, il Nottinghamshire. O magari negli States d’America. Oh when the Saints… La vicenda s’ingarbuglia perché il romancio a (xxx) Moritz è parlato ormai solo da qualche vecchio o giovane snob. San Murézzan è diventato Sankt Morítz perché la maggioranza è di lingua tedesca, anzi germanica. Esattamente come Ronco sopra Ascona fra qualche anno si chiamerà Kleiner Weingut Ueber Ascona. E fra qualche anno ancora, quando sarà scoperto dal nipote del figlio di Bush accasato con la nipote di Condoleeza Rice si chiamerà Little Wineyard Upper Ascona. Non bisogna essere troppo conservatori in materia di lingue che prendono il sopravvento, che diventano il latino imperiale del tempo; ma nemmeno troppo servili, e soprattutto servili anzitempo: ossia prima che l’evoluzione storica e antropologica decreti se una lingua sia viva, morta o moribonda. E soprattutto non bisognerebbe essere servili nei confronti dei potenti, semplicemente perché ad esserlo potrebbero lasciare cadere dal loro ricco piatto qualche briciola. Ma così non è specialmente nella lingua italiana che passata dalle tragicomiche trovate dei fascisti che modificavano Karin Putzer in Carina Pizia o giù di lì, a quelle attuali che impongono sempre più il latino del tempo, cioè l’inglese, anzi l’american-english. Per cui è assolutamente impossibile che un sito con il nome di un santo che si accompagna a Moritz venga definito “san” come San Francisco o San Gallo o San Benedetto del Tronto. Il “san” è troppo banale, non ha sufficiente glamour, non splende, non è “hollywoodiano”. Dunque Saint Moritz. Detto da tutte le televisioni italiane che dovrebbero esser d’esempio a noi piccoli provinciali. Detto e scritto. Su tutti i giornali. C’è anche qualche giornalista che negli ultimi 29 anni (dai mondiali del 1974) ha tentato invano di spiegare a colleghi che scrivono per i grandi quotidiani italiani che il Saint è in primo luogo errato e in secondo inutilmente servile. Niente. Perversi. E superati comunque in perversione dall’enfant du pays Gianfranco Kasper presidente della Fis, che ha tralasciato la lingua italiana per salutare in russo i figli dei neoricchi eredi dell’Impero sovietico. C’est l’argent qui fait la guerre. Gli italiani in quel paese engadinese non sono più importanti come una volta. Perché ci vanno, ma riempiono il baule della macchina di cibo autoctono perché non possono più permettersi di fare la spesa e di vivere in un certo modo in… Saint Moritz.

Pubblicato

Venerdì 21 Febbraio 2003

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