C’è chi li ritiene una risorsa con un potenziale di inestimabile valore per l’essere umano e chi invece li reputa una possibile minaccia per la salute e l’ambiente che ci circonda. Stiamo parlando degli Ogm, gli organismi geneticamente modificati. Di sicuro però c’è solo “di sapere di non sapere”. O almeno, di non saperne abbastanza. In votazione il prossimo 27 novembre, insieme all’apertura domenicale dei negozi situati nelle stazioni e negli aeroporti, il popolo svizzero è chiamato a pronunciarsi su una moratoria di 5 anni sull’utilizzo di questi prodotti su suolo elvetico. Ma «il 27 novembre non si tratta di decidere se si è per o contro gli Ogm», ci ha detto il presidente dell’Unione contadini ticinese Peter Hess. «Per noi agricoltori è una semplice questione di buon senso. In questo marasma di dati scientifici e di opinioni discordanti ci sembra saggio aspettare un po’ di tempo e vedere cosa succede. Nessuno è in grado di garantire che le nostre colture non verranno intaccate dalle semenze Ogm e fra gli uomini di scienza non c’è accordo neppure sugli effetti che possono avere sulla salute. Perché non essere prudenti allora? Oggi come oggi non abbiamo bisogno di Ogm in Svizzera». Il testo dell’iniziativa chiede infatti che per 5 anni, a partire dal momento di un’eventuale approvazione, siano vietate l’importazione e la messa in circolazione di piante, parti di piante e sementi geneticamente modificate in grado di riprodursi e che sono destinate ad essere usate all’aria aperta, a fini agricoli o forestali. La moratoria riguarda inoltre anche tutti gli animali transgenici destinati alla produzione di alimenti o di altri prodotti agricoli. Attualmente la legge elvetica sull’ingegneria genetica prevede tale divieto unicamente per i vertebrati. Gli iniziativisti lo vogliono estendere anche agli invertebrati, come ad esempio le api. Non si tratta quindi di dire “no” all’ingegneria genetica e alle sue possibili applicazioni ma di aspettare “alla finestra” e vedere cosa succede. Di questo avviso è una coalizione molto ampia che comprende le organizzazioni dei contadini e della difesa dei consumatori, le associazioni per la protezione dell’ambiente – in prima linea il Wwf – e alcune associazioni per l’aiuto allo sviluppo. Ma non solo: nel comitato d’iniziativa sono presenti 15 consigliere e consiglieri nazionali di 6 diversi partiti, tra cui i Verdi, il Partito socialista, il Partito popolare democratico e l’Unione democratica di centro. Una volta serrate le fila è però rimasta unicamente la compagine rosso-verde per il “sì” alla moratoria, mentre il Ppd nazionale (ancora una volta a differenza di quello ticinese), il Plr e l’Udc si sono schierati contro l’iniziativa. In questo primo appuntamento sulla votazione del 27 novembre area ha messo a confronto l’opinione di Roberto Aerni, proprietario di una tenuta agricola sul Piano di Magadino, e Gian Placido Giamboni di Aquila in Val di Blenio. Hanno opinioni diametralmente opposte. Eppure tutti e due appartengono al mondo contadino ticinese e allo stesso partito. Quella Udc che oggi è contraria alla moratoria ma che in passato ha costruito il proprio successo grazie anche al rapporto privilegiato intrattenuto col mondo agricolo che si sentiva in pericolo dall’entrata nello Spazio economico europeo. Ne esce un quadro interessante dei timori ma anche delle speranze di chi “lavora sul terreno” da una vita e che “sì” o “no” a parte guarda da debita distanza l’intrusione dell’ingegneria genetica nell’agricoltura. Roberto Aerni, per quale motivo è favorevole alla moratoria di 5 anni sui prodotti Ogm in votazione il prossimo 27 novembre? Aerni: voglio essere onesto, non sono un esperto di Ogm. È una materia ostica quella dell’ingegneria genetica sulla quale ci chiamano a votare. Io ne ho sentite di tutti i colori, come credo anche Gian Placido. Prendiamo le informazioni che ci passa il convento. Cioè tutto e il contrario di tutto. Io faccio il contadino da 40 anni e sinceramente qualche timore ce l’ho con questi prodotti modificati dall’uomo. Visto che nessuno è in grado di darci delle garanzie credo sia saggio aspettare e vedere se la ricerca sarà in grado di dirci qualcosa in più fra qualche anno. Io non voglio correre pericoli e non voglio essere responsabile per la salute di chi mangia i miei prodotti. Ritengo che la prudenza sia d’obbligo. Gian Placido Giamboni, anche lei è contadino come il signor Aerni. Non condivide i suoi timori? Giamboni: no, perché c’è già una legge federale che regola l’ingegneria genetica. A mio parere questa iniziativa è inutile. Ma oltre ad essere inutile è anche pericolosa. Perché si sbarra la strada alla ricerca, e la ricerca è la conoscenza di cui abbiamo bisogno. Sono però d’accordo con Roberto che oggigiorno non ne sappiamo abbastanza. Aerni: non è vero che si sbarra la strada alla ricerca, può continuare in laboratorio. Quando vado a votare lo faccio sempre pensando che la mia scheda potrebbe essere quella decisiva. È una grande responsabilità andare a votare e su un argomento come questo davanti a noi c’è una montagna che non conosciamo. Ma non bisogna essere ingenui. Dietro agli Ogm ci sono enormi interessi di multinazionali che vogliono venderci le loro sementi e i loro prodotti agricoli. Credo che mettergli un po’ le briglie, come con questa moratoria, è un buon segnale. Andare pian pianino non ci farà sicuramente male in questo caso. Giamboni quali vantaggi si potrebbero avere da un utilizzo immediato dell’ingegneria genetica nell’agricoltura svizzera? Giamboni: in futuro, se si potesse ad esempio ottenere la licenza per poter coltivare mais geneticamente modificato, magari i ricercatori potrebbero trovare una soluzione a un problema che abbiamo con questo ultimo parassita che è arrivato appunto per il mais: la diabrotica virgifera. Ma lei utilizzerebbe queste sementi Ogm nei suoi campi? Giamboni: ma non è così facile, si deve ottenere una licenza a livello svizzero prima. Anche senza questa moratoria passeranno parecchi anni prima che si possa coltivare a cielo aperto questi Ogm. Ma supponiamo che domani la Monsanto o la Syngenta arrivino da lei e le regalino tutte le sementi di cui ha bisogno. Le utilizzerebbe? E poi mangerebbe Ogm l’anno prossimo? Giamboni: no, senza conoscere gli effetti non li userei. Bisogna avere una garanzia assoluta e nessuno ce la dà. La legge svizzera è molto restrittiva. Io ho fiducia che non ci sarà nessun abuso. Non credo che da noi permetterebbero certe cose. Quindi il suo è un atto di fiducia verso i politici. Giamboni: sì. È così, ma oggi non me li metterei comunque nel piatto gli Ogm. La moratoria in ogni caso non risolve nulla, non fa altro che spostare il problema più in là. Aerni: torniamo al parassita di cui parla Gian Placido. Sono problemi che fanno parte della natura, sono sempre esistiti. Ma si corrono rischi reali solo quando si ha una monocoltura. Basta fare una rotazione, come si è imparato secoli fa. Abbiamo tutto da guadagnarci dalla varietà. Se invece andiamo dietro alla logica del grande sfruttamento finiamo con la monocoltura e questi problemi parassitari diventano insormontabili agli occhi di chi vuole il profitto costi quel che costi. Se seguiamo la logica del grande appezzamento sul piano di Magadino c’è spazio solo per un contadino. E poi si va a finire come in Argentina che coltiva soia transgenica su grande scala con i suoi parassiti che si sono man mano rafforzati. Ora sono costretti a spruzzare comunque tonnellate di diserbanti ed erbicidi. Dove è il vantaggio? Io sono preoccupato per il piede che hanno preso le cose, sento che si può risolvere la fame nel mondo con gli Ogm, che si guarirà da tante malattie. Forse sarà così, io lo spero. Lo dobbiamo sperare tutti. Ma intanto abbiamo un mondo dove la ricchezza continua ad essere distribuita male, dove produciamo cibo che buttiamo via perché non fa fare soldi. Non sono uno specialista, ma queste assurdità le abbiamo sotto agli occhi. Se si “sragiona” così il giogo ce lo mettiamo a noi stessi, non al mulo. La moratoria di 5 anni non basta? Fosse per me l’avrei fatta di 15. Aerni il suo partito, l’Udc, dice di votare “no”… Aerni: sono alcuni lustri che l’Udc è lontana da noi contadini. Oggi sono più sulla linea di Schmid che di Blocher, tanto per intenderci. A cosa serve avere un mucchio di soldi se poi non te li puoi godere perché i poveri del mondo bussano alla tua porta? È una questione di coscienza. Giamboni dove sbaglia Aerni secondo lei? Giamboni: mon si tratta di errori. Io gli dico di avere fiducia. La ricerca sugli Ogm può semplificarci la vita. E poi in Svizzera non lasceremo spazio a scelte che ci possono mettere in pericolo. Ci vorrà tempo prima che arrivano gli Ogm. Aerni: per me il 27 novembre si tratta di dare un segnale. Io e Gian Placido abbiamo visioni opposte. Io voto “sì” perché voglio dire che non siamo disposti a farci mettere il paraocchi dai grandi che vogliono fare soldi alle nostre spalle. Giamboni: è vero, io ho un’altra ottica anche se posso capire le argomentazioni di Roberto. Speriamo che la scienza ci darà delle risposte definitive, per questo dobbiamo lasciare che i ricercatori possano lavorare.

Pubblicato il 

11.11.05

Edizione cartacea

 
Nessun articolo correlato