Alla vigilia dell'incontro per la seconda tavola rotonda, il comitato di sciopero esprimeva preoccupazione sull'andamento delle trattative. Uno scetticismo da parte delle maestranze che non escludeva la rottura delle trattative e la ripresa dello sciopero. Al termine della seconda tavola rotonda, sono apparsi invece i volti sorridenti della delegazione degli operai e Gianni Frizzo ha esclamato: "Giustizia è stata definitivamente fatta!" Per capire che cosa abbia permesso di capovolgere la situazione all'interno della sala, area ha incontrato la squadra di consulenti tecnici del comitato di sciopero: Christian Marazzi, Spartaco Greppi e Federico Corboud (Supsi).

I collaboratori scientifici non avevano partecipato alla prima tavola rotonda presieduta dal mediatore Franz Steinegger, l'incaricato dal Consiglio federale di trovare soluzioni che garantissero il futuro delle Officine bellinzonesi. Nel primo incontro, le parti si erano scambiate la documentazione economica che provava la bontà delle tesi contrapposte sostenute. Da un lato, la direzione delle Ffs sosteneva il necessario trasferimento  delle locomotive a Yverdon e la vendita ai privati del settore manutenzione carri. Sull'altro versante, le maestranze bellinzonesi con dati alla mano dimostravano la redditività delle Officine e la loro competitività nel mercato dei trasporti su rotaia. Il gruppo di consulenti degli operai e dei sindacati, l'economista Marazzi, il ricercatore Greppi e l'economista Corboud (gruppo di cui ha fatto parte anche l'esperto in materia ferroviaria Roman Rudel), ha analizzato nel dettaglio le cifre fornite dalla dirigenza Ffs.

Crescita entropica di Ffs

Il mediatore  Steinegger a sua volta ha affidato a due esperti l'analisi delle documentazioni fornite dalle due parti. Con quali risultati? Lo abbiamo chiesto ai tre esperti ticinesi: «All'inizio della seconda tavola rotonda il giudizio dei due esperti del mediatore Steinegger ha dissipato i primi dubbi: le Officine di Bellinzona erano in utile e non avevano in alcun modo pesato sul deficit globale dell'azienda Ffs Cargo. La chiusura e il trasferimento delle locomotive da Bellinzona a Yverdon avrebbero causato costi enormi, stimati nell'ordine di 40 milioni di franchi. Inoltre, la politica seguita nel settore internazionale di Ffs Cargo era fallimentare. Il traffico internazionale generava una gran mole di lavoro che l'azienda non era in grado di affrontare. Obbligatorio dunque per le Ffs ricorrere a ditte esterne, a subappaltare i lavori, incontrando alla fine costi maggiorati rispetto agli introiti. Il nostro gruppo di esperti l'ha definita "crescita entropica". In altre parole significa crescere di 100 producendo scarti per 150. Una crescita fasulla, che in realtà mangia il capitale, producendo un effetto moltiplicatore contrario. Secondo noi, la dirigenza Ffs, pur essendo in un contesto di crescita è riuscita a perdere». Ai lettori vale forse la pena ricordare che Nicolas Perrin prima di diventare il 1° gennaio di quest'anno direttore di Ffs Cargo, era responsabile del settore Internazionale Ffs Cargo. Quel settore la cui strategia è stata appena sopra descritta come fallimentare.

Garanzie o ottimizzazione?

Come si sono preparati gli esperti per affrontare la tavola rotonda lo spiega Marazzi: «Prima del secondo incontro, ci siamo imposti di raggiungere un punto fermo nel corso dei colloqui. Dovevamo riuscire a separare due argomenti che nella prima tavola rotonda apparivano come una cosa unica. Il primo era la discussione sull'ottimizzazione della resa delle Officine di Bellinzona (costi di produzione, tempi, salari ecc.), mentre il secondo erano le garanzie di base per il mantenimento delle officine (investimenti strutturali, clientela ecc.). L'essere riusciti a disgiungere questi due argomenti ha permesso di fare notevoli passi avanti per arrivare a quelle conclusioni che sono state definite una vittoria. La priorità durante la tavola rotonda è stata data alle garanzie strutturali, mentre l'ottimizzazione della resa delle Officine è stata delegata ad un gruppo di lavoro misto". In altre parole, decidere quanti turni fare, che orari e a quali paghe è una questione interna, da risolvere tra i lavoratori, rappresentati dalla commissione del personale, e la direzione dell'Officina di Bellinzona. Discutere del tempo di pausa non è il senso della tavola rotonda.
Greppi tiene però a specificare: «Va sottolineato un aspetto importante deciso durante la trattativa su questo punto: il ruolo dei quadri e i tecnici delle Officine. La direzione  aveva impedito loro di parlare con gli operai dei processi di ottimizzazione allo studio, generando una spiacevole situazione per quadri e ingegneri. Costretti al silenzio, i rapporti con gli operai si erano deteriorati. Invece, dopo che alla seconda tavola rotonda si è garantito il diritto a ingegneri e tecnici di trasmettere informazioni al comitato di sciopero, i rapporti si sono subito fatti più rilassati. È dunque caduto un monopolio dell'informazione da parte della direzione». Ciò permetterà al gruppo di lavoro sull'ottimizzazione di studiare come organizzare la produzione in un ambiente sereno e franco.

Pubblico e privato

Per esperti e comitato di sciopero il nodo principale da sciogliere era la garanzia strutturale del mantenimento dell'officina bellinzonese . Spiega Marazzi: «Subito si è deciso di stracciare le lettere d'intenti con le ditte private alle quali la Ffs Cargo voleva affidare il servizio manutenzione carri. E questo è stato un gesto molto importante, poiché confermava la volontà di mantenere in mano pubblica anche questo settore. In secondo luogo, si è parlato degli investimenti, intesi come afflusso di nuovo capitale, necessario per potenziare la competitività delle Officine bellinzonesi. Entro il 2010 sono stati garantiti 10 milioni, di cui due destinati all'ufficio vendita di Bellinzona per acquisire clientela italiana. La data scelta ha sollevato dei timori da parte sindacale e delle maestranze, poiché coincide con la scadenza del Ccl Ffs». La diffidenza che ha aleggiato durante tutta la trattativa verteva sulla paura operaia che le Ffs avessero per obiettivo di rendere competitive le Officine con lo scopo di venderle al privato. L'esempio lo illustra l'economista Corboud: «Nei processi di privatizzazione spesso avviene che i costi siano collettivizzati, mentre gli utili sono privatizzati. Prendiamo il caso delle Officine: negli ultimi anni i dipendenti hanno seguito ottomila ore di formazione. Un privato che comprerebbe l'officina, versando oltretutto dei salari inferiori a quelli del Ccl Ffs, si aggiudicherebbe degli operai molto qualificati senza aver speso un franco nella formazione".

Il futuro possibile

Un altro momento ad alta tensione, è stato quando la direzione Ffs ha comunicato di non voler fornire alcuna informazione sulle strategie aziendali a lungo termine delle ferrovie svizzere. «Se è comprensibile che la direzione Ffs si rifiuti di spiegare le ragioni di scelte strategiche dell'intera azienda partendo da un piccolo pezzo quale sono le Officine – spiega Marazzi –, è altrettanto condivisibile che le maestranze, preoccupate per la sopravvivenza della loro fabbrica, vogliano conoscere il destino di questa nei grandi progetti strategici. Si è dunque raggiunto il compromesso che le Ffs parlino delle strategie globali inerenti alla struttura bellinzonese».
In sintesi, da questa seconda tavola rotonda sono uscite le garanzie necessarie per la sopravvivenza delle Officine bellinzonesi perlomeno nel breve-medio periodo. E il futuro? «Quando sarà operativa Alptransit sarà possibile valutare nuovi scenari per le Officine. Non dimentichiamo che ci sarà un'iniziativa popolare sulla quale ci si dovrà esprimere e potrà essere l'occasione per indicare ulteriori nuovi scenari per il futuro dell'officina bellinzonese» conclude Greppi.

Pubblicato il 

06.06.08..

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