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Officine Ffs, "vittime" del loro successo

di

Francesco Bonsaver
Anche i top manager sbagliano. La recente storia delle Officine Ffs di Bellinzona n'è un esempio lampante. Nel marzo 2008 la direzione Ffs annunciò la chiusura dello stabilimento bellinzonese «perché non redditizio». Oggi, tutti gli attori, dirigenza Ffs compresa, definiscono lo stato economico delle Officine come buono, competitivo e promettente per il futuro.

«Lo sciopero ha avuto uno sviluppo positivo» ha dichiarato Franz Steinegger, il moderatore della tavola rotonda tra Ffs e Comitato di sciopero, alla televisione della Svizzera italiana lo scorso sabato (come conferma nell'intervista concessa ad area a pagina 7 in basso). Le maestranze di Bellinzona avevano dunque ragione nell'opporsi alla chiusura e nel rifiutare fumosi discorsi economici che alla prova dei fatti si sono rivelati falsi. Senza la reazione dei lavoratori, le motivazioni dei manager sarebbero state prese per vere senza nessuna verifica. «A medio e lungo termine il futuro delle officine è assicurato. Se penso a quelle che erano le proposte originali (quelle del marzo 2008, ndr.); ebbene le officine continueranno con la manutenzione delle locomotive e dei carri merci e avranno una priorità per le componenti delle ruote» ha spiegato Steinegger.
Paradossalmente, i pericoli per il futuro delle Officine viene dal loro successo. Hanno molto lavoro e delle possibilità di mercato oggi frenate dai limiti fisici degli spazi e dall'infrastruttura. Non solo, manca anche personale qualificato.
Ottenuto il potenziamento dell'ufficio vendite rivendicato dalle maestranze, (oggi 3 posti di lavoro a tempo pieno) oggi sono necessari investimenti per poter soddisfare le richieste dei nuovi potenziali clienti, come ci spiega Gianni Frizzo, presidente della commissione del personale officine «Il mercato interno non dà sufficienti garanzie per il futuro. (per mercato interno s'intende Ffs Cargo e Hupac, ndr). C'è dunque la necessità di avere nuovi clienti terzi, che hanno già dimostrato interesse nei confronti della qualità del lavoro offerto dalle Officine». Un nuovo cliente acquisito è Crossrail, impresa privata di trasporto, che dal 2010 ha affidato alle Officine di Bellinzona la manutenzione della sua flotta treni cargo. Ma vi sono altri potenziali clienti.
Si pensi ai treni dei pendolari insubrici, Tilo, senza andare troppo lontano. La manutenzione di questi treni di nuova generazione ha però una particolarità. Deve essere svolta sull'intero convoglio e non sui vagoni divisi. Ci vogliono quindi strutture ampie in grado di contenere l'intero convoglio. Da qui la richiesta di investimenti per ovviare al problema. «Una proposta noi l'abbiamo avanzata da tempo: le vecchie officine di Biasca. Ma sulla maggiore disponibilità di spazi e infrastrutture ci vuole una decisione delle ferrovie e delle autorità cantonali». All'ultima tavola rotonda erano presenti anche Laura Sadis e Marco Borradori per il governo cantonale. «Il Cantone ha sempre partecipato alla tavola rotonda. Nell'ultima riunione in particolare, il Ticino si è mostrato compatto nella difesa del futuro delle Officine» conclude Gianni Frizzo.
Ora si attende la presa di posizione del governo ticinese sul rapporto recentemente consegnato dalla Supsi sugli scenari possibili del futuro delle Officine.
Un rapporto atteso, anche perché dovrebbe dare delle risposte politiche all'iniziativa popolare « Giù le mani dalle Officine: per la creazione di un polo tecnologico-industriale nel settore del trasporto pubblico», sottoscritta da quasi 15mila cittadini.
Sul fronte della tavola rotonda, i partecipanti hanno concordato in quella che doveva essere l'ultima riunione lo scorso 28 maggio, di prolungarne la sua esistenza fino al prossimo anno. Una decisione positiva per le maestranze bellinzonesi visti i risultati fin qui ottenuti nell'ambito dello strumento della tavola rotonda, «un luogo dove la discussione paritetica viene valorizzata grazie ad un mediatore super partes» conclude Frizzo. 

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Venerdì 11 Giugno 2010

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