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Officine Ffs, normale precariato

di

Stefano Guerra
Mentre Ffs Cargo Sa (la divisione merci delle Ferrovie federali svizzere) annuncia drastici tagli del personale impiegato in pianta stabile, il numero di lavoratori temporanei assunti da agenzie private di collocamento e impiegati nei suoi diversi servizi continua a crescere. Ne è un esempio lo stabilimento industriale di Bellinzona, appartenente al servizio materiale rotabile che l’azienda intende “riposizionare” entro la prossima primavera sopprimendo un numero ancora imprecisato dei suoi circa 950 impieghi. Nelle officine Ffs della capitale – e in misura minore negli impianti di servizio di Chiasso e Lugano-Vedeggio – da anni si registra un costante calo del personale fisso, una flessione solo parzialmente compensata dall’impiego di lavoratori in genere poco qualificati e remunerati a ore. Una sorta di normalizzazione del precariato di cui area si era già occupata nell’estate del 2003, e che da allora è andata approfondendosi. Un fenomeno che, sommato ad altri (“esternalizzazione” di diverse attività, chiusura dello stabilimento di Biasca, aumento delle pressioni sui lavoratori, ecc.), è sintomatico della graduale perdita di centralità delle officine di Bellinzona nella strategia transnazionale della Ffs Cargo, sempre più orientata verso i mercati germanico e italiano, sempre meno verso quello interno. I 378 lavoratori delle officine Ffs di Bellinzona devono essere più produttivi. Lo ha detto a chiare lettere il direttore generale di Ffs Cargo. Il ridimensionamento della rete di trasporto interno (progetto “Fokus”) e la conseguente riduzione del numero di locomotive e di carri in circolazione, le minori necessità di manutenzione delle nuove macchine, così come l’agguerrita concorrenza sia in Svizzera sia nei paesi confinanti, fanno sì che «la produttività [delle officine di Bellinzona] deve assolutamente crescere», ha detto Daniel Nordmann in una recente intervista a laRegioneTicino. Per fare ciò bisognerà tagliare ancora l’organico. «Se non riusciamo ad ottenere miglioramenti, l’esistenza futura delle Officine di Bellinzona potrebbe essere in pericolo perché si assisterebbe a una fuga dei clienti, più attratti dai prezzi praticati in Germania per la manutenzione dei vagoni», ha ammonito il numero uno di Ffs Cargo. Nuove soppressioni di posti di lavoro a Bellinzona sono inevitabili. Negli ambienti sindacali si parla di una sessantina di posti in meno nello stabilimento della capitale, ai quali secondo il sindacato Sev ne andrebbe aggiunta un’altra decina fra il personale amministrativo quale conseguenza del progetto “Riduzione costi strutturali” annunciato a fine ottobre. Nessun licenziamento, solo prepensionamenti e trasferimenti interni o esterni tramite un programma di riqualifica interno che però potrebbe anche uscire malconcio dal rinnovo del contratto collettivo di lavoro (Ccl) in scadenza a fine 2006... La cura dimagrante, la cui entità sarà nota solo in primavera, farà ulteriormente scendere il numero degli effettivi impiegati in pianta stabile alle officine di Bellinzona. Nel 1993 vi lavoravano 540 persone. I collaboratori erano già meno di 500 (483) nel ‘98 e da allora l’erosione è proseguita: 443 nel 2000, 411 nel 2003, fino ai 378 a fine settembre 2005. A ciò va aggiunto anche il calo del numero di apprendisti, passati dai 72 del 2000 ai 52 di quest’anno. Esiste una chiara correlazione tra questo calo del personale fisso e il crescente ricorso a personale interinale collocato in particolare dall’agenzia Adecco con cui Ffs Cargo ha stipulato un contratto di collaborazione a livello nazionale. A Bellinzona, la direzione delle officine si era rivolta all’Adecco a cavallo tra il 2001 e il 2002. Il numero di lavoratori interinali pagati ad ore, occupati essenzialmente in attività non qualificate e non soggetti a Ccl era cresciuto nei mesi successivi fino a toccare quota 17 nel marzo del 2003 (oltre ai 6 in servizio a Chiasso). Motivo? Far fronte a momentanei “picchi di produzione”, ci aveva detto allora il portavoce di Ffs Cargo Stefan Appenzeller. “Picchi di produzione” o produzione normale che sia, sta di fatto che dai circa 25 lavoratori temporanei impiegati nel 2003 a Bellinzona, Chiasso e Lugano-Vedeggio, si è passati ai 30-35 del 2004 e ai circa 45 di quest’anno (una trentina solo alle officine di Bellinzona; una dozzina quelli poi assunti in pianta stabile). Una progressione che Ffs Cargo, da noi interpellata, ascrive alle attività per lo sviluppo e l’installazione sulle locomotive degli strumenti per il rilevamento dei segnali in cabina (Etm/Etcs) impiegati in futuro sulla nuova linea Mattstetten-Rothrist e nella galleria di base del Lötschberg. La tendenza dovrebbe invertirsi nel 2006, quando il numero di collaboratori temporanei impiegati in Ticino dovrebbe dimezzarsi attestandosi attorno alle 20-25 unità. Intanto però, in un documento consegnato lunedì all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio ticinese, il Sev manifesta la «quasi certezza» che vi sia una tendenza in atto a sostituire collaboratori fissi con personale interinale anche nel settore amministrativo delle officine. E alla riunione costitutiva del comitato “Giù le mani dall’Officina di Bellinzona” (vedi a lato), fianco a fianco stavano un lavoratore “temporaneo” impiegato da oltre due anni nel magazzino e un collega “fisso” da oltre 13 anni, una delle 9 persone ad aver ricevuto nelle scorse settimane la lettera di disdetta del contratto di lavoro in una sorta di “antipasto” di ciò che potrebbe succedere ad altri suoi colleghi in primavera. Produttività è anche questo.

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Venerdì 2 Dicembre 2005

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