Prendo spunto dalle giornate dell'esercito svizzero che si sono appena concluse a Lugano. Le truppe se ne sono andate lasciandoci quel senso di vuoto e malinconia e quel delicato sentore di cherosene sul quale viaggiano nostalgici i ricordi. Un sospiro di tristezza e il cittadino orgoglioso in uno dei suoi migliori impeti patriottici pensa in cuor suo "cento di questi giorni dell'esercito".
Eppure resta anche qualche rammarico. È vero, l'esercito ha voluto farsi conoscere dai cittadini che contribuiscono a mantenerlo efficiente, pingue e ben equipaggiato. Però, permettetemi un appunto: troppe simulazioni. Per far conoscere fino in fondo le sue temibili potenzialità belliche avrei auspicato qualche azione più concreta. Non so, l'esplosione di una mina a Cornaredo, un autentico bombardamento aereo con abbattimento di un pedalò. Perdite assolutamente sopportabili ma che avrebbero dimostrato anche ai più scettici la nostra forza. Giacché le truppe erano schierate si poteva anche pensare alla riconquista di Campione d'Italia. Tanto la vicina Repubblica ripudia la guerra per costituzione e poi non sarebbe riuscita a reagire col governo comunista e traballante che si ritrova. Insomma in nome del solito quieto vivere e del politicamente corretto abbiamo perso un'occasione. Tra l'altro un'azione del genere avrebbe anche scoraggiato i soliti giovinastri contestatori sedicenti pacifisti. Quelli che si sgolano per dimostrare che l'esercito è solo un costoso e pericoloso giocattolino nelle mani di bambinoni in divisa.
La domanda ricorrente è: a cosa serve l'esercito? Io tralascio di dire del suo ruolo nel creare uomini migliori e sull'aiuto che elargisce a tutta la popolazione. Concentriamoci piuttosto sul suo incontestabile compito di difesa. "Da chi?", grugniscono gli scettici. Al che rispondo: possiamo forse fidarci del perfido Liechtenstein che preme alle nostre frontiere? Uno staterello sornione che sicuramente si prepara ad attaccarci per espandere il suo modello monarchico. Ma noi abbiamo capito benissimo quanto machiavellico è il principe del Liechtenstein. E non venite a dire che perché è piccolo bisogna temerlo meno. Conoscete la vicenda biblica di Davide e Golia, no? Mi fido del Liechtenstein come di uno scorpione sotto la sabbia. Naturalmente non manteniamo aggiornato il nostro arsenale bellico solo per difenderci dal subdolo Principato. Anche le repubbliche possono costituire una minaccia temibile. Avete sentito parlare di recente della Repubblica di San Marino? No? È un segno inequivocabile che sta tramando nell'ombra. È così, can che abbaia non morde, Stato che non fa parlare di sé attacca. Tutti distratti dai programmi iraniani di arricchimento dell'uranio e intanto nessuno si preoccupa di cosa stia combinando San Marino. Ma il sottile stratega elvetico non si fa minchionare e tiene testa a tutte le minacce col suo addestratissimo esercito di impiegati di banca, contabili, assicuratori, alpigiani… perché noi svizzeri siamo tutti preparati a posare zappe e libri contabili quando si tratta di difendere la Patria. 

Pubblicato il 

30.11.07

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