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Obiettivo licenziamento

di

Francesco Bonsaver
Una filiale di una catena di vendita al dettaglio qualsiasi, in un luogo qualsiasi. Un lavoratore qualsiasi. Anzi, non è proprio un tipo qualunque. È una persona che non è disposta ad accettare qualsiasi imposizione. Da anni svolge il suo lavoro con passione. Gli piace lavorare bene e per questo chiede rispetto. Avendo la responsabilità di un numero di collaboratori e di un reparto, non esita a difendere le condizioni di lavoro. Nel suo profondo è convinto della necessità di aumentare il personale per far fronte ai compiti. I numeri gli danno ragione. Ma non è un signor No. Propone soluzioni operative per migliorare l'organizzazione del lavoro, anche con lo stesso personale. Sono proposte frutto di esperienza diretta di una vita passata al "fronte" vendita. La direzione non apprezza. I suoi consigli, invece di essere considerati una risorsa, sono visti con fastidio. Lui diventa un problema. Per liberarsi, l'azienda decide di metterlo sotto pressione imponendogli obiettivi sempre più difficili, quasi irraggiungibili, da realizzarsi sotto costante e stretto controllo. Alla lunga, lui non regge la situazione psicologicamente e fisicamente. Alla fine l'azienda lo licenzia. È una storia vera.

Probabilmente molti lavoratori, e non solo del settore vendita, hanno riconosciuto in questo racconto un'esperienza simile già vissuta nel proprio ambito professionale.
La storia, realmente accaduta secondo le indicazioni fornite dall'interessato e dal sindacato Unia che lo tutela, ha visto protagonista Giglio Gaetano*. È l'amara conclusione di un rapporto di lavoro di un cinquantenne padre di 3 figli, due dei quali ancora agli studi. Per diciotto anni ha lavorato alla filiale Jumbo di San Antonino. Era caporeparto del settore Giardinaggio da circa 16 anni. La direzione di Jumbo «rifiuta categoricamente» le accuse di Unia. «Debolezza nei confronti del personale e lacune nell'applicazione e nella messa in pratica delle norme e delle procedure Jumbo». Queste  le ragioni dall'azienda del licenziamento.
Secondo Jumbo, Giglio è stato sottoposto a tre valutazioni nell'arco di cinque mesi. Nel corso dell'ultima valutazione, nell'aprile di quest'anno, la ditta «constata che gli obiettivi fissati non erano stati raggiunti» e di conseguenza «si è vista costretta a licenziare Giglio».
Il sindacalista di Unia Vincenzo Cicero non ha dubbi: Giglio è stato licenziato per il suo atteggiamento fermo e coerente. Il primo punto della difesa delle condizioni di lavoro decenti del caporeparto Giglio era l'insufficienza del personale.
Nel 2005 La filiale Jumbo di San Antonino aumenta la superficie di vendita della filiale di San Antonino, passando da 2'300 metri quadrati a 4'400. Il personale viene ridotto da 24 a 21 collaboratori. È evidente l'aumento di produttività richiesta ai collaboratori. La formula per una maggiore produttività sembra dunque ridursi ad avere meno personale al quale affidare più compiti.
Anche l'azienda ammette, indirettamente, il problema. Nel suo comunicato scrive: «al fine di appianare una mancanza effettiva di personale – invocata dal signor Giglio per giustificare i ritardi e i cattivi risultati – la direzione di Jumbo ha sempre assunto dei sostituti». Un'affermazione contestata dal sindacalista Cicero: «Ad oggi, nemmeno Giglio è stato sostituito dopo il suo licenziamento. La prassi dell'azienda in questi ultimi anni è stata di non sostituire il personale che lasciava il posto».
Una carenza di personale che ovviamente si ripercuote sul lavoro. Secondo Giglio «il risultato è che tra colleghi si crea un clima conflittuale. Malgrado la filosofia aziendale esalti l'importanza del lavoro di gruppo, nella realtà si è spinti ad una concorrenza spietata tra i reparti e tra colleghi». Cicero racconta che lo scorso mercoledì c'è stata una rissa all'interno del negozio. La miccia pare sia stata proprio la carenza di personale. «Si arriva fino alle botte pur di arrivare a conquistare un aiuto supplementare» chiosa il sindacalista.
«La situazione nei reparti – continua Giglio – è diventata talmente fuori controllo, al punto in cui sono saltati tutti gli schemi. Due anni dopo il mio arrivo in questa azienda, sono stato nominato capo reparto. Ma negli ultimi 5-6 anni non so più cosa ero diventato» In che senso? «Vista l'insufficienza di tempo dovuto alla carenza di personale nei reparti, correvamo tutti ovunque per metterci una pezza. Il risultato era una confusione di ruoli dalla quale ne deriva l'assenza di una visione d'insieme. E il lavoro ne risente parecchio perché diventa disorganizzato». L'azienda spingerebbe dunque alla concorrenza tra i reparti interni alla filiale. Do – it contro Giardinaggio, Giocattoli contro Deco. Alla fine di ogni settimana, vengono esposti in bella evidenza le cifre dei reparti. «Non è questo il problema principale» precisa Giglio «L'esposizione dei risultati avveniva già anni fa. La differenza è che prima si analizzava il perché dei risultati e si discuteva come migliorarli. Erano uno stimolo alla riflessione in un clima di collaborazione tra i reparti. Oggi no, sono solo lo strumento di una sterile competizione».
Il funzionario sindacale difende l'impegno di Giglio: «Non chiedeva altro di poter lavorare in un ambiente sano, nell'interesse della ditta stessa. Non si è limitato a rivendicare l'aumento di personale. Aveva anche formulato delle proposte operative per migliorare l'organizzazione del lavoro».
Erano proposte semplici e razionali, frutto di una conoscenza del mestiere maturata in molti anni. I consigli di Giglio non sono mai stati presi in considerazione, almeno finché lavorava. «Dopo il suo licenziamento – aggiunge Cicero – il reparto è stato potenziato con due aiuti estivi, il lavoro è stato riorganizzato sulla scorta di due proposte fatte a suo tempo dallo stesso Giglio».
Ora l'ex dipendente, sostenuto da Unia, ha inoltrato una causa contro licenziamento abusivo chiedendo o la reintegrazione di Giglio nell'azienda o la penale massima prevista dalla legge. Già qualche anno fa, Unia ha vinto una causa contro Jumbo per licenziamento abusivo di una delegata sindacale nella stessa filiale di San Antonino. «Come sindacato siamo convinti della necessità di sconfiggere queste pratiche, anche attraverso la pubblica denuncia. Sono comportamenti inaccettabili, che ledono i diritti democratici sui posti di lavoro» conclude Cicero.

* nome di fantasia, l'identità della persona è nota alla redazione.

L'esercito degli ispettori

Non lesina spese la catena Jumbo per tenere sotto costante controllo i suoi dipendenti. È il caso di questa catena, ma la realtà in negozi simili non si discosta di molto.
Si parte da Mister Shopper, un finto cliente che si aggira per le filiali Jumbo per chiedere informazioni. Il suo scopo è valutare il grado di consulenza di ogni collaboratore. Al terzo ammonimento, è previsto il licenziamento.
Un'altra figura di controllo è specifica per le cassiere. Il suo compito è testare se una cassiera è in grado di impedire i furti. Secondo il sindacalista di Unia Vincenzo Cicero, una cassiera è stata ammonita perché non si è accorta del furto di punte di trapano nascoste all'interno di un vaso contenente una pianta.
Un'altra persona ha la responsabilità di verificare la corretta esposizione dei cartelli e prezzi nelle varie filiali.
Poi vi è l'ispettore di settore, incaricato di supervisionare uno specifico spazio vendita (esempio giardinaggio). Due volte l'anno, dodici gerenti di filiali entrano in un negozio per valutarlo. Vi è poi il direttore regionale, alla cui competenza sono affidati per zona geografica sette – otto filiali, nelle quali saltuariamente effettua delle visite, a volte annunciate altre no. Stesso compito spetta al vice direttore regionale. Infine, ai controllori citati, si aggiungono i controllori del gruppo Manor, al quale la catena Jumbo è affiliata.
In conclusione, un mini esercito di ispettori tiene sotto controllo i dipendenti di Jumbo. «Per noi è chiaro che un controllo può essere facilmente indirizzato da parte della direzione, diventando strumento repressivo in mano all'azienda» afferma il sindacalista di Unia Vincenzo Cicero.
In altre parole, quando si vuol trovare un errore ad un dipendente, basta fargli molti controlli che prima o poi qualcosa salta fuori. Ed è quanto sarebbe successo nel caso di Gaetano Giglio (si veda articolo a lato). Ancora Cicero: «nell'arco di pochi mesi, Giglio è stato sottoposto più volte a valutazioni straordinarie, in maniera più assidua rispetto agli altri Capi settore» Il risultato dei controlli, negativo, è stato la ragione per la quale Giglio è stato licenziato.

Pubblicato

Venerdì 5 Settembre 2008

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