Politica

Obiettivo insabbiare

In campagna elettorale, tutti cercano la massima visibilità. Non sembra essere il caso per Marco Chiesa, candidato uscente per il Consiglio degli Stati e presidente nazionale dell’Udc. Domenica scorsa ha infatti rinunciato a partecipare alla trasmissione elettorale della Rsi, Zero Astensione. Chiesa era sulla lista dei partecipanti, ma all’ultimo momento negli studi di Comano è comparso il collega di partito Paolo Pamini. È molto probabile che il politico non abbia voluto affrontare la discussione sulla Ticiconsult, la fiduciaria sua e del presidente cantonale del partito e consigliere nazionale Piero Marchesi che per oltre un anno ha operato – contrariamente a quanto previsto dalla legge – senza avere al suo interno un fiduciario autorizzato. La domanda è stata così fatta a Pamini che, stizzito, ne ha approfittato per una risposta fuori luogo contro la Rsi.


È indubbio che la vicenda, emersa da un’inchiesta del Tages Anzeiger e raccontata nel dettaglio anche da area, stia mettendo in imbarazzo i vertici dell’Udc. Logico, d’altronde, per un partito che sventola la bandiera dei valori svizzeri e si sciacqua la bocca con la parola legalità.


La strategia difensiva di Chiesa e Marchesi è duplice. Da un lato tentano di spostare il discorso su un (peraltro scivoloso) piano giuridico e dall’altro denunciano un attacco politico «radico-socialista». L’obiettivo è chiaro: insabbiare la vicenda, servendosi anche di testate giornalistiche “amiche”, come Teleticino e il Corriere del Ticino che lo intervistano ma senza nemmeno sfiorare la questione.


Come auspicato dai diretti interessati, sulla vicenda è così calata una sorta di torpore mediatico che, nel nostro piccolo, abbiamo cercato di risvegliare tramite un commento pubblicato prima su naufraghi.ch poi ripreso da laRegione. Sono molte le perplessità politiche che suscita la creazione di una fiduciaria da parte di Marco Chiesa solo quattro giorni dopo la sua nomina alla testa dell’Udc. Anche perché vi sono tracce che mostrano come la sua società abbia legami diretti con il partito. Non stupisce allora che l’articolo della Regione che sollevava tali perplessità abbia fortemente irritato il presidente Udc e che il medesimo giorno la competente autorità di vigilanza – che sottostà al consigliere di Stato leghista e membro dell’Udc Norman Gobbi – abbia inviato ai media un comunicato stampa che ha solo creato ulteriore confusione. Lasciando erroneamente intendere che la Ticiconsult abbia potuto beneficiare di una deroga.


Ma resta aperta una domanda fondamentale: cosa è avvenuto dopo la segnalazione del caso all’autorità cantonale da parte della Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari nel novembre 2022? Sono state fatte delle verifiche presso la Ticiconsult? Oppure, malgrado il sospetto di una violazione della legge e della prassi, si è atteso che la situazione venisse sanata con l’arrivo in società di un fiduciario autorizzato, a fine agosto 2023? L’aggressiva sicumera dei diretti interessati farebbe propendere per la seconda ipotesi. Il che solleva il dubbio che il peso politico di una persona sia garanzia di un trattamento “morbido”.
Di qui il dovere di chiarezza da parte dell’autorità cantonale.
 

Pubblicato il

12.10.2023 10:14
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