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Obiettivo assicurati à la carte

di

Stefano Guerra
Ritardi nei pagamenti, modi bruschi con gli assicurati, richiesta di anticipi sui costi dei medicinali in modo da tagliar fuori i malati cronici, affiliazione condizionata alla sottoscrizione di assicurazioni complementari e di franchigie opzionali interessanti solo per chi è sano. Sono diverse le strategie messe in atto dalle casse malattia per selezionare la “clientela” nell’ambito dell’assicurazione di base obbligatoria (Lamal), per attirare i cosiddetti “buoni rischi” (persone giovani e/o sane) e sbarrare la strada a (o sbarazzarsi di) quelli “cattivi” (persone anziane e/o malate). Operata da acquisitori delle stesse casse o da agenti assicurativi più o meno indipendenti, la selezione dei rischi è uno dei risvolti più inquietanti della concorrenza tra gli assicuratori malattia, teoricamente obbligati per legge ad affiliare chiunque all’assicurazione di base, ma in pratica liberi di essere selettivi e quindi sempre a caccia dei migliori rischi, o dei meno peggiori. Benché sia pressoché impossibile valutarne modalità e diffusione, il fenomeno della selezione dei rischi appare in espansione, tanto che nelle scorse settimane – dopo anni di pratiche disoneste – persino il ministro della sanità Pascal Couchepin ha finalmente reagito minacciando sanzioni. Come nel resto della Svizzera, anche in Ticino la selezione dei rischi nell’ambito dell’assicurazione obbligatoria è una realtà diffusa. Diffusa ma difficilmente individuabile e quantificabile, poiché frutto di strategie più o meno subdole. «Resta un fenomeno impalpabile», dice Bruno Cereghetti. In un’intervista rilasciata ad area all’indomani dell’ultima stangata sui premi cassa malati, il capo dell’Ufficio cantonale dell’assicurazione malattia l’aveva definita «un vero cancro dell’assicurazione sociale»: «Come si fa ad eliminare un cattivo rischio con un procedimento subdolo?», si era chiesto Cereghetti: «Semplice, si tratta male l’assicurato in questione oppure gli si pagano i rimborsi con grande ritardo fino a quando l’interessato non decide di abbandonare la sua cassa per passare ad un’altra. Il sistema più “diretto” è quello adottato da dei veri e propri “Terminator”, ossia degli agenti che ogni volta che, su commissione, riescono ad allontanare un cattivo rischio da una cassa ne hanno in cambio un vantaggio economico». «Il fenomeno esiste», riconosce il segretario generale di Santésuisse Ticino Giampaolo De Neri, che però non si sbilancia. Le segnalazioni che giungono ogni anno al segretariato di Bellinzona si contano sulle dita di una mano. «Noi non possiamo far altro che trasmetterle all’autorità cantonale di vigilanza [l’Ufficio dell’assicurazione malattia, ndr], però non siamo a conoscenza dei risvolti». L’Associazione consumatrici della Svizzera italiana (Acsi) il problema della selezione dei rischi lo conosce bene. Ogni anno le vengono segnalati «alcune decine di casi, difficili da provare perché non c’è mai nulla di scritto», dice la segretaria generale Laura Regazzoni Meli. Parallelamente al costante aumento dei premi, negli ultimi anni nella Svizzera tedesca e in Romandia1 sono sorte società di consulenza specializzate che si propongono di dare una mano agli assicurati a districarsi nel complesso campo dell’assicurazione malattia e ad individuare le possibilità di risparmio. Queste società, o degli agenti assicurativi più o meno indipendenti, offrono i loro servizi anche alle casse malattia, aiutando quest’ultime a selezionare i rischi. In genere le casse più grandi dispongono di una rete di agenti incaricati di rimpinguare il portafoglio assicurativo, ma alcune di esse ricorrono pure ad acquisitori che pagano in funzione dei contratti stipulati, modalità retributiva che fa della consulenza un atto mai completamente disinteressato. Difficile dire quanti siano in Ticino gli acquisitori indipendenti, e quanti quelli specializzati nell’assicurazione malattia («pochi, ma ci sono», dice Laura Regazzoni Meli). Difficile pure tracciarne il profilo e trovare conferma dell’esistenza di veri e propri agenti “Terminator”, specializzati nell’allontanamento dei cattivi rischi in una sorta di “mobbing” assicurativo denunciato da Bruno Cereghetti nell’intervista concessa ad area. «Verosimilmente si tratta di persone tuttofare, che sanno essere convincenti sia nell’acquisizione che nell’espulsione dei cattivi rischi», precisa il capo dell’Ufficio assicurazione malattia che invita «a non fare di tutta un’erba un fascio» riconoscendo «il lavoro buono e onesto di molti assicuratori». Non certo quello di un acquisitore che lo scorso anno, come riporterà il prossimo numero del periodico dell’Acsi “La borsa della spesa”, contattò una giovane donna straniera che convinse a cambiare cassa malattia. L’assicurata, intenzionata a sottoscrivere anche delle complementari, ha una malattia non grave. L’agente la rassicurò: “è un dettaglio, nulla di grave”. La donna inoltrò così la disdetta al suo vecchio assicuratore. Ma alla prima sollecitazione (per una consultazione medica legata alla sua malattia) la nuova cassa l’ha accusata di aver compilato in modo non veritiero il formulario di affiliazione. La sua “frottola” le è valsa l’accusa di reticenza e l’applicazione di una riserva sulla malattia taciuta. «Il fatto che un dipendente della cassa malati consigli il candidato ad affiliarsi e lo aiuti a rispondere alle domande della proposta di assicurazione non esula il candidato dal dover rispondere in modo veritiero e di essere attento alle circostanze (?)», scrive alla donna il suo nuovo assicuratore... L’impietosa selezione dei rischi (una pratica che i conoscitori del settore in Ticino attribuiscono in particolare ad alcune casse romande) inquieta da tempo i responsabili cantonali dell’assicurazione malattia. Un paio d’anni fa il Groupement latin des assurances sociales (Glas, ente che riunisce appunto i responsabili della Svizzera romanda, di Berna e del Ticino) avevano allestito un rapporto interno sul fenomeno. In quel documento, spedito all’allora Ufficio federale delle assicurazioni sociali (Ufas), si chiedeva un severo intervento dell’autorità federale per arginare il fenomeno, con ammonimenti e se del caso sanzioni. Da allora si è mosso qualcosa? «No», risponde un laconico Cereghetti. Che però intravede qualche motivo di speranza nelle dichiarazioni rilasciate recentemente da Pascal Couchepin alla SonntagsZeitung: «Se appuriamo che le casse cercano attivamente di sbarazzarsi di persone malate e anziane, allora ricorreremo a sanzioni. Posso immaginarmi di infliggere multe fino al 10 per cento della cifra d’affari. Ciò spaventerà le casse», ha avvertito il ministro della sanità. Osserva Cereghetti: «Se Couchepin pronuncia parole così dure significa che il fenomeno esiste eccome. Se fosse stata solo una situazione sporadica il consigliere federale non se ne sarebbe uscito con esternazioni del genere». Soluzioni? Quel «se appuriamo» pronunciato dal ministro della sanità dopo anni di pratiche opache e disoneste non lascia presagire alcunché di promettente, anche perché le possibilità di investigare e sanzionare sono assai limitate. Dal canto suo, la Fondazione per la protezione dei consumatori propone di ridistribuire il fondo di compensazione dei rischi, alimentato da tutte le casse malattia, non solo in base all’età e al sesso degli assicurati ma anche tenendo conto dell’efficacia degli assicuratori nella gestione dei cattivi rischi. Tale ridistribuzione dovrebbe permettere a quest’ultimi di abbassare i propri premi. Per Laura Regazzoni Meli, invece, la soluzione al problema della selezione dei rischi è una sola: una cassa malati unica, oggetto a livello federale di una riuscita iniziativa popolare che tra dicembre e gennaio ha raccolto circa 112 mila firme (10’500 in Ticino) e sulla quale si voterà verosimilmente nel 2007. 1 “Les assurés perdus face aux primes, un marché convoité”, Le Temps, 27 settembre 2005. 2 “Wir werden den Anteil der Generika erhöhen”, SonntagsZeitung, 25 settembre 2005. Aumenti dei premi, che fare? Innanzitutto «informarsi, scegliere le casse meno care, aumentare la franchigia e verificare se non si è già assicurati contro gli infortuni presso il proprio datore di lavoro», consiglia Laura Regazzoni Meli. Per quel che riguarda invece le assicurazioni complementari, la segretaria generale dell’Associazione consumatrici della Svizzera italiana (Acsi) invita a verificare le prestazioni offerte, «per sapere cosa coprono effettivamente e per chiedersi poi se sono veramente necessarie». La disdetta per le assicurazioni complementari, inoltre, non dev’essere inoltrata prima di aver ricevuto la conferma scritta di affiliazione da parte del nuovo assicuratore. Oltre a verifiche e buon senso, gli assicurati da quest’anno dispongono di un’arma in più, anche se dalle implicazioni non ancora chiare e dagli esiti non scontati. Con una sentenza del 1. febbraio 2005, il Tribunale federale delle assicurazioni (Tfa) di Lucerna ha riconosciuto l’ammissibilità di ricorsi contro le notifiche dei premi di cassa malati. Il ricorso ha effetto sospensivo: “congela” l’aumento del premio fino al termine della procedura giudiziaria. Le cose però vanno fatte bene: «gli assicurati devono chiedere alla cassa una decisione formale sull’aumento, opporsi e, nel caso in cui venisse confermata, ricorrere al Tribunale cantonale delle assicurazioni e semmai al Tribunale federale delle assicurazioni», spiega Laura Regazzoni Meli. L’Acsi (tel. 091 922 97 55; fax 091 922 04 71; e-mail acsi@acsi.ch; www.acsi.ch) mette a disposizione una serie di fogli informativi e di lettere tipo per aiutare gli assicurati a ottimizzare i premi della loro cassa malati ed eventualmente a cambiare cassa. Il servizio telefonico di consulenza sulle casse malati è in funzione ogni venerdì dalle 9 alle 12 (tel. 091 922 97 55). Utili informazioni in italiano sui premi e sulle possibilità di risparmio anche sui siti dell’Ufficio federale della salute pubblica (www.bag.admin.ch/kv/beratung/info_praemien/i/infoblaetter.htm), www.comparis.ch e www.bonus.ch.

Pubblicato

Venerdì 7 Ottobre 2005

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