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Obbligo formativo fino a 18 anni, un investimento per il futuro

di

Anna Biscossa

La Commissione parlamentare “Formazione e cultura” ha approvato nei giorni scorsi, all’unanimità, il rapporto che stabilisce di portare l’obbligo formativo per tutte le giovani e i giovani ticinesi fino a 18 anni. 

Se approvato dal parlamento, con questa decisione tutte le ragazze e i ragazzi residenti in Ticino, nel caso in cui non imbocchino e non seguano in modo autonomo un percorso formativo superiore dopo la scuola dell’obbligo, saranno accompagnati in modo obbligatorio fino ai 18 anni da un apposito servizio con l’obiettivo di permetter loro l’inserimento o il reinserimento in un percorso formativo che favorisca l’acquisizione di almeno un titolo del secondario II, cioè un titolo di apprendistato, e questo anche quando le loro storie personali o sociali renderanno questo obiettivo difficile da raggiungere. 

 

Sul medio periodo con questo progetto si vuole così portare la quota di giovani in possesso, a 25 anni, di un titolo del secondario II dall’attuale 88% dei giovani del Ticino al 95% (la media nazionale è attualmente del 91%). 

Per centrare questo obiettivo si è quindi deciso di mettere in campo le risorse necessarie per fornire a questi giovani un accompagnamento quasi individuale, in grado di permetter loro di trovare un percorso formativo a loro adatto. 

 

Le famiglie saranno coinvolte nel raggiungimento dell’obiettivo, nel senso che il cambiamento di legge, che impone l’obbligo formativo fino a diciott’anni, imporrà loro di rispettare appunto quest’obbligo, contribuendo in modo attivo a indirizzare la propria figlia o il proprio figlio verso una formazione. 

 

Attenzione però! Non si tratta di un obbligo scolastico, perché non necessariamente questi percorsi avverranno in modo continuativo sempre e comunque dentro una scuola. 

 

Si potranno infatti prevedere, ad esempio, periodi di stage nelle aziende, il recupero preventivo del diploma di scuola media, l’eventuale recupero di competenze scolastiche di base eccetera, cioè percorsi commisurati al reinserimento di ciascun giovane nella dimensione formativa.

Numericamente non parliamo di grandi cifre: le giovani e i giovani che potranno far capo al servizio sono valutati tra le 250 e le 300 unità. 

E nonostante i numeri relativamente ridotti e le contenute risorse necessarie per attuare il progetto, si tratta di un cambiamento di legge davvero sostanziale, di fondamentale importanza, direi quasi storico. 

Perché fare in modo che tutte le giovani e i giovani residenti in Ticino possano raggiungere l’acquisizione di un titolo di secondario II, può davvero cambiare il futuro, fornendo loro gli strumenti necessari per conquistare e poter gestire la loro indipendenza lavorativa e quindi sociale.

E investire oggi risorse per far diminuire domani il numero di persone in assistenza o a beneficio di aiuti sociali è davvero un ottimo investimento, anche in termini finanziari oltre che sociali, dato che i costi generati dalle prestazioni sociali sono bene diverse da quelle necessarie per fornire questo servizio!

 

Speriamo dunque che il 25 maggio il parlamento faccia proprio questo progetto politico, già implementato nel Canton Ginevra con ottimi risultati, con la stessa convinzione mostrata dalla Commissione “Formazione e cultura”! 

Pubblicato

Venerdì 22 Maggio 2020

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