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Oaxaca in Messico: rivoluzione e repressione

di

Francesco Bonsaver
Il vicino sud degli Stati Uniti, il Messico, è in crescente fermento politico e sociale. A quasi due mesi dalle elezioni per la presidenza della Repubblica del 2 luglio, vige ancora l'incertezza su chi sarà effettivamente il futuro presidente messicano. Su oltre 41 milioni di voti, avrebbe vinto con uno scarto di 250mila schede Felipe Calderon, il candidato del Partido de Accion Nacional (Pan) partito di destra che già occupava la carica di presidente del Messico con Vicente Fox. Risulterebbe così sconfitto il candidato di centrosinistra Andrés Manuel López Obrador, per anni sindaco di Città del Messico. Nel frattempo nello stato di Oaxaca è in atto una rivolta che gli osservatori non esitano a definire una rivoluzione.

Sull'esito delle elezioni presidenziali il condizionale è d'obbligo, visto che i risultati sono stati fortemente contestati ed è in corso una verifica del conteggio da parte dell'Istituto federale per le elezioni. Anche a livello internazionale la vittoria di Calderon è stata accolta con molta prudenza, tanto che gli unici premier che si erano subito congratulati con Calderon per la vittoria, il presidente americano Bush e il primo ministro spagnolo Zapatero, hanno dovuto fare marcia indietro, dichiarando ora di voler aspettare il responso definitivo delle urne.
Secondo numerosi osservatori, oltre ai classici sistemi di brogli elettorali sovente usati nel passato in Messico, quali la "urna gravida" (un'urna elettorale contenente fin dall'inizio numerose schede già preconfezionate) o la "scheda tacos" (una scheda elettorale farcita con altre schede) in occasione di queste elezioni sono stati impiegati dei sistemi di broglio moderni, di tipo informatico. Autorevoli commentatori parlano di "colpo di stato tecnico". L'opposizione guidata dal candidato Lopez Obrador non accetta una simile sconfitta e da settimane continua a protestare con azioni diverse che paralizzano l'attività del governo federale.
L'unica cosa certa è che dalle urne è uscito un paese profondamente diviso. Il Nord e la classe dominante hanno votato per la destra, mentre il sud e i poveri hanno scelto il candidato del centrosinistra. A questa divisione si aggiunge il più alto tasso d'astensionismo registrato nella storia messicana: oltre il 40 per cento.
In parte esso è frutto dell'Altra Campagna organizzata dall'Esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln), il cui elemento più famoso, il Subcomandante Marcos, ha girato per tutto il Messico in una sorta di contro campagna elettorale, invitando le persone a costituire una nuova forma di organizzazione sociale che formuli un modo diverso di fare politica, concepita dal basso, elaborata dai molti movimenti sociali che compongono la società civile, in opposizione al sistema politico attuale gestito da una classe politica definita corrotta. «Non abbiamo fiducia in nessun partito e non c'interessa chi vincerà le elezioni presidenziali. In qualsiasi caso il nostro obiettivo è sostituire il sistema politico attuale con qualcosa di profondamente diverso» ha dichiarato Marcos durante l'Altra campagna. L'alto tasso d'astensionismo non si spiega però solo per gli effetti dell'Altra campagna dell'Ezln, ma è sintomo anche di un crescente disinteresse e disillusione dei messicani nei confronti della politica.
In questo clima di confusione istituzionale e di vuoto politico a livello federale, si stanno moltiplicando su scala regionale nei diversi stati che compongono il vasto territorio messicano, situazioni sociali e politiche altamente conflittuali. L'esempio più emblematico è quanto sta avvenendo nello stato di Oaxaca, situato nel sud del Messico, la cui capitale è Oaxaca di Juarèz, una rinomata città turistica. Un conflitto in atto da diverso tempo, ma che ha avuto un innalzamento nel livello di scontro quando il governatore dello stato, Ulises Ruiz, ha ordinato il 14 giugno di sgomberare un presidio dell'associazione degli insegnanti. Lo sgombero violento, ha scatenato una rivolta che gode del sostegno di ampie fasce della popolazione locale, raggruppatasi nell'Associazione popolare del popolo di Oaxaca (Appo). In questo momento, trenta municipi dello stato, venti palazzi governativi tra cui la Casa del Governo, il parlamento statale e il Tribunale superiore di giustizia di Oaxaca, una emittente televisiva e quattro radio, sono sotto controllo dell'Appo. L'attività statale è completamente paralizzata, mentre la polizia locale si rifiuta di pattugliare le strade. Un alto ufficiale è dovuto andare a spiegare le motivazioni dei poliziotti di questo rifiuto a Canal 9, la principale tv locale, occupata dal primo agosto dalle donne appartenenti all'Appo. Se per ora la rivolta ha un carattere prevalentemente pacifico, la risposta del governatore Ruiz, è di "guerra di bassa intensità", ossia disinformazione pilotata, repressione, uso di paramilitari e omicidi. Finora sono già sei i morti dall'inizio del conflitto.
Un omicidio è stato commesso durante una manifestazione pacifica organizzata dall'Appo il 10 agosto, nella quale cinque cecchini hanno aperto il fuoco sui manifestanti, uccidendo un meccanico di 50 anni e ferendone gravemente altre due persone.I cinque assalitori hanno poi tentato di fuggire in una casa. Ma la fuga è stata seguita da alcuni passanti che hanno segnalato ai manifestanti l'edificio in cui gli uomini armati erano entrati. Immediatamente i manifestanti hanno appiccato il fuoco all'edificio, riuscendo a catturare quattro dei cinque membri della banda, rivelatisi poi essere paramilitari al soldo del governatore Ruiz. Il 21 agosto, un gruppo di paramilitari ha attaccato sparando gli studi di Canal 9, ferendo gravemente un membro dell'Appo alla testa. Martedì 22 agosto invece è morto un altro membro dell'Appo a seguito di un attacco armato ad una radio occupata dall'Appo.
Tra morti e arresti, occupazioni e presidi, il movimento sociale cresce costantemente, tanto che si parla di rivoluzione vera e propria. La paralisi del potere centrale a Città del Messico ha fatto sì che finora non siano intervenuti nello stato di Oaxaca le forze di polizia e militari federali. Il braccio di ferro continua a livello locale, in gran parte ignorato dai media nazionali e internazionali.

Pubblicato

Venerdì 25 Agosto 2006

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