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Nuovo progetto per la sinistra

di

Pietro Martinelli
Quando, 40 anni fa, incominciai a occuparmi di politica la cultura in Europa occidentale era orientata a sinistra. La ragione principale di questa egemonia non era né la presunta “dittatura” esercitata da una minoranza politica (come sostiene oggi la destra), né il conformismo. La verità più probabile era un’altra: la sinistra dopo essere stata protagonista della sconfitta del nazifascismo in Europa (una realtà storica fatta di resistenza e sacrifici che oggi, non a caso, si cerca di oscurare) non aveva ancora il governo delle cose, ma aveva il governo della speranza. Una speranza alimentata dai successi dello Stato sociale e dal processo di decolonizzazione in atto da una parte e dalla tenuta, pur tra luci e ombre, dell’esperienza comunista in Unione Sovietica dall’altra. Sembrava finalmente possibile che un cambiamento strutturale fosse alle porte e che il sol dell’avvenire potesse illuminare presto un mondo più giusto, in grado di coniugare a livello planetario libertà, fraternità e uguaglianza. Oggi questa speranza in questi termini non esiste più. La fine ingloriosa di 70 anni di comunismo in Russia, le lotte fratricide che hanno insanguinato le ex colonie (ma le ex potenze coloniali e il neocolonialismo hanno pesanti responsabilità ammesse proprio in questi giorni dal ministro inglese degli esteri Straw) e gli episodi di burocrazia, opportunismo e abusi che hanno alimentato momenti di sfiducia verso lo Stato sociale hanno reso tutto più confuso e incerto. Una confusione e una incertezza di cui ha approfittato la destra tradizionale per le sue controriforme e la destra più estrema per seminare populismo e demagogia approfittando della paura che creano i rapidi cambiamenti in atto. Una confusione e una incertezza alle quali i socialisti non sono ancora riusciti a contrapporre un nuovo progetto che possa ottenere l’adesione di buona parte della sinistra (non necessariamente di tutta) e di una parte determinante del centro. Se il progetto non esiste ancora dovrebbero tuttavia essere chiari almeno i due principi sui quali dovrebbe fondarsi: 1. L’etica dei valori, vale a dire la conferma dei valori storici e di quelli nuovi di riferimento della sinistra quali la solidarietà, l’equa ripartizione di risorse e occasioni, la tolleranza, la diversità vissuta come ricchezza della società, la libertà di scegliere il proprio modo di vivere nel rispetto degli altri, la difesa ambientale, la trasparenza. 2. L’etica della responsabilità, vale a dire la consapevolezza che le riforme, con le quali ci si potrà progressivamente avvicinare a una società che sappia tradurre questi valori in garanzie e comportamenti, devono tenere conto della realtà dei fatti, quindi di quello che è ragionevolmente possibile realizzare. Una consapevolezza che significa lavoro, realismo, competenza, razionalità e passione. Su cosa questo significhi per noi oggi in Ticino e in Svizzera penso di ritornare in un prossima occasione.

Pubblicato

Venerdì 29 Novembre 2002

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