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Nuovo fidanzamento sindacale

di

Anna Luisa Ferro Mäder
Il Sev (Sindacato del personale dei trasporti) e il Sindacato della comunicazione hanno fatto una promessa: «nel maggio del 2007 vogliamo fare la fusione». Lo hanno deciso a Berna le istanze competenti delle due organizzazioni. La nuova struttura dovrebbe essere operativa a partire dal 2009 e contare 80 mila iscritti.

L'esempio di Unia, il sindacato nato dalla fusione di tre organizzazioni dei lavoratori del settore privato, fa scuola. Questa volta sono i dipendenti delle ex regie federali che pensano di unire le forze per affrontare meglio le sfide di una società che cambia sempre più rapidamente.
All'unanimità, i delegati del Sindacato della Comunicazione riuniti in congresso hanno preso la decisione di principio in favore della fusione, dopo un dibattito «animato e interessante», precisa il vicepresidente Giorgio Pardini. Questa organizzazione, impegnata prima di tutto in difesa dei dipendenti di Posta e Swisscom, aveva vissuto alla fine degli anni '90 un profondo processo di trasformazione.
«Inoltre, nel 2002 le nostre strutture avevano subito un cambiamento radicale. Se non lo avessimo fatto, oggi ci troveremmo in difficoltà», precisa. Forse proprio quelle esperienze positive hanno reso consapevoli i delegati che è giunto il  momento di fare il passo successivo: la fusione appunto con un'altra organizzazione (si veda il riquadrato).
Il Sev e il Sindacato della comunicazione hanno deciso di avviare questo processo insieme perché sono convinte di avere molte cose in comune. «Abbiamo lotte comuni, terreni d'azione comparabili e i membri devono affrontare gli stessi mutamenti economici», afferma Christian Levrat, presidente del Sindacato della Comunicazione.
È un fatto che gran parte degli iscritti lavora presso aziende che fanno parte dei servizi pubblici e che sino a pochi anni fa erano assoggettati al diritto dei funzionari. Negli ultimi anni i due sindacati hanno fatto nuovi membri tra operatori privati dei loro principali partner sociali. Il processo di fusione ha coinvolto finora solo due organizzazioni, ma non anche la Vpod (sindacato degli insegnanti e del personale ospedaliero) o Garanto, che organizza il dipendenti delle dogane. È stata una scelta dettata dalla necessità di non appesantire troppo il processo, per non rischiare di metterlo in pericolo. Se la fusione si farà, dopo non è escluso che il processo sia aperto ad altre federazioni.
I due sindacati attuano questo processo in vista della fusione in un momento particolarmente difficile sul piano dei rapporti con la Posta e le Ffs. Il gigante giallo sta per mettere in atto il progetto Ymago, che prevede una nuova classificazione degli uffici postali e il taglio di centinaia di posti di lavoro. I ferrovieri invece incontrano molte difficoltà al tavolo delle trattative per il rinnovo del contratto. I postini non escludono di ricorrere all'arma dello sciopero ancora prima di Natale. Anche i ferrovieri cominciano a riflettere su questa possibilità. In particolare, i macchinisti hanno chiesto al Sev di preparare misure di lotta nel caso in cui si arrivi l'anno prossimo ad un vuoto contrattuale.
Questi conflitti potranno ulteriormente unire le due organizzazioni e rafforzare la voglia di arrivare presto alla fusione e alla creazione di un nuovo sindacato, il secondo per grandezza dopo Unia. I responsabili del progetto sanno che nei prossimi mesi li attende una grossa mole di lavoro sindacale, ma anche amministrativo per completare il processo che deve portare alla fusione. Durante la consultazione, ma anche durante i dibattiti di martedì sono state sollevate molte questioni che adesso andranno approfondite. Si tratta soprattutto di problemi pratici e finanziari. I membri vogliono sapere per esempio come saranno calcolate le quote e come saranno gestiti i beni patrimoniali.  
ll personale ha già ottenuto la garanzia che non ci saranno licenziamenti, ma non sono esclusi trasferimenti dalle centrali nelle regioni dove saranno create nuove sezioni.
Sembra scontato che il sindacato avrà la sua sede centrale a Berna, dove già operano ambedue le organizzazioni.
Dovranno anche essere definite le nuove strutture, i nuovi organi, le nuove sezioni, i gruppi professionali e il ruolo dei pensionati.
Come finora, il processo sarà condotto anche nei prossimi mesi in modo trasparente, aperto, costruttivo e coinvolgendo quante più persone possibili. Se tutto va come previsto, in maggio ci sarà l'atteso sì definitivo e poi il viaggio potrebbe concludersi nel 2009 con la nascita di un nuovo grande sindacato svizzero pronto ad affrontare le sfide che bussano alla porta.


Uniti (ma non unanimi) per esser più presenti

Anche il comitato federativo del Sev ha approvato l'idea di proseguire sulla strada della fusione, ma non all'unanimità. «La decisione è stata presa con 27 voti a favore e otto contrari», precisa il vicepresidente Giorgio Tuti, soddisfatto comunque del chiaro risultato espresso al termine di un lungo e acceso dibattito.
Il sindacato dei ferrovieri non ha mai vissuto un processo di profonda trasformazione e questo spiega in parte le opposizioni. La fusione provocherà radicali cambiamenti: «Noi siamo ancora organizzati secondo le professioni». Domani, questa logica sarà abbandonata in favore di quella del settore.
La forte maggioranza ha comunque ritenuto martedì che il progetto di fusione, che in autunno è stato oggetto di un'ampia procedura di consultazione interna, sia valido e valga la pena di essere sviluppato. Adesso dovrà essere migliorato e completato in vista dell'appuntamento del maggio 2007, quando i congressi delle due organizzazioni dovranno pronunciarsi definitivamente sulla fusione.
«La gente si è espressa a favore perché ha capito le ragioni che ci spingono a fare questo passo. La politica ci mette sempre più sotto pressione e lo stesso fanno i datori di lavoro, i mercati si aprono e aumenta la concorrenza. Allora – precisa Tuti – dobbiamo avere più peso a livello politico, migliorare la nostra capacità di mobilitazione ed essere più vicini agli associati».
«Con una organizzazione più grande saremo più efficaci nella difesa dei nostri interessi», rileva Pierre-Alain Gentil, presidente del Sev. «Una fusione ci permetterà di essere più vicino ai membri, attraverso una rete più ampia di segretariati regionali», aggiunge Cristian Levrat.

Pubblicato

Venerdì 24 Novembre 2006

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