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Nuove regole, a partire dall'Avs

di

Gianfranco Helbling
È un'ampia coalizione di sindacati, di partiti di sinistra, di movimenti ed organizzazioni di base che ha organizzato la manifestazione di sabato scorso sulla Paradeplatz di Zurigo, luogo simbolo del capitale finanziario svizzero. All'appello hanno risposto, stando alle stime degli organizzatori, circa 3 mila 500 persone. Obiettivo: chiedere un cambio di paradigma nella gestione dei capitali finanziari e sostenere al contempo l'iniziativa popolare lanciata dall'Unione sindacale svizzera (Uss) per permettere un pensionamento flessibile per tutti, in particolare per i bassi redditi, a partire da 62 anni. I motivi della protesta sono stati riassunti dal palco dal primo oratore ufficiale, il presidente dell'Uss e consigliere nazionale socialista Paul Rechsteiner: «il sistema neoliberale basato sui profitti e sugli inganni è un fallimento economico, una bancarotta morale e un pericolo per la democrazia. È ora di pretendere un cambiamento sociale in Svizzera e nel mondo». I presenti sulla Paradeplatz hanno protestato non solo contro un sempre più sfrontato sistema di speculazione finanziaria, ma anche contro la politica priva di qualsiasi visione a lunga scadenza del governo federale.

Paul Rechsteiner in particolare aprendo il comizio se l'è presa con il piano di salvataggio dell'Ubs varato da Consiglio federale e Banca nazionale. Un piano da 68 miliardi di franchi. Rechsteiner ha sottolineato che «questa somma enorme destinata ad una sola banca è stata decisa per mezzo di un decreto federale urgente, senza possibilità alcuna né di referendum, né di votazione popolare. E chi ha preso questa decisione viene anche a dirci che non ci sarebbero i soldi da investire nell'Avs». Non solo: queste stesse banche che ora con denaro pubblico sono state salvate sono anche quelle che versano importanti contributi per sostenere la campagna dei partiti borghesi e dell'organizzazione padronale Economiesuisse contro un'età di pensionamento flessibile, ha osservato Rechsteiner.
La bancarotta del sistema finanziario mondiale altro non è che uno dei risultati di 30 anni di politiche neoliberiste. Un altro risultato, ha proseguito Rechsteiner, è la rimessa in discussione delle conquiste sociali e la crescita esponenziale delle diseguaglianze: «qui a Zurigo l'uno per cento più ricco della popolazione possiede il 95 per cento del patrimonio detenuto dall'intera popolazione della città. E coloro che appartengono alle classi di reddito più elevate», ha aggiunto il presidente dell'Uss, «vivono in Svizzera mediamente dieci anni in più di coloro che appartengono alle classi di reddito più basse. È come in epoca feudale». Ma la crisi di oggi è anche un'occasione per avviare una svolta nelle politiche sociali. Per far questo però non bastano dei ritocchi al sistema: «si deve dargli un orientamento fondamentalmente nuovo», ha detto Rechsteiner. Insomma: più Avs e meno prodotti derivati, più salari per tutti e meno bonus eccessivi per pochi, più programmi di rilancio congiunturale e meno privilegi fiscali per i ricchi.
Il presidente del Partito socialista svizzero (Pss) Christian Levrat dal canto suo ha criticato in maniera particolare la consigliera federale Doris Leuthard, capo del Dipartimento federale dell'economia pubblica, che starebbe affrontando la crisi con i guanti di velluto. I suoi omologhi di altri paesi, posizionati assai più a destra di lei, «hanno invece capito», secondo Levrat, «che il sistema ha bisogno di limiti chiari e che l'economia ha bisogno di ampi programmi per essere rilanciata». Dal canto suo il consigliere nazionale ecologista Daniel Vischer ha auspicato che «lo Stato riprenda possesso della sua facoltà di dettare le regole e di farle rispettare». Sono inoltre intervenuti Florence Proton in rappresentanza di Attac e Sandra Vögeli per i giovani del sindacato Unia.


Dopo l'indignazione, la paura

L'obiettivo degli organizzatori della manifestazione di sabato era di portare in Paradeplatz, il cuore finanziario della Svizzera, almeno 3 mila persone. Un obiettivo modesto, per una manifestazione nazionale organizzata dall'Unione sindacale svizzera (Uss) con il Partito socialista svizzero (Pss) e tutti i sindacati e i partiti che fanno riferimento alla sinistra, oltre a numerosi movimenti di base. Alla fine dal palco sono stati annunciati 3 mila 500 manifestanti, una stima che ad alcuni è parsa un tantino ottimistica. Perché uno degli argomenti di discussione fra i manifestanti radunati in Paradeplatz era proprio questo: come mai nel paese si sente un malcontento diffuso e un crescente risentimento nei confronti del potere finanziario e di quello politico, eppure questo dissenso non si esprime con una mobilitazione più ampia?
Sergio, un ticinese che vive a Zurigo, dice di essere molto arrabbiato con le banche, una in particolare, l'Ubs: «sono qui per riprendermi i miei soldi», dice scherzando di fronte al portone blindato della prima banca svizzera che dà su Paradeplatz, «ma oggi penso proprio che non mi lasceranno entrare». Nemmeno Sergio però sa dire dove sia finito il popolo di sinistra. Il portone dell'Ubs è presidiato da un allegro e vivace manipolo di manifestanti giunto da Ginevra con tanto di striscione e bandiere di Unia. La presenza romanda si fa sentire – tanti sono i cartelli in francese scritti con il pennarello grosso su qualche cartone e inchiodati a un bastone da innalzare fra la folla. Le più indignate sembrano le donne. Il più rumoroso invece è un vallesano, arriva portando e agitando sei enormi campanacci di mucca, bardato di bandiere svizzere e vallesane e di manifesti che inneggiano al pensionamento flessibile e criticano pesantemente le banche: tanto per dire che si può essere svizzeri senza dover necessariamente difendere il potere economico e finanziario di questo paese.
«Sì, i romandi si fanno sentire», osserva Jean Claude Rennwald, membro del Comitato direttore del sindacato Unia, «ma ne mancano troppi. Da Ginevra sono arrivati, dal Giura no». È visibilmente deluso. Anche Gabriele Milani, segretario sindacale di Unia Ticino, si aspettava una partecipazione maggiore. Dal Ticino sono stati organizzati due pullman. «Stiamo manifestando con due settimane di ritardo», dice Milani. Il giudizio è condiviso in sostanza da Renzo Ambrosetti, copresidente di Unia: «forse si è mancato l'ondata di indignazione, che era tre settimane fa». Di indignati in Paradeplatz comunque ce n'è. Sul palco ad esempio c'è Pedro Lenz, il poeta bernese che con i suoi arguti giochi di parole delizia la platea di lingua tedesca. C'è anche la Banda Bassotti, il gruppo ska di Roma che riesce a far ballare tutti sulle note di vecchi e nuovi canti di protesta: e che è sommerso da un'ovazione quando il leader in tedesco grida «Paperone fuori i soldi!». «È vero, questa manifestazione arriva un po' tardi», rileva il presidente del Partito comunista ticinese Gianluca Bianchi, «però è una manifestazione di tutta la sinistra: si poteva e si doveva fare di più».
Intanto è salito sul palco il presidente del Pss Christian Levrat. I fischi dei manifestanti più radicali sommergono gli applausi dei suoi simpatizzanti. E in effetti sembra difficile stare in Paradeplatz a manifestare contro i 68 miliardi che Confederazione e Banca Nazionale metteranno per salvare Ubs dalla crisi quando appena il giorno prima lo stesso Pss assieme agli altri partiti di governo aveva sostanzialmente dato il via libera al piano d'azione del Consiglio federale. E forse è particolarmente difficile per gli zurighesi andare a manifestare in Paradeplatz contro le banche. Non solo perché lo shopping del sabato è un'attrazione fatale in piena Bahnhofstrasse («sembrano tutti nevrotici oggi», rileva una manifestante mentre osserva le masse che si riversano nelle boutiques e nei grandi magazzini). Soprattuto si direbbe che Zurigo sia già andata oltre l'indignazione. Anche per la sinistra del cuore economico del paese è ormai l'ora della preoccupazione, come spiega il consigliere comunale di Zurigo Salvatore Di Concilio: «proprio questa settimana cominciamo a discutere delle conseguenze finanziarie per il fisco della città di questa crisi delle banche», dice Di Concilio, «e quasi subito si comincerà a discutere su quanto tagliare in quali settori. Sarà dura». Alla fine lo sparuto corteo degli autonomi si perde nell'indifferenza della Bahnhofstrasse.

Pubblicato

Venerdì 21 Novembre 2008

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