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L'editoriale

Nulla a che fare con l’ecologia

di

Claudio Carrer

È una volgare proposta di stampo xenofobo e sessista, un tentativo di riportare indietro la Svizzera alla realtà economica e sociale degli anni Cinquanta, uno strumento per aumentare ulteriormente la pressione sui salari, per dare ancora più libertà di manovra a quei padroni senza scrupoli che già oggi approfittano delle larghe maglie della legge per sfruttare lavoratrici e lavoratori e “ideale” a incentivare il lavoro nero e ogni forma di illegalità.


L’iniziativa Ecopop in votazione il 30 novembre è tutto questo. Essa non ha invece nulla, ma proprio nulla, a che fare con l’ecologia o la difesa dell’ambiente, come potrebbe lasciare intendere la sua denominazione ingannevole e fuorviante.


Riducendo la popolazione in un determinato luogo (in questo caso in  Svizzera, con una limitazione rigida dell’immigrazione) non si dà alcun contributo alla salvaguardia delle risorse naturali. Oggi, che si viva a Zurigo o a Pechino, le emissioni di gas a effetto serra provocate da ciascun individuo sono simili (circa 7 tonnellate all'anno) e il loro impatto sul clima è indipendente dal luogo dove avvengono. I fautori di Ecopop tentano di far credere che l’immigrazione sia la causa dei problemi di carattere ambientale, ma spesso è vero l’esatto contrario: la gente emigra proprio a causa del degrado dell’ambiente naturale e delle cattive condizioni di vita. Non è dunque innalzando muri che si combattono il riscaldamento climatico, l’esaurimento delle risorse naturali o l’inquinamento delle acque, ma affidandosi alle fonti energetiche rinnovabili, evitando gli sprechi, promovendo il riciclaggio dei materiali eccetera.

 

L’iniziativa Ecopop produrrebbe anzi l’effetto contrario: limitando fortemente la possibilità di reclutare manodopera estera che venga a stabilirsi in Svizzera, molti settori (si pensi a quelli sanitario o alberghiero) si troverebbero costretti a far capo a un numero sensibilmente maggiore di lavoratori frontalieri (non toccati da Ecopop), andando a incidere ulteriormente sull’inquinamento atmosferico attraverso un inevitabile aumento del traffico.


Ecopop sarebbe infine un enorme arretramento dal punto di vista della politica dello sviluppo e un attacco al diritto all’autodeterminazione della donna: la Svizzera, invece di impegnarsi nella lotta alla povertà, dovrebbe infatti destinare il 10 per cento delle risorse per la cooperazione internazionale allo sviluppo per sostenere il controllo delle nascite nei paesi del terzo mondo. Una vera assurdità quando è ampiamente provato che gli alti tassi di natalità non sono la causa ma la conseguenza della povertà. Solo con l’alfabetizzazione delle popolazioni (soprattutto femminili) e creando condizioni per lo sviluppo economico si può immaginare di controllare l’evoluzione demografica.

Pubblicato

Giovedì 6 Novembre 2014

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