La recente "decisione di principio" del governo svizzero in favore di un'uscita graduale dal nucleare e l'approvazione dell'obiettivo da parte del Consiglio nazionale sono buone notizie, impensabili fino a pochi mesi fa. I cittadini non devono illudersi che i giochi siano fatti, indipendentemente dalle decisioni che prenderà in autunno la Camera dei Cantoni.
La decisione definitiva (ma non troppo) è rinviata perlomeno al 2013, quando il governo dovrebbe sottoporre progetti concreti di revisione legislativa al nuovo Parlamento che uscirà dalle elezioni del 23 ottobre. A quel punto la catastrofe alla centrale nucleare di Fukushima non sarà dimenticata ma la sua forza d'urto sull'opinione pubblica, e di riflesso sui politici, si sarà attutita. Non stupirebbe dunque se tra qualche anno sotto la cupola di Palazzo federale, dove i lobbysti nucleari non brillano certo per discrezione, si ricominciasse a dibattere sul numero di nuovi reattori da costruire.
Si aggiunge il fatto che in Svizzera ogni legge può essere modificata in ogni momento e dunque un'eventuale fuoriuscita dal nucleare per questa via avrebbe un carattere solo provvisorio. Un aspetto certamente tenuto in considerazione dal Consiglio federale: con la sua "decisione di principio" ha "tolto ossigeno" all'iniziativa popolare, appena lanciata dai Verdi, che mira a iscrivere il divieto di costruire nuove centrali  nella Costituzione. Una collocazione che gli darebbe carattere definitivo.   
Trovandoci alla vigilia di elezioni federali, non è poi escluso che governo e parlamento abbiano colto l'occasione per indebolire i partiti col vento in poppa (ecologisti ed eco-liberali in particolare) dopo la catastrofe giapponese. A proposito di timori preelettorali, merita una menzione l'astensione del Partito liberale-radicale, il "partito che fece la Svizzera", «che prende posizione sull'obbligatorietà del casco in bicicletta, ma non sul futuro energetico del paese», come recita un'azzeccata battuta del presidente socialista Christian Levrat.   
Ad alimentare il sospetto di una finto abbandono del nucleare contribuisce infine la condotta politica ondivaga e molto attenta agli umori della piazza della ministra dell'energia Doris Leuthard, l'ispiratrice della "storica decisione", che solo quattro giorni dopo essere stata celebrata come "eroina" delle energie pulite definiva «illusoria» l'idea di una Svizzera senz'atomo.

Pubblicato il 

24.06.11

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