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Nucleare, no grazie

di

Generoso Chiaradonna
Il prossimo 18 maggio i cittadini svizzeri saranno chiamati alle urne per esprimersi su nove oggetti in consultazione. Tra la marea di quesiti spiccano le due iniziative sul nucleare: “Corrente senza nucleare” e “Moratoria più”. La prima mira alla disattivazione, entro due anni dall’accettazione, delle tre vecchie centrali atomiche di Beznau 1+2 e Mühleberg, seguite entro il 2009 dalla centrale di Gösgen e, entro il 2014 di quella di Leibstadt. Quindi un’uscita graduale dalla produzione di energia elettrica da fonti obsolete e pericolosissime quali l’atomo. Oltre a ciò si prefigge anche la cessazione immediata della pratica inquinante, costosa e insensata del ritrattamento del combustibile nucleare. La seconda iniziativa ha quale obiettivo di prorogare di altri 10 anni il blocco delle autorizzazioni per la costruzione di nuove centrali nucleari, vietare l’aumento di potenza delle centrali, lasciare alla popolazione l’ultima parola in relazione al proseguimento dell’esercizio dopo 40 (referendum facoltativo) anni. I rifiuti nucleari rappresentano il prodotto di scarto più pericoloso che la società industriale del XX secolo abbia mai creato. Allo stesso tempo rimane l’eredità più duratura che la nostra civiltà lascerà alle future generazioni. Le scorie radioattive, infatti, continuano a emettere radiazioni per oltre 100 mila anni. A tutt’oggi non esistono sistemi sicuri di smaltimento di tali rifiuti. Nel settembre 2002, la popolazione nidvaldese ha rifiutato per la seconda volta un deposito di scorie nucleari sul Wellenberg. La ricerca di un luogo di immagazzinamento per questi rifiuti è quindi ripartita da zero. Grigioni? Zurigo? San Gallo? Berna? Oppure la Svizzera centrale? Per l’industria atomica, i siti possibili sono molti – in tutta la Svizzera. Ora, però, la popolazione non dovrebbe più aver voce in capitolo. Con la revisione della legge sul nucleare, attualmente in consultazione, il Parlamento intende abolire il diritto democratico di condecisione dei cantoni interessati (il cosiddetto “veto cantonale”). L’iniziativa “Corrente senza nucleare” difende questo diritto democratico. Perciò, chiunque voglia ancora far sentire la propria voce dirà sì all’iniziativa popolare “Corrente senza nucleare”. L’accettazione della stessa non limiterà soltanto la produzione delle dannosissime scorie nucleari, ma garantirà a cantoni e popolazione il diritto di condecisione sui depositi delle scorie radioattive nella Costituzione federale. Una delle questioni controverse e che prima o poi bisognerà affrontare è l’obsolescenza delle centrali nucleari. I reattori di Mühleberg e Beznau 1+2, ad esempio, sono tra i più vecchi al mondo. Negli Usa, luogo d’origine di tali impianti, i reattori di questo tipo sono disattivati da anni. E per un buon motivo: più il reattore è vecchio, maggiore è il rischio di incidente. Oltre all’invecchiamento, l’esercizio di reattori nucleari comporta sempre il pericolo di un errore umano. Anche nelle centrali nucleari si verificano degli errori, e a volte il personale è stanco o deconcentrato. In caso di emergenza, simili situazioni potrebbero trasformarsi in drammatiche fatalità. Tutti noi abbiamo ancora ben presente la tragedia di Chernobyl di 17 anni fa. Uno scenario simile incombe come un fantasma anche da noi. Non siamo assolutamente immuni da questi pericoli. Perseverare nella produzione di energia elettrica da combustibile atomico è semplicemente folle. L’Europa occidentale ha già detto addio all’era atomica: oltre alla Svizzera, ancora tre paesi rimangono attaccati alla fissione nucleare. I rinunciatari sono Germania, Belgio, Olanda, Svezia, Italia e Austria. Paesi come la Danimarca, la Grecia e l’Irlanda non hanno mai prodotto elettricità nucleare. Con un sì a “Corrente senza nucleare”, anche la Svizzera si allineerà a questa tendenza internazionale. “Moratoria più”, l’altra iniziativa in votazione è meno radicale, ma non è meno incisiva. Con la sua accettazione l’opzione dell’energia nucleare rimane aperta. Dopo la scadenza del blocco delle costruzioni di nuove centrali – se il mercato e il popolo sovrano lo vorranno – altre centrali potranno essere progettate e realizzate. Inoltre le centrali nucleari esistenti potranno prolungare il loro esercizio dopo i primi 40 anni, fino a 10 anni per volta. È chiara comunque che la lobby atomica avversi anche questa iniziativa. È molto probabile che dopo 40 anni di esercizio, gli stessi gestori non saranno in grado di dimostrare con successo la sicurezza delle centrali e conquistare la maggioranza dei cittadini. Le alternative all'atomo esistono Il World energy council prevede che il mercato delle energie rinnovabili crescerà nel 2020 a 1’900 miliardi di dollari. Lo stesso istituto conferma che «la necessaria dinamica di ricerca, innovazione e investimento in direzione di tecniche a basso rischio viene bloccata dalle priorità di un sistema nucleare». In pratica nella politica energetica vi è uno stretto legame fra rinuncia all’energia atomica e iniziative innovative e alternative. «Le fonti di energie rinnovabili e poco inquinanti oggi esistono. Basta sfruttarle e investire in esse», ci dichiara Egon Schneebeli coordinatore del “Comitato Svizzera italiana per la campagna in appoggio alle due iniziative antinucleari” di recente costituzione. «Per noi – continua Schneebeli – il punto principale delle due iniziative è innanzitutto il risparmio energetico ed economico, oltre all’abbandono del nucleare, alla promozione di fonti rinnovabili». «Altro punto che vogliamo affermare è l’accettazione del principio che chi inquina paga. Oggi non è così. Il rischio atomico è tutto sulle spalle della collettività». Esistono centinaia di idee per produrre elettricità a basso impatto ambientale. Il problema principale è l’assenza d’investimenti importanti. «Esiste, ad esempio, la geotermia che abbinata all’uso di pompe a calore renderebbe superflue nel giro di pochi anni le centrali nucleari di Beznau 1+2 e Mühleberg. Un’altra fonte d’energia alternativa valida è quella eolica, cioè quella generata dal vento. Queste centrali dal punto di vista della resa sono più efficienti, ad esempio, al Mare del Nord piuttosto che da noi. Potremmo però importarla invece di comprare, come facciamo in periodi di bassa produzione, corrente nucleare all’estero», conclude Schneebeli. Come si vede è una questione di volontà e finché ci saranno le centrali atomiche nel nostro futuro, mancheranno risorse finanziarie da indirizzare in questo tipo d’investimenti.

Pubblicato

Venerdì 7 Marzo 2003

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