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Novartis chiude anche se rende

di

Veronica Galster
Con la scusa della crisi e del franco forte, c'è chi fa lavorare di più i propri dipendenti senza compensazione salariale, chi paga i frontalieri in euro e chi, come Novartis, semplicemente licenzia per migliorare ulteriormente i benefici. Con un impatto economico e sociale non trascurabile su intere regioni. Sarà il caso di Nyon se il gigante farmaceutico dovesse chiudere la fabbrica vodese.

A fine ottobre, pochi istanti dopo aver comunicato una cifra d'affari in crescita del 20 per cento e un beneficio di 8 miliardi di dollari, Novartis ha anche annunciato l'intenzione di tagliare 2 mila posti di lavoro, soprattutto in Svizzera (circa 1'100) e negli Usa. Duemila persone senza lavoro per ottimizzare i benefici di un gigante dell'industria farmaceutica che non sta conoscendo crisi. Difficile per i lavoratori di Basilea e di Nyon capire e accettare questa decisione, quando si sarebbero aspettati piuttosto i complimenti per i buoni risultati ottenuti dalla ditta grazie al loro lavoro.
La notizia è stata accolta con particolare sgomento a Nyon, nel Canton Vaud, dove Novartis intende chiudere lo stabilimento di Prangins entro 3-5 anni, cancellando così, oltre agli impieghi, anche una pagina della storia industriale della regione. Prima dell'attuale gruppo farmaceutico, infatti, per decenni era stata l'insegna di Zyma a segnare l'entrata nella città vodese, poi acquistata da Ciba e infine diventata Novartis con la fusione Ciba-Sandoz del 1996.
Nel 2007, Novartis annunciava un futuro prospero per il settore dei medicamenti senza ricetta medica (produzione raddoppiata dal 2002), quelli appunto prodotti nel sito di Prangins, quattro anni dopo quell'euforia sembra invece essersi già spenta, anche se il sito vodese resta redditizio.
«Martedì abbiamo ricevuto la visita di un esperto dagli Stati Uniti che ci ha illustrato le ragioni di Novartis per la chiusura», spiega Yves Defferrard, responsabile del settore industria per Unia Vaud. «Questa persona non è stata per niente convincente, quindi manterremo la nostra posizione attuale: non ci sono ragioni per chiudere la fabbrica di Nyon, che è redditizia. Secondo noi un'eventuale chiusura sarebbe negativa, non solo per Prangins, ma per Novartis in generale».
Per quanto riguarda la regione vodese, l'impatto di un'eventuale chiusura andrebbe ben oltre i 320 licenziamenti previsti, come spiega Defferrard: «innanzitutto i lavoratori toccati dalla misura sarebbero almeno 650, non 320, perché oltre alle persone licenziate ce ne sarebbero altre che sarebbero trasferite, ma non si sa né dove né quando. Poi, Novartis stessa in un documento interno dice che per ogni salariato che assume, crea 2,5 posti al suo esterno. Quindi, per ogni persona che licenzia, distrugge 2,5 posti di lavoro che aveva creato al suo esterno». E questo vale anche per i 760 licenziamenti di Basilea.
Basandosi su questa dichiarazione della ditta, i lavoratori e il sindacato hanno tentato di fare una lista delle persone che, al di fuori di Novartis, sarebbero toccate da una chiusura: «abbiamo preso in considerazione taxi, ristoranti, hotel, giardinieri, addetti alla sicurezza assunti da agenzie private,... insomma, tutte quelle persone che non sono direttamente salariate da Novartis, ma che lavorano grazie ad essa e che si troverebbero disoccupate se la fabbrica chiudesse. Il risultato è enorme: una lista di circa 2'500 impieghi a rischio», spiega Defferrard.
Il forte danno che ne deriverebbe per la regione di Nyon è confermato dalla mobilitazione politica che ha seguito l'annuncio di ottobre: «non succede spesso che i partiti di destra scendano in piazza con la sinistra per salvare dei salariati dal licenziamento. – prosegue Defferrard – È quello che sta succedendo nel Canton Vaud: sinistra e destra unite, a tutti i livelli, dal Consiglio Nazionale, al Gran Consiglio, al Consiglio comunale. Tutti assieme».
Se per il sindacato, per salvare la fabbrica di Prangins la cosa più importante è la mobilitazione dei lavoratori, il sostegno della popolazione e delle autorità politiche è un'arma di convincimento in più nei confronti del gigante farmaceutico. «Avere tutta la popolazione vodese con noi, quindi anche i potenziali consumatori (perché i medicamenti prodotti a Nyon sono acquistabili senza ricetta) e avere il sostegno di tutte le autorità comunali, cantonali e nazionali, compreso il Consigliere federale Schneider-Amman, è sicuramente uno strumento in più per fare pressione su Novartis e farla ritornare sui suoi passi».
Dopo quella di fine ottobre a Basilea, che ha visto la partecipazione di oltre 1'000 persone, e quella di inizio novembre a Losanna (davanti al Governo vodese), sabato 12 novembre è prevista a Nyon una grande manifestazione di protesta organizzata dal Collettivo per il mantenimento del sito di Novartis a Prangins (vedi pagina 2 per programma).

Pubblicato

Venerdì 11 Novembre 2011

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