«Esigo tutto quello che mi spetta: stipendio mensile come previsto dal contratto collettivo per la mia categoria professionale, ferie pagate, tredicesima, supplemento per le ore straordinarie, versamento del secondo pilastro, maternità di sedici settimane. Inoltre voglio essere rappresentata da un sindacato coraggioso e competente». «Non va bene». «Perché?» «Perché la ricchezza prima di essere distribuita va creata. Lo stipendio che ricevi a fine mese proviene dal tuo datore di lavoro, non da un libriccino pieno di norme astratte che tu chiami contratto collettivo. Norme che in ogni caso costituiscono un obiettivo di massima la cui attuazione è demandata alle organizzazioni sociali preposte a tale compito e non ai singoli lavoratori. Bisogna fare i conti con l’economia concreta, non con le ideologie». «Il controllo delle condizioni di lavoro potrebbe essere affidato a un certo numero di ispettori molto severi». «Non va bene. In questo campo la severità potrebbe essere controproducente. Piuttosto bisognerebbe curare il rispetto della democrazia nella loro nomina: due ispettori liberali, uno pipidino, uno della Lega, uno socialista». «Per tanto così, se ne potrebbe fare a meno e risparmiare anche sugli ispettori». «Non essere disfattista, la democrazia ha un prezzo. O vorresti vivere in un regime totalitario?» «Comunque vorrei che il mio padrone applicasse il contratto di lavoro». «Non va bene. In molti stati in Europa e nel resto del mondo il tuo lavoro potrebbe essere svolto da persone che si accontenterebbero di un ventesimo del tuo stipendio. Se non vuoi che la tua fabbrica venga delocalizzata in uno di quei paesi, accetta le condizioni che ti vengono offerte. Dovresti piuttosto essere riconoscente». «Però sarebbe auspicabile che si diffondesse dappertutto l’applicazione dei contratti di lavoro». «Non va bene. Ciò costituirebbe una pressione psicologica intollerabile sugli imprenditori e scoraggerebbe il loro spirito d’iniziativa». «Tuttavia desidererei che ci fosse un atteggiamento di disponibilità ad assumere un impegno più intenso nella diffusione dell’abitudine a rispettare i contratti collettivi di lavoro». «Non va bene: cerca di utilizzare un linguaggio meno stringente, impostato alla gentilezza che deve caratterizzare i rapporti sociali veramente democratici». «Sarebbe augurabile che venisse posta in atto un’iniziativa avente lo scopo di conoscere l’esatta entità, qualitativa e quantitativa, dei fenomeni legati all’impatto dell’eventuale applicazione di contratti collettivi di lavoro». «Ecco, così va bene».

Pubblicato il 

08.07.05

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