Quando ero adolescente una mia compagna di classe subì un’aggressione sessuale, nel bagno di un supermercato. Era rimasta paralizzata dalla paura e non si era difesa: l’intervento di un’altra cliente aveva messo in fuga il suo aggressore. Le mie amiche ed io decidemmo quindi di seguire dei corsi di auto-difesa e imparammo a urlare e a picchiare un potenziale aggressore che ci avrebbe potute sorprendere nel buio di un bosco o nei bagni pubblici.


L’episodio che aveva coinvolto la mia compagna di classe di fatto accade raramente e ha contribuito a plasmare la mia rappresentazione, sbagliata, delle aggressioni sessuali contro le donne. Di fatto generalmente le donne conoscono il loro aggressore, e l’aggressione avviene più sovente tra le mura di una casa invece che in una buia foresta. Ma si insegna raramente alle giovani donne a difendersi contro un uomo che conoscono. E si insegna ancor meno ai ragazzi che la base di qualsiasi relazione sessuale deve essere il consenso reciproco.


Il Parlamento federale ha ratificato la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica. Questa è entrata in vigore un anno fa in Svizzera e prevede che gli Stati debbano prevenire e combattere tutte le forme di violenza contro le donne, poiché questa violenza “è una manifestazione dei rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi, che hanno portato alla dominazione sulle donne e alla discriminazione nei loro confronti da parte degli uomini e impedito la loro piena emancipazione”.


La prevenzione delle violenze sessuali, i procedimenti e le condanne degli autori di stupri, la sensibilizzazione sulla questione del consenso: tutti questi aspetti sono responsabilità degli Stati. La violenza sulle donne non è una questione privata. Le donne devono potersi sentire sicure nello spazio pubblico come in camera da letto. E se sono vittime di violenza sessuale devono potersi rivolgere alla polizia e alla giustizia senza che la società attribuisca al loro abbigliamento o al loro comportamento la colpa dell’aggressione.


La violenza sessuale nei confronti delle donne è ampiamente sottovalutata. L’Europa ha condotto le proprie indagini ma fino a qualche settimana fa erano pochi i dati disponibili su questo tema nel nostro paese. Per questo motivo Amnesty ha lanciato un’importante campagna nazionale contro le violenze sessuali in Svizzera. I falsi miti hanno vita dura, ma possono essere combattuti e sono convinta che la stragrande maggioranza delle donne e degli uomini in questo paese desiderano una società in cui il consenso reciproco costituisca la base dei nostri rapporti. Solo un sì è un sì. Altrimenti, è un no.

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Pubblicato il 

04.06.19..
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