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Non svendiamo gli ospedali pubblici

di

Franco Cavalli

La battaglia sarà dura, anche perché di primo acchito l’oggetto del contendere potrebbe sembrare non così rilevante. Sto parlando della votazione cantonale del prossimo 5 giugno sul referendum contro la revisione della legge che regola l’attività dell’Ente ospedaliero cantonale (Eoc).


Questa revisione trasforma le istituzioni dell’Eoc da ospedali pubblici in strutture sanitarie che forniscono un servizio pubblico e, soprattutto, apre, almeno nel settore degente, la possibilità a qualsiasi tipo di cooperazione con le strutture private, inclusa la formazione di società anonime. A questo punto qualcuno potrebbe dire: beh, è tutto qui?, visto che già oggi l’Eoc può collaborare con strutture private, come avviene per esempio con la Clinica Hildebrand di Brissago? Ma chi conosce un po’ i meccanismi decisionali della politica, sa che molto spesso sono proprio cambiamenti apparentemente piccoli che danno adito a grandi sconvolgimenti, che molti (salvo quelli che li propongono) di primo acchito non riescono a vedere. Non è difatti un caso che questa revisione venga proposta assieme alla pianificazione ospedaliera cantonale che, oltre a ridurre l’offerta sanitaria nelle Tre Valli, prevede la formazione di società miste tra l’Ospedale di Locarno e Santa Chiara, ma soprattutto tra l’Ospedale Regionale Luganese e la Clinica Sant’Anna, in cui quest’ultima diventerebbe il perno di tutta la gineco-ostetricia del Sottoceneri.


Capito, quindi, dove si vuole andare a parare? E se questa ulteriore spinta alla privatizzazione dovesse riuscire, il prossimo passo sarebbe quello di impedire che il Cardiocentro, come stabilito dalla convenzione firmata a suo tempo, rientri nel 2021 nell’Eoc. Cardiocentro che nel frattempo, oltre a darsi alle speculazioni edilizie (vedi acquisto per 40 milioni di un immobile nel centro di Lugano), sotto la guida del duopolio Lega-Giudici è riuscito a piazzare un suo uomo (Sanvido) alla testa del Consiglio d’amministrazione dell’Eoc.


Non dimentichiamo che già oggi il Ticino è la pecora nera in Svizzera, con ben 45 per cento dei letti del settore acuto nelle cliniche private, molto al di sopra della media nazionale. Dopo l’ultima disgraziata revisione della Legge sull’assicurazione malattie (Lamal) – imposta dai partiti borghesi e dall’Udc –, questa situazione costa già ora al Cantone Ticino 100 milioni di franchi all’anno: senza questo regalo alle cliniche private, le finanze cantonali non avrebbero attualmente nessun deficit!


Tutti gli studi scientifici mostrano che più si privatizza più aumentano i costi della salute. Vogliamo quindi ancora arrotondare i guadagni delle cliniche? L’anno scorso Moncucco, che si proclama non profit, ha già avuto un guadagno di oltre 2 milioni. Guadagni che non da ultimo risultano dal fatto che le cliniche private partecipano solo molto marginalmente alla formazione, molto costosa per la comunità, del personale infermieristico. E potrei continuare… Lo farò magari la prossima volta. Per intanto però già ricordatevi di mettere un bel “No” nell’urna il prossimo 5 giugno alla revisione sulla legge Eoc.

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Mercoledì 20 Aprile 2016

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