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«Non sto zitta se mi abbassano la paga»

di

Veronica Galster
Dopo più di un mese di sciopero, il morale resta alto e i dipendenti di Iss Aviation continuano la lotta per difendere il loro Ccl, denunciato a fine giugno dalla ditta, che preferisce dei contratti individuali con salari più bassi.

Quindici lavoratori di Iss Aviation si sono opposti con uno sciopero all'abbassamento dei salari e alla denuncia del loro Ccl da parte dell'azienda. Il 10 agosto hanno festeggiato il primo mese di sciopero, e sono determinati a continuare a lottare per i loro diritti. area ha intervistato una di loro, Séverine Guiraudie, per capire quali sono le ragioni che li hanno portati allo sciopero e sentire se la loro determinazione rimane la stessa.
Séverine Guiraudie, avete oramai superato un mese di sciopero, come procede la vostra lotta?
Dopo più di 40 giorni di lotta oramai siamo rodati. Continuiamo a batterci perché credo che, per smuovere la situazione, dobbiamo fare ancora un po' più di pressione. Perciò andiamo avanti con le nostre azioni di protesta: lo sciopero continua e continuerà ancora per diversi giorni se sarà necessario.
In quanti siete a scioperare?
Siamo in quindici, vale a dire circa l'11 per cento del totale del personale che si occupa della pulizia degli aerei per Iss. Gli altri colleghi, anche se per l'80 per cento non sono contenti delle nuove condizioni di lavoro imposte dai contratti individuali, hanno troppa paura di perdere il posto per venire a scioperare, allora si fanno andar bene le cose così come stanno. Anche io ho paura per il mio posto di lavoro, ma questo non vuol dire che mi lascio abbassare lo stipendio senza dire nulla. Tutti abbiamo paura, ma a un certo punto bisogna riuscire a superarla per far valere i propri diritti.
Come siete arrivati a decidere per lo sciopero?
Il motivo scatenante è stato la decisione del nostro datore di lavoro, a fine giugno, di denunciare il Contratto collettivo di lavoro che aveva firmato con il sindacato nel 1994. A quel punto, abbiamo tentato di negoziare per vedere quali condizioni pensavano di proporci, ma si trattava sempre di condizioni nettamente inferiori a quelle che avevamo prima. Non hanno mai voluto rivedere le griglie salariali al rialzo, così abbiamo votato lo sciopero. E quindi, eccoci qua.
Cosa mi dice della proposta del Consigliere di Stato radicale (e presidente dell'aeroporto), François Longchamp, di assoggettarvi al Ccl del personale di pulizia?
Il nostro settore d'attività non rientra assolutamente in quello che è la normale pulizia di uffici. Lavoriamo in condizioni difficili e di stress, abbiamo dei turni anche di notte. Ad esempio, io lavoro fino alle 4 del mattino, ed è raro trovare qualcuno che si occupi della pulizia degli uffici che finisce di lavorare alle 4 di mattina. La nostra ditta è attiva 22 ore su 24, 7 giorni su 7, questo vuol dire che dobbiamo lavorare anche nei giorni festivi e la domenica. Tutti i mesi, 3 weekend su 4 li passiamo in aeroporto, e la nostra vita famigliare e privata ne risente. Inoltre dobbiamo guidare i furgoni della ditta all'interno dell'aeroporto, rispettando regole di sicurezza molto severe, e questo crea stress, che si aggiunge a quello di dover pulire tutto il più velocemente e al fatto di dover lavorare in un ambiente molto rumoroso e inquinato, e con qualsiasi tempo. Per questi motivi riteniamo che il nostro lavoro non possa essere paragonato a quello della pulizia di uffici.

È un' azienda pubblica
Il sindacato: «non reagendo lo Stato si fa complice del dumping»

I dipendenti della ditta Iss Aviation, all'aeroporto internazionale di Ginevra, chiedono che il Contratto collettivo di lavoro concluso con il sindacato dei servizi pubblici (ssp-vpod) nel '94 sia mantenuto e rispettato.

Nel '94, il sindacato dei servizi pubblici (Ssp-Vpod) aveva concluso un Ccl con la ditta Iss Aviation, per il personale che si occupa della pulizia degli aerei. Da qualche anno però, il sindacato si è reso conto che i termini del Ccl non erano più rispettati e Iss applicava delle griglie salariali inferiori a quello che avrebbe dovuto. È allora intervenuto per chiedere il rispetto del Ccl, ma inutilmente.
Alla fine di giugno di quest'anno, Iss ha deciso invece di denunciare il Ccl e di applicare dei contratti individuali che prevedono salari molto più bassi di quelli concordati con il sindacato (con una perdita salariale che va dai 200 ai 1300 franchi al mese). Nell'ultimo tentativo di negoziato, invece di alzare le griglie salariali, Iss le ha ulteriormente abbassate di 50 franchi. A questo punto, una parte del personale di Iss ha votato per uno sciopero, che è iniziato il 9 luglio (vedi articolo sopra).
L'aeroporto internazionale di Ginevra è una struttura pubblica (cantonale) e il suo presidente è il Consigliere di Stato radicale François Longchamp (anche presidente del Governo). È lui che ha la responsabilità di dare e/o ritirare le concessioni alle ditte che operano all'aeroporto (e quindi anche Iss). È quindi lui che doveva intervenire quando il sindacato ha denunciato il mancato rispetto del Ccl, cosa che invece ha tardato a fare.
A sciopero inoltrato, Longchamp ha fatto una proposta: inglobare il personale di pulizia degli aerei nel Ccl per il personale di pulizia. Non ha però tenuto conto delle condizioni di lavoro totalmente differenti, tra chi è chiamato a pulire gli uffici e chi invece deve pulire aerei per una ditta operativa 7 giorni su 7, 22 ore su 24.
«La proposta di Longchamp è un vero e proprio dumping statale», commenta il segretario sindacale di Ssp-Vpod Ginevra, Yves Mugny, secondo cui le condizioni di lavoro del personale di Iss non hanno nulla a che vedere con quelle del personale che sottostà al Ccl della pulizia. Per il sindacato, in mancanza di un Ccl specifico dovrebbe invece essere applicato quello in vigore per Swissport, ditta per la quale, in pratica, opera Iss Aviation (in subappalto).
Anche il partito socialista di Ginevra sostiene lo sciopero dei dipendenti di Iss e critica l'attitudine del consigliere di stato Longchamp. Secondo Jean-Charles Rielle, consigliere nazionale per il partito socialista «È inaccettabile che un'azienda pubblica rimetta in causa in questo modo gli impegni presi dallo Stato di Ginevra in favore dei dipendenti cantonali e si permetta di applicare dei salari che, secondo i criteri dell''Ufficio federale di statistica, sono al di sotto della soglia di povertà».



Pubblicato

Venerdì 27 Agosto 2010

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