«Non è stato provato che c'è una relazione fra la diminuzione delle nuove rendite invalidità e l'aumento delle prestazioni nell'ambito dell'assistenza sociale». È stata questa in sostanza la secca replica di Yves Rossier, direttore dell'Ufficio federale delle assicurazioni sociali, alle accuse di Monica Stocker. Il capo del Dicastero della socialità della città di Zurigo aveva infatti denunciato qualche mese fa la ricaduta dei costi del giro di vite sulle rendite invalidità sui conti dell'assistenza sociale. «Non scompaiono nel nulla – aveva dichiarato la Stocker parlando degli assicurati che si sono visti rifiutare le prestazioni dell'Ai –, spesso finiscono per dipendere dall'assistenza sociale». Ma anche se non ci fosse un nesso fra Ai e assistenza sociale, che invece esiste come mostriamo in questo articolo, la domanda "dove finiscono queste persone?" non perderebbe ragion d'essere.  
Se alcuni dati secondo Rossier non parlano, altri sono invece fin troppo eloquenti: a seguito dell'inasprimento delle procedure nell'ambito della 4a revisione dell'Ai tra il 2004 e il 2006 il numero di nuove rendite è diminuito del 30 per cento. Nel 2006 quasi una domanda su due è stata rifiutata (si veda la tabella in pagina). E non fa eccezione il canton Ticino – solerte anche lui nel tagliare le rendite – che prendiamo come laboratorio in questo articolo.
«Ritengo verosimile che una parte di coloro che non hanno avuto accesso alle nostre prestazioni – ci ha detto Monica Maestri Crivelli a capo dell'Ufficio assicurazione invalidità del canton Ticino – abbiano fatto ricorso all'assistenza sociale o ad altri tipi di aiuto. Purtroppo per noi è difficile capire cosa succede». Difficile ma non impossibile. Segni evidenti di un trasferimento dei costi dell'invalidità all'assistenza sociale ci sono stati confermati da Franco Moser, «su questo non ci piove» ci ha detto il capo dell'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento. Ma oltre alle antenne istituzionali anche altri attori hanno la loro da dire sulle conseguenze dell'inasprimento sull'Ai. Enrico Matasci, di Pro Infirmis Ticino, spiega che sempre più spesso «sono amici e parenti che devono farsi carico finanziario della persona bisognosa». Paolo Albergoni, responsabile della consulenza giuridica di handicap per la Ftia, ha visto in questi anni il cambiamento avvenuto a livello del quadro legale in cui fare ricorso è diventato un lusso da pagare a suon di quattrini, «un chiaro deterrente, ma allora come è possibile che ben il 45 per cento dei ricorsi venga accettato?». Allora dove finiscono le persone rifiutate dall'Assicurazione invalidità?

È difficile riuscire a capire dove vanno a finire le persone che hanno chiesto – e visto negare – delle prestazioni all'Assicurazione invalidità. Sono "desaparecido" per le statistiche e lo sono anche per i contrari al referendum della 5a revisione in votazione il prossimo 17 giugno. Il fronte anti-revisione si guarda bene dal parlare delle conseguenze del giro di vite praticato sull'assicurazione in questi ultimi anni e che proseguirà anche con la nuova revisione. Franco Moser, responsabile dell'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento del canton Ticino, ci ha detto che «esiste una zona grigia dal momento in cui c'è la soppressione della rendita o un suo rifiuto. Non sappiamo cosa succede a queste persone, possiamo solo fare delle ipotesi». Sulla stretta relazione fra assistenza sociale e invalidità Moser non ha invece dubbi. Come non ne ha neppure Monica Maestri Crivelli, capoufficio dell'Assicurazione invalidità. E anche se dalla voce "casistica: ammalato, infortunato e invalido" (che erano 667 a fine marzo) non è possibile vedere questo nesso esistono altri due segnali che permettono di fare luce. 
Primo: l'assistenza sociale recupera soldi dalla Confederazione per il periodo parallelo in cui il suo utente aveva diritto all'Ai ma – in attesa di una decisione che può necessitare anche due anni e mezzo – era al beneficio dell'assistenza. «Il recupero – ci ha detto Moser – è sceso in maniera importante. Nel 2005 6,4 milioni e nel 2006 sono scesi fino a 5,4 milioni». A testimonianza dell'aumentata percentuale dei rifiuti alla rendita che in Ticino è passata dal 25 per cento nel 2003 al 40 per cento del 2006.
Il secondo fattore, ancora più interessante, riguarda il numero di persone che è uscito dall'assistenza perché si è visto riconoscere il diritto di una rendita. Se nel 2005 erano 279 nel 2006 il numero è crollato a 193. Per Moser è un segno inequivocabili di un travaso dall'invalidità all'assistenza sociale.
Ma in questa zona grigia in cui "scompare" chi non è stato riconosciuto portatore di una malattia invalidante non c'è solo l'assistenza sociale. Enrico Matasci, a capo di Pro Infirmis Ticino, ci ha detto di essere profondamente indignato per la piega che ha preso la discussione sull'invalidità. «Parlo a titolo personale, perché Pro Infirmis a livello svizzero non sostiene il referendum. Io sì, invece. Una collega a Neuchâtel ha seguito da vicino il caso di 80 persone che si sono viste ridotte o negate le prestazioni a seguito della 4a revisione (entrate in vigore nel 2004, ndr). Abbiamo visto che una parte importante dei costi si riversa non solo sui conti dell'assistenza sociale (passando così da Confederazione a Cantoni, ndr) ma anche sulle famiglie, sugli amici e conoscenti. Sono cose che noi abbiamo sotto agli occhi tutti i giorni».
Anche Paolo Albergoni, consulente giuridico per l'handicap per la Ftia, ci segnala dal suo osservatorio il degrado avvenuto in questi ultimi anni. «Ci sono persone che rimangono in malattia al 100 per cento per un paio d'anni e poi possono ricevere delle indennità disoccupazione». Ma anche qui non c'è modo di sapere chi arriva dalla disoccupazione a seguito di un rifiuto dell'invalidità. Albergoni ci spiega che il giro di vite è testimoniato anche dal numero di ricorsi e opposizioni presentate in questi ultimi anni. Contestazioni in crescita che i tribunali accolgono in misura molto importante.  «Nel 2004 è subentrata la 4a revisione dell'Ai. Ma nel 2003 era entrata in vigore la legge sulla parte generale delle assicurazioni. La nuova legge istituiva l'opposizione all'Ai e non al tribunale come nuova forma di contestazione. Sono state inoltrate moltissime opposizioni. L'Ai ci ha messo anni ad evaderle. In quel periodo non sono stati fatti ricorsi. Potrebbe sembrare che sono diminuiti, ma in realtà ci si è spostati dai tribunali all'Ai. Ad esempio ora stiamo ricevendo le risposte ad opposizioni presentate più di un anno fa. Quindi solo ora possiamo fare ricorso presso il Tribunale delle assicurazioni. Dal luglio del 2006 è nuovamente cambiata la procedura dell'Ai, si è ritornati al ricorso in tribunale ma con una novità: bisogna pagare. Da 200 a 1'000 franchi: chiaramente una mossa per evitare che la gente faccia ricorsi. E funziona perché la gente è spaventata. Si dice che si vogliono evitare i ricorsi inutili, ma non è vero. Perché una buona parte dei ricorsi (quasi uno su due, ndr) vengono accettati? Ho l'impressione che in questi anni le autorità prendono delle decisioni al ribasso per gli assicurati. Se una volta concedevano la mezza rendita ora danno solo un quarto. Poi aspettano a vedere se c'è il ricorso o meno. Tutti tirano la corda ma nessuno vuole vedere dove finisce chi gli ha chiesto aiuto. Ormai è scomparso dalle loro statistiche».

Pubblicato il 

11.05.07

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