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Non si prenda in giro il popolo

di

Silvano De Pietro
In Svizzera l’approvvigionamento di energia elettrica funziona ed i prezzi sono convenienti, grazie anche al fatto che il mercato è fortemente controllato dalla “mano pubblica”. Così ha voluto il popolo, che il 22 settembre 2002 ha respinto la legge sul mercato dell’elettricità. Ciò nonostante, la maggioranza borghese legata agli interessi dell’economia non ha rinunciato al progetto di privatizzare il mercato dell’elettricità. Così il Parlamento si appresta, nella sessione autunnale che inizia in questi giorni, a riprendere in mano la questione avviando l’esame di due progetti di legge presentati insieme dal Consiglio federale: uno concerne la legge sulle installazioni elettriche (Lie), l’altro la legge sull’approvvigionamento di energia elettrica (Lapel). La sinistra potrebbe anche accettare, a patto però che non si tenti di aggirare la volontà popolare accelerando un processo di liberalizzazione a torto ritenuto ineluttabile. I due progetti di legge vengono giustificati con il fatto che la loro adozione creerebbe la sicurezza giuridica necessaria agli investimenti e, di conseguenza, alla sicurezza dell’approvvigionamento. Governo e Parlamento partono dalla considerazione che, dopo la bocciatura popolare tre anni fa della legge sul mercato dell’elettricità, le condizioni quadro in Svizzera sono cambiate. In primo luogo, il Tribunale federale ha riconosciuto, in base della legge sui cartelli, il diritto d’accesso alla rete da parte di terzi. Inoltre, il commercio transfrontaliero di elettricità sta diventando sempre più importante: il blackout del settembre 2003 in Italia ha mostrato la necessità di riesaminare l’organizzazione attuale del mercato. In terzo luogo, la realizzazione del mercato europeo dell’elettricità è stata accelerata: entro il 2007 tutti i consumatori finali nell’Ue potranno scegliere liberamente il loro fornitore. Con la sua posizione centrale di piattaforma girevole delle forniture d’elettricità, la Svizzera – si sostiene – non potrebbe ignorare questa evoluzione. Da tali premesse è partito il progetto di legge sull’approvvigionamento (la Lapel), che prevede anzitutto un’apertura del mercato in due tempi. Nei primi cinque anni si dovrebbe attuare una liberalizzazione parziale, che serva ad accumulare esperienza. Questo vuol dire che l’apertura consisterebbe nel permettere a tutti i consumatori finali commerciali – escluse quindi le economie domestiche – di accedere al mercato e scegliersi liberamente il fornitore d’elettricità. Dopo cinque anni, questa libertà potrà essere esercitata anche dalle economie domestiche, le quali potranno comunque continuare, nel quadro del cosiddetto “modello opzionale con approvvigionamento garantito”, a farsi rifornire dalla stessa azienda elettrica abituale. Al contrario della legge sul mercato dell’elettricità respinta nel 2002, la Lapel prevede però che il passaggio alla seconda tappa, dopo i primi cinque anni di apertura parziale, possa essere attuato soltanto tramite un decreto dell’Assemblea federale soggetto a referendum facoltativo. Ma proprio questo aspetto della velocità d’apertura del mercato è fonte di discordia. Nella procedura di consultazione sono stati presentati più di 200 pareri, che in grande maggioranza accoglievano con favore la creazione di condizioni quadro stabili per un approvvigionamento elettrico sicuro e durevole e per un’apertura ordinata del mercato dell’energia elettrica. L’avamprogetto in consultazione si basava sui lavori di una commissione di esperti, che metteva al centro dell’attenzione la sicurezza di approvvigionamento e il mantenimento del servizio pubblico. Proponeva quindi di aprire in una prima fase il mercato ai clienti con un consumo annuale superiore a mille megawatt/ora. La soluzione è stata accettata in ampia misura da cantoni, comuni, settore dell’energia elettrica, industria, commercio, sindacati e organizzazioni dei consumatori. Nella commissione ambiente, pianificazione del territorio ed energia del Consiglio nazionale s’è però costituita una maggioranza che vorrebbe una liberalizzazione integrale e immediata del mercato. Tale soluzione è ritenuta inammissibile dalla sinistra, perché se venisse accolta dal Nazionale costituirebbe un ribaltamento della volontà popolare espressa tre anni fa, e porterebbe dritto, dritto al referendum. La soluzione dell’apertura a tappe del mercato è il frutto di un compromesso, che prevede un gestore credibile delle rete, una forte autorità di regolazione ed una liberalizzazione parziale, nella prima fase, a partire da un consumo annuale di cento megawatt/ora (invece di mille). Un compromesso, insomma, che contiene il minimo indispensabile per rispettare la volontà popolare ed ottenere il consenso dalla sinistra. Il Parlamento deve però approvare anche la legge sulle installazioni elettriche (Lie), così da permettere una regolamentazione in tempi stretti del commercio transfrontaliero di energia elettrica. L’obiettivo è di garantire la sicurezza di approvvigionamento e il mantenimento del ruolo di piattaforma per l’interscambio di energia elettrica svolto dalla Svizzera nel contesto europeo. Infine, altre proposte di politica energetica per mantenere la competitività dell’energia idroelettrica e rafforzare la produzione di elettricità a partire da altre fonti rinnovabili, dovranno essere realizzate soprattutto attraverso misure volontarie dell’economia. Se a medio termine tali obiettivi non dovessero essere raggiunti, ulteriori provvedimenti potranno promuovere le energie rinnovabili. Molte di queste proposte sono confluite nel messaggio e nel progetto di legge sull’approvvigionamento elettrico.

Pubblicato

Venerdì 16 Settembre 2005

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