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Non si governa lo Stato come un'impresa

di

Claudio Origoni
Il 1° maggio è festa grande per i socialisti. Da più di cento anni a questa parte, a primavera appena iniziata, «il popolo del lavoro si riappropria del proprio tempo, per un giorno»: così il Manifesto. Temi in discussione per il 1° maggio i superstipendi dei manager e il dumping salariale. Così titolava il Corriere del Ticino all’indomani della festa. Le manifestazioni si sono svolte un po’ ovunque: a Zurigo, a Bienne, a Berna, ad Aarau e a Lucerna, a Soletta e anche a Bellinzona. Qualche momento di tensione, ma nessun disordine, ha ripetuto per ben tre volte il Corriere del Ticino. Quasi quasi sembrava rammaricarsene. Si sa, la forza dei luoghi comuni! Ho vissuto il 1° maggio in Montagna, nella regione del San Giorgio. Anche qui niente disordini. Nel paese, retto da una maggioranza di destra da molti anni, bandiere rosse alle finestre. Che sia effetto della polarizzazione? Alla manifestazione molto rosso, aria di primavera e atmosfera gioiosa. Presenti molti compagni e famiglie con bambini. Quelli della sinistra, che amo più degli altri perché, anche quando piangono, non se li porta via nessuno. Musica, raccolta di fondi, aperitivo. A proposito di bambini: li ho contati prima e dopo la festa – non si sa mai! – alla fine non mancava nessuno. Visto? All’incontro è intervenuto Bill Arigoni, uno dei due Robin Hood del corteo di Bellinzona. (Robin Hood era il fuorilegge che rubava ai ricchi per dare ai poveri. Uno che aveva capito che il miglior modo per aiutare i poveri è cercare di non diventare uno di loro.) L’altro, l’altro Robin Hood, era occupato altrove, chissà, forse stava raccogliendo quelli della foresta di Sherwood perché, per quanto risoluto, un Robin da solo serve a poco. L’idea di richiamare in vita Robin Hood è giusta. Viviamo in una società che produce ricchezza, molta, e molto mal distribuita. Era più che giusto parlare di finanze cantonali. Come dire, la logica dei conti. Non sarebbe ora che si tornasse alla politica? Lo stato non si governa come un’impresa, altrimenti saremo costretti a ripescare il vecchio concetto della proprietà come furto. (Attenzione: non sto dicendo che i padroni rubano. Anzi, non lo penso nemmeno, a condizione però che la smettano di farlo. Come vedete, vale per i padroni ciò che valeva per i socialisti craxiani.) È ora di tornare ai valori dell’umanesimo marxista: alla dignità della persona. Occorre ripensare all’uomo. Solo il politico lo può fare. Il direttore d’azienda, l’impresario, o l’amministratore, governano il presente: la contingenza (e la ricchezza); il politico deve pensare al futuro. Basta con i discorsi sul profitto, sul Pil. Basta ai tagli e al lavoro precario. Basta lista della spesa! La società ha bisogno di sviluppo, di lavoro, di conquiste sociali. La società ha bisogno di investimenti: nella scuola, nei servizi sociali, nella sanità. Ha bisogno di avere un’idea del domani e soprattutto di chiarezza. Prima o poi bisognerà pur distinguere gli investimenti dagli indebitamenti, no?

Pubblicato

Venerdì 13 Maggio 2005

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