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«Non potevamo impedirlo»

Le spiegazioni Paolo Bianchi, capo divisione sanità Dss.

di

Francesco Bonsaver

A Paolo Bianchi, direttore della Divisione della salute pubblica del Dss, abbiamo chiesto alcune delucidazioni su questa nuova forma di servizio di base.

 

«La legge sanitaria sottopone all’obbligo di autorizzazione “ogni struttura che distribuisce prestazioni sanitarie a pazienti degenti”, citando ad esempio ospedali, cliniche o case per anziani. L’interpretazione della norma potrebbe quindi lasciar intendere che un’autorizzazione preventiva può essere richiesta solo per una clinica in quanto tale e non anche per l’offerta di determinati servizi medici di supporto ai relativi pazienti. Nel caso concreto è pertanto persino dubbio che la società dovesse richiedere un’autorizzazione. Preciso che la società raggruppa una quindicina di medici che già operavano da anni all’interno delle due cliniche, in gran parte come liberi professionisti. È dunque improprio parlare di esternalizzazione visto che già ora i medici non sono dipendenti delle cliniche. Si tratta piuttosto di una nuova forma di organizzazione, che dovrebbe permettere un miglior coordinamento.


Sì, ora però la questione non riguarda più i soli medici, ma si allarga a un’intera squadra di anestesia, che comprende il corpo infermieristico.


È vero che in questo senso rappresenta una novità, perlomeno a livello ticinese. Modelli analoghi sono già adottati da anni in altri cantoni. Anche questi precedenti dimostrano che non vi sono i presupposti per poter impedire a priori questa diversa forma gestionale, nella misura in cui non vi sono elementi concreti per ritenere che la qualità della presa a carico e la sicurezza dei pazienti non siano garantite. Capiamo certo che una novità di questo genere possa suscitare dei timori. Proprio per questo motivo ci siamo avvalsi di un’interpretazione estensiva della legge sottoponendo la società ad autorizzazione. Ciò ha permesso, nel quadro di una procedura durata diversi mesi, di richiedere e verificare a priori il rispetto di determinate regole, ad esempio in merito al mansionario del direttore sanitario o alla copertura assicurativa per la responsabilità civile. Per quanto riguarda il personale e i timori di possibili rinegoziazioni al ribasso dei salari, abbiamo poi accertato che Hospita ha sottoscritto il contratto collettivo di lavoro delle cliniche private; le condizioni di lavoro rimangono quindi invariate.


E se i medici dovessero cambiare?


I requisiti professionali per poter operare come medici dipendenti di Hospita sono gli stessi che valgono per l’esercizio a titolo indipendente ed individuale della professione. Hospita potrà quindi assumere in futuro solo medici con libero esercizio e titolo di specialità.


Chi controllerà in seguito il rispetto delle regole?


Come per l’esercizio di ogni altra attività sanitaria anche Hospita è sottoposta a vigilanza. A esercitarla sarà l’Ufficio del medico cantonale, che può ispezionare la struttura in ogni momento e senza preavviso nonché ordinare i provvedimenti per ristabilire la conformità con i requisiti di qualità. Queste competenze sono peraltro state esplicitate nell’autorizzazione.

Pubblicato

Giovedì 23 Aprile 2015

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